Wednesday, October 15, 2014

Le nostre parole chiave / giovanissimi Jesina Calcio 2014/2015 - 3° parte : le parole chiave collaborative

Le parole chiave che ho definito "collaborative" individuano le forme di collaborazione fra due o più giocatori in fase di possesso , ovvero le combinazioni di passaggio e smarcamento.

Per la stagione in corso ho proposto ai ragazzi le seguenti forme di collaborazione , per comodità di seguito le ho divise in base al numero di giocatori coinvolti :

- combinazioni a 2 giocatori :
1) appoggio lungo-corto
2) appoggio corto-lungo
3) sostegno e scarico
4) dai e vai
5) sovrapposizione
6) taglio
7) filtrante

- combinazioni a 3 giocatori :
8) sovrapposizione a 3 o sovrapposizione corto-corto-lungo
9) interscambio

combinazioni a 4 giocatori :
10) corto-corto-lungo con passaggio sul quarto uomo



Un aspetto interessante può essere la progressione didattica di queste proposte , ovvero la successione con cui vengono proposte durante la programmazione annuale. Per questa stagione ho deciso di procedere come segue :

1) gli smarcamenti lungo-corto , corto-lungo e a sostegno sono state proposte già dai primi allenamenti , nel mesociclo dedicato al passaggio e alla ricezione , alla ricerca del possesso palla , come pure l'attitudine a cercare il passaggio filtrante

2) segue poi un mesociclo in cui ho proposto una serie di finte per l'1c1 ( iniziando a proporre un set limitato di finte e cambi di direzione del Coerver Coaching , di cui parlerò a proposito delle "parole chiave tecniche" )

3) le forme di collaborazione dai e vai , sovrapposizione e taglio possono a questo punto essere ntrodotte come "alternative al dribbling" in situazione 2c1 .

In particolare ho voluto stimolare i ragazzi ad accorgersi di come il difensore si trova in difficoltà se , una volta puntato ,  l'avversario senza palla gli effettua una sovrapposizione , un taglio o si propone per il dai e vai col portatore.

La difficoltà è dovuta al fatto che , se nell'1c1 il difensore deve opporsi solo alla finta e al dribbling ( ed eventualmente al tiro se ci si trova in prossimità della porta ) , nel 2c1 le soluzioni da contrastare sono almeno due : dribbling o passaggio ( che a sua volta può essere svolto secondo diverse combinazioni collaborative fra i due attaccanti ) .

Questa difficoltà essere colta dal portatore di palla e sfruttata a proprio favore, scegliendo fra dribbling e passaggio la soluzione che trova il difensore maggiormente impreparato.

Il caso classico è quello della sovrapposizione che , come si suol dire "porta via l'uomo" , per cui il portatore di palla si trova a puntare la porta indisturbato.

4) una volta "metabolizzate" le forme di collaborazione a 2 giocatori , ho introdotto le forme di collaborazione a 3 e 4 giocatori : sovrapposizione a 3 giocatori o corto-corto-lungo , corto-corto-lungo con giocata sul 4° uomo e interscambio .

5) nella seconda parte della stagione , in cui tutte queste 10 forme di collaborazione siano pienamente padroneggiate dagli allievi , ho proceduto ad ulteriori distinzioni , facendo notare in particolare che :

- il sostegno può essere dato sia in forma "sostegno a seguire" (3A) e "sostegno ad abbassarsi" (3B detto anche "vertice" da Massimo De Paoli  )
- l'interscambio può essere fatto sia fra due giocatori che si trovino disposti in verticale , con quello in posizione più avanzata che viene sul corto e quello in posizione più arretrata che va sul lungo , ( interscambio solitamente definito "pendolo" , 9A ) , sia fra due giocatori che siano disposti più o meno sulla stessa linea ( incrocio , 9B ).

Con queste 2 distinzioni le forme di collaborazione conosciute dai ragazzi a fine stagione diventano almeno 12. I termini "pendolo" e "incrocio" non sono casuali : chiunque conosca ad esempio i movimenti tipici del sistema 4-4-2 saprà che il "pendolo" è il classico movimento che si viene ad effettuare fra i due mendiani mentre l'incrocio è il classico movimento che si viene a creare fra i due attaccanti.

Faccio notare come in tutti questi post dedicati alle parole chiave non si è mai parlato di sistemi di gioco. Non è un caso. A moduli e schemi di gioco sono stati anteposti i "principi" di gioco e in un due post successivi vorrei provare a spiegare i vantaggi di questo approccio , che anticipo qui a grandi linee :

- una volta introdotte le parole chiave spaziali e collaborative , si possono codificare in modo quasi immediato tutti gli sviluppi di un qualsiasi sistema di gioco come semplice combinazione di queste parole chiave ( nel post in questione si prenderà per esempio il sistema 4-3-3 ) , senza dover ricorrere a noiose e poco edificanti "partite ombra" 11c0 , metodo che ancora persiste nelle categorie del settore agonistico , in particolare allievi e juniores.

-  l'uso delle parole chiave può essere quindi impiegato proficuamente dagli esordienti ( in cui il sistema di gioco adottato è piuttosto secondario ) agli allievi ( in cui invece ci si avvicina al calcio dei grandi e affrontare i dettagli dei vari sistemi di gioco inizia ad essere importante ) . Scremando le parole chiave collaborative , limitandosi ad esempio a quelle che coinvolgono due giocatori , esse possono essere proposte già dal 2° e 3° anno della categoria pulcini , in cui il 2c1 resta fra le situazioni di gioco più proposte.

Queste considerazioni hanno una conseguenza ambiziosa : in una società in cui si abbia il coraggio di usare lo stesso linguaggio dai pulcini agli allievi , modulandolo per difficoltà nelle varie categorie ma mantenendo il metodo per un sufficiente numero di stagioni , ci si potrebbe trovare con giocatori della categoria allievi a cui la proposizione degli sviluppi di un qualsiasi sistema di gioco risultino come immediata applicazione dei concetti che ha imparato a padroneggiare nelle categorie precedenti.

Un obiettivo quasi utopico , ma che vale la pena di tentare.



Tuesday, October 14, 2014

Le nostre parole chiave / giovanissimi Jesina Calcio 2014/2015 - 2° parte : le parole chiave spaziali

Come spiegato nel post precedente , le parole chiave "spaziali" descrivono una porzione di campo , proprio come il castello , la zona di costruzione , la zona cieca e le fasce definite da Massimo De Paoli .

A mia volta ho però scelto di apportare qualche modifica alla suddivisione "classica" : le fasce le chiamamo "ampiezza" , perché richiamano immediatamente il concetto di "aprire" o "andare in ampiezza" che definirò nel post dedicato alle parole chiave "situazionali".

Delle due linee che delimitano il "castello" di De Paoli, quella dei difensori e dei centrocampisti avversari , ho scelto di focalizzare maggiormente l'attenzione dei ragazzi sulla linea difensiva.

Vorrei che i miei giocatori si abituino ad attaccare lo spazio "dietro la linea" ovvero la "profondità dietro la linea". Quindi anziché la "zona cieca" di De Paoli , ho circoscritto la forma di un cono che si apre a partire dalla porta. Il concetto che vorrei trasmettere è che , una volta ricevuta palla in quel cono si può concludere direttamente . E' la soluzione più pericolosa , quella da preferire se la disposizione degli avversari permette di arrivarci.

Meno pericoloso è concludere con un cross dalla fascia o da quella zona dietro la linea dei difensori che però esce dal cono suddetto. Da entrambe queste zone sarà necessario un ulteriore passaggio prima di concludere.

Ho quindi introdotto una ulteriore zona rispetto al metodo de Paoli che ho definito "ampiezza dietro la linea". Un giocatore che riceve palla in "ampiezza dietro la linea" ha già in qualche modo aggirato la linea difensiva e deve solo rimettere in mezzo l'ultimo passaggio per qualche compagno che possa concludere a rete.

Ancor meno pericoloso per gli avversari è invece un cross eseguito dalla semplice "fascia" senza aver ricevuto palla oltre la linea. Si tratterà del classico "cross" , che sia dalla tre/quarti campo o dal fondo campo con la linea difensiva schiacciata dentro l'area , senza cioè che vi siano spazi da attaccare alle spalle.

Volendo riassumere quanto espresso si può usare il concetto definito dagli anglosassoni "killer pass" o "ultimo passaggio" : se riesco a mettere un compagno in "profondità dietro la linea" questi è già nelle condizioni di concludere a rete e trattasi di "killer pass". Se invece metto palla al compagno "in ampiezza dietro la linea" non si tratta di "killer pass" in quanto sarà necessario un ulteriore passaggio prima di mettere qualche compagno in condizioni di concludere.



Se il focus è quindi sulla linea difensiva , quello che de Paoli definisce castello sarà per i miei giocatori lo spazio "davanti la linea" o "di rifinitura" : lo scopo è abituarli a pensarla come la zona da conquistare per "rifinire" l'inserimento in profondità , il "killer pass" ( magari un "filtrante" secondo una parola chiave collaborativa che definirò nel prossimo post ) .

Il concetto che vorrei trasmettere è che è molto più faticoso ( ma altrettanto più "soddisfacente" ) servire un inserimento "dietro la linea" con una "rifinitura" che con un lancio dalla "zona difensiva" o "di costruzione" , soluzione comunque da non condannare se frutto di una precisa scelta tattica dell'allievo che vede la difesa avversaria disposta male, tale da permettere l'immediato attacco della profondità anche con un lancio.

Il termine utilizzato per la zona prima dei centrocampisti avversari è invece indifferente : zona "di costruzione" va benissimo perché rende l'idea della zona dove inizia l'azione manovrata , che come detto sopra deve essere nel settore giovanile la regola e non l'eccezione.

Tuesday, October 7, 2014

Le nostre parole chiave / giovanissimi 2014/2015 - 1° parte

L'utilizzo delle parole chiave , cioè di un linguaggio condiviso ed univoco fra istruttori e allievi , è uno strumento didattico fondamentale per il mio modo di intendere la formazione dei giovani calciatori. In questa serie di post vorrei mostrare come è stato applicato ai giovanissimi della Jesina Calcio nella stagione 2014/2015 . 

Il merito dell'aver introdotto questa forma di linguaggio e di didattica nel calcio giovanile va a Mister Massimo De Paoli , cui va pure riconosciuto il merito di aver sollecitato gli istruttori a sperimentare e trovare ciascuno le parole chiave più adatte alla propria idea di calcio , ai principi che si intendono trasmettere ai propri allievi.

Quanto segue è quindi la "mia" interpretazione dell'incipit di De Paoli , dopo circa 10 anni di revisioni e adattamenti alle risposte sul campo , alle caratteristiche dei gruppi che andavo ad allenare , alle nuove proposte che ho recepito nei vari momenti di aggiornamento e formazione. Altro contributo da cui ho tratto ispirazione sono i lavori del Prof. Giorgio Molon ( seguiranno i link e i riferimenti ).

Fatte queste doverose premesse , nella stagione 2014/2015 , allenando gruppo che ho potuto valutare al termine della stagione precedente , ho scelto di ricorrere alle seguenti parole chiave , che per semplicità ho suddiviso in 5 categorie e che affronterò una ad una nei post successivi :

1) parole chiave "spaziali" : descrivono una porzione di campo , proprio come il castello , la zona di costruzione , la zona cieca e le fasce definite da De Paoli ; a mia volta ho però deciso di apportare qualche modifica alla "suddivisione classica" del metodo Castello , per i motivi che descriverò nel prossimo post.

2) parole chiave "collaborative" : sono termini che individuano le forme di collaborazione fra due o più giocatori in fase di possesso , ovvero le combinazioni di passaggio e smarcamento. Ho individuato le seguenti combinazioni , anch'esse verranno descritte dettagliatamente in un post successivo :

2.1) appoggio lungo-corto
2.2) appoggio corto-lungo
2.3) sostegno
2.4) dai e vai
2.5) sovrapposizione ( a 2 giocatori )
2.6) taglio
2.7) filtrante
2.8) interscambio
2.9) sovrapposizione corto-corto-lungo ( a 3 giocatori )
2.10) corto-corto-lungo con passaggio sul quarto uomo

Come detto in precedenza , l'ispirazione per la definizione di parole chiave "collaborative" , la devo all'articolo "Educazione alla collaborazione situazionale" presentato dal Prof. Giorgio Molon al meeting dell'associazione "Non solo Vincere" di Treia (MC) nel 2004 e al suo "Manuale del Settore Giovanile" , Edizioni Nuova Promos .

3) parole chiave "situazionali" : si tratta di parole chiave che aiutano l'allievo a riconoscere la situazione di gioco , in base alla disposizione di compagni e soprattutto avversari ( al punto che si potrebbero anche definire parole chiave "percettive ) . Le due principali sono "chiuso" e "aperto" . Si ha una situazione di "chiuso" quando il portatore di palla si trova di fronte a ad almeno due avversari che si danno copertura reciproca . Si ha una situazione di "aperto" quando il portatore di palla ha di fronte nessun avversario , un solo avversario o due avversari distanti fra loro che non si danno reciproca copertura .

Per ciascuna di queste situazioni si propongono all'allievo soluzioni diverse : di fronte ad una situazione di "chiuso!" il portatore di palla dovrà possibilmente "aprire in ampiezza" oppure "scaricare sul sostegno".

Di fronte ad una situazione di "aperto!" senza avversari sceglierà se avanzare o passare subito in verticale verso un appoggio ( avanza! o appoggio! ) , di fronte ad una situazione di "aperto" con un solo avversario di fronte sarà preferibile che scelga di "puntare" ( punta!) , di fronte ad un "aperto" con avversari larghi potrà cercare un filtrante ( filtrante! ) .

4) parole chiave "di non possesso" : le parole chiave di non possesso descrivono i comportamenti individuali e collettivi da tenere in fase di non possesso. Ho scritto in post precedenti  come vorrei che si comportassero i miei allievi in fase di non possesso : dando pressione , copertura e marcatura se l'obiettivo è "difendere per difendere" cercando "contrasto" ( attacca! ) e "intercetto" ( intercetta! ) se l'obiettivo è "difendere per attaccare" ovvero pressare e riconquistare il possesso palla.

5) parole chiave "tecniche" : le parole chiave "tecniche" sono infine una codifica condivisa di gesti tecnici utili per la parte analitica e situazionale dell'allenamento , più che delle vere e proprie parole chiave intese "alla De Paoli" , cioè da utilizzare fra mister e ragazzi anche durante la partita.

Ispirandomi al Coerver Coaching per buona parte dell'insegnamento tecnico , molti di questi termini sono mutuati dal metodo Coerver .

E' improbabile e poco utile che , avendo codificato con un determinato nome una finta o un cambio di direzione , si suggerisca all'allievo in partita quale finta o cambio di direzione utilizzare. E' invece importante che il ragazzo abbia conosciuto e automatizzato il gesto al punto da ritenersi sufficientemente sicuro da applicarlo in situazione di gara.

Perciò avere un linguaggio condiviso anche per questi aspetti introduce una "sistematizzazione" dell'insegnamento tecnico che a mio parere è un po' carente nei settori giovanili italiani ( ed è forse fra le cause di quell'impoverimento tecnico cui oggettivamente abbiamo assistito negli ultimi anni ).


Saturday, November 20, 2010

La presa di posizione dalla tattica individuale alla tattica collettiva - Seduta di Allenamento per le società affiliate Ascoli Calcio

La serie di 6 post che ho scritto sul blog riguardanti la "presa di posizione" sono confluite in una seduta di allenamento , che ho proposto presso le società affiliate dell'Ascoli Calcio in qualità di coordinatore delle società affiliate delle Marche per la stagione 2010/2011.


La seduta si può scaricare dal portale alleniamo.com cliccando qui o sull'immagine sottostante.





Probabilmente ci sarà un seguito di post che confluirà in una seconda seduta : mentre infatti tutti gli accorgimenti mostrati in questo articolo sono orientati ad impedire agli avversari di segnare ( potremmo dire difendere per difendere ) , vanno poi proposti gli accorgimenti per il recupero del possesso palla e la transizione , concernenti i fondamentali dell'intercetto e del contrasto , che potremmo definire difendere per attaccare.

Come parole chiave per stabilizzare la capacità di difendere per difendere ho scelto pressione ( riferito alla posizione che deve prendere il difendente rispetto al portatore di palla ) e copertura ( riferito alla posizione che deve prendere il compagno di colui che va in pressione rispetto a portatore di palla , al compagno stesso e ad altri avversari presenti nell'azione ).

In particolare , nell'ultima parte della seduta ( la situazione 4c4 ) ho voluto evidenziare come , una volta appresi e stabilizzati in situazione 2c2 i concetti di pressione e copertura , anche collaborazioni più complesse all'interno di un reparto o fra reparti ( diagonali , triangoli o piramidi difensive , spezzare la linea difensiva ) risultano quasi naturali .

Si tratta di una precisa scelta didattica che va "dal semplice al complesso" , che ritengo sia molto più efficace di un approccio "top-down" che cali dall'alto diagonali , piramidi difensive e distanze fra reparti come verità rivelate che i ragazzi devono accettare senza spirito critico. Come una precisa scelta didattica è quella di insegnare prima a "difendere per difendere" e solo successivamente introdurre il concetto di "difendere per attaccare".

Gli atteggiamenti sono infatti in qualche modo opposti : si pensi al difensore che nella propria tre/quarti va in pressione togliendo spazio al portatore di palla temporeggiando l'attaccante che , invece , nella tre quarti opposta va a contrasto sul difensore per recuperare palla.

Proporre contemporaneamente i due atteggiamenti rischierebbe solo di aumentare eccessivamente il carico cognitivo dei ragazzi generando confusione. E' molto più efficace una periodizzazione tattica , altrimenti sarebbe come proporre le moltiplicazioni a bambini che non hanno ancora imparato le addizioni.

Parafrasando un noto proverbio , potremmo dire che nel calcio giovanile l'allenatore frettoloso rischia di fare giocatori ciechi.


Sunday, July 26, 2009

La presa di posizione 6° parte : dall'inferiorità numerica alla copertura reciproca

Continuiamo il nostro viaggio nei fondamentali della presa di posizione ( qui il riepilogo delle puntate precedenti : 1 , 2 , 3 , 4 , 5 ) e , come di consuetudine ormai , vediamo come quanto imparato nella seduta di allenamento precedente può essere propedeutico per il gradino successivo.

Parliamo ad esempio di come un difensore debba dare copertura ad un proprio compagno di reparto. In un post precedente si era già parlato di sfuggita dell'argomento , mostrando come questo principio possa essere proposto già dalle categoria dei più piccoli , seppure en passant , ovvero limitandosi ad un accorgimento "logistico" nell'esecuzione di esercitazioni 1c1.

Ora è il caso di addentrarsi più specificamente nel problema ( ricordo che stiamo parlando di categoria esordienti 2° anno ) e vediamo come può tornarci utile quanto appreso nella seduta precedente , dove i nostri ragazzi hanno imparato ad affrontare avversari in inferiorità numerica , tipicamente 1c2.

Hanno infatti imparato che :
a) l'avversario più pericoloso è il portatore di palla e devono interporsi fra questi e la porta
b) devono farlo tenendo sempre presente anche la posizione dell'avversario senza palla , in modo da :
b1) intercettare l'eventuale passaggio
b2) riposizionarsi in traiettoria avversario-porta qualora questi riceva il passaggio da parte del portatore di palla.

Ma se hanno imparato ad affrontare due avversari in situazione 1c2 a maggior ragione sapranno applicare i principi appresi in situazione 2c2. Partiamo proprio dalla situazione 2c2 in figura e chiamiamo A1, A2 , D1 , D2 rispettivamente i due attaccanti e i due difensori.
Concentriamoci sul difensore D2 , quello che non affronta direttamente il portatore di palla (A1) ma marca A2:
a) se ci fossimo fermati alle prime sedute sulla presa di posizione individuale ( 1° puntata ) , si posizionerebbe in un qualsiasi punto lungo la traiettoria fra l'avversario senza palla (A2) e la porta ; per semplicità abbiamo individuato tre possibilità : D2' ( davanti al compagno ) , D2'' ( in linea col compagno ) e D2''' ( dietro al compagno );

b) nella lezione precedente , però , il nostro difensore D2 dovrebbe aver imparato che l'avversario più pericoloso è il portatore di palla e che per ostacolare questi può deviare leggermente dalla traiettoria avversario senza-palla porta , a patto di poter intercettare il passaggio e/o riposizionarsi lungo tale traiettoria non appena l'avversario senza palla riceva il passaggio
c) non potendo escludere la possibilità che il portatore ( avversario più pericoloso ) salti in dribbling il proprio compagno , dovrà prevedere la possibilità di ritrovarsi in situazione di inferiorità numerica e quindi comportarsi come visto nella puntata precedente.


Per quanto detto ai punti b) e c) , fra le tante traiettorie avversario senza palla - porta , sceglierà quindi quella che gli permetterà di posizionarsi qualche metro dietro il compagno in modo da trovarsi sulla traiettoria portatore-porta qualora questi venga saltato , ovvero in posizione D2'''. Meglio ancora se devia un po' dalla traiettoria A2-porta , come in figura. La posizione ivi indicata mette in atto proprio il concetto di copertura.


Per spiegare questi concetti , può risultare utile una variante all'esercitazione 1 della puntata precedente. Dal 2c1 con difensore passivo al 2c2 con difensori passivi.

Esercitazione 1. 2c2 con difensori passivi. A centrocampo si posizionano due attaccanti , di cui uno in possesso palla ; di fronte a loro , a pochi metri ci sono due difensori che devono prendere posizione : il difensore più vicino alla palla va in pressione sul portatore , il compagno gli da copertura cercando di marcare "a distanza" l'attaccante senza palla ( posizionamento lungo la traiettoria avversario senza palla - porta o comunque nei pressi della stessa , in modo da frapporsi quando questi riceverà palla).


Analogamente al post precedente , si possono prevedere due step per questa esercitazione : prima con gli attaccanti che si passano la palla sul posto , poi in avanzamento con conclusione a rete.

Il terzo step , che è la naturale evoluzione dell'esercizio , è ovviamente il 2c2 con difensori attivi , magari prevedendo diverse posizioni di partenza per gli attaccanti in modo da stimolare i difensori rispetto a tutte le possibili situazioni che possono incontrare in situazione di gara.

Friday, July 24, 2009

Quale approccio alla tattica collettiva nel settore giovanile? L'individuo ( e il suo pensiero tattico ) sempre al centro.

Chiuso il sondaggio sui fuoriquota nelle categorie dilettantistiche , ne propongo subito un altro che riguarda l'approccio all'insegnamento dei principi di tattica collettiva in fase di possesso palla nel settore giovanile.

I due approcci opposti rispetto ai quali ho chiesto di prendere posizione sono sostanzialmente due :

1) l'approccio orientato alla soluzione ( solution-oriented ) ( passatemi i termini , presi a prestito dalla mia formazione ingegneristica più che da un corso di scienze motorie ! ) , che per brevità ho definito analitico , che consiste nell'indicare ai ragazzi movimento per movimento quello che dovrà essere lo sviluppo del gioco. L'esercizio principe di questa metodologia è la partita 11c0 , dove la squadra prova gli sviluppi di gioco in assenza di avversari. Il rischio di questo approccio è , secondo me , che i giocatori diventino dei burattini manipolati filo per filo dall'allenatore. Il pensiero tattico individuale è quasi annullato , il ragazzo si limita a mettere in pratica quanto proposto ( o imposto? ) dal mister. Peccato che poi in partita ci siano anche gli avversari , che non sempre "sono d'accordo" nel far riuscire lo schemino tanto amato dal mister..

2) l'approccio orientato al problema ( problem-oriented ) , che ho definito per brevità approccio globale , che consiste nel proporre lo sviluppo di gioco desiderato come una soluzione ad un problema. Il metodo esalta la sequenza di processi che secondo me sta alla base di qualunque sport di squadra ( e anzi di qualunque sport che prevede la partecipazione di un avversario ) : a) percezione della situazione di gioco --> b) elaborazione della soluzione più opportuna --> c) realizzazione motoria della soluzione .

Ovviamente , per non essere troppo manicheo , ho anche previsto l'opzione 3 , ovvero un metodo misto che combini gli aspetti positivi del primo e del secondo approccio. A voi la parola.

Friday, July 3, 2009

La presa di posizione 5° parte : l'inferiorità numerica

Se le nozioni impartite nelle sedute di allenamento precedenti ( 1 , 2 , 3 e 4 ) sono state recepite correttamente , insegnare ai ragazzi come prendere posizione in situazione di inferiorità numerica dovrebbe risultare abbastanza intuitivo. Consideriamo ad esempio la situazione di inferiorità più semplice , il 2c1 :

1) c'è un portatore di palla , solitamente in guida della palla fronte alla porta , e si è imparato come affrontarlo

2) c'è un giocatore non in possesso palla ( più di uno nel caso di 3c1 ) , che sarà oggetto di un potenziale passaggio. Nelle sedute precedenti si è spiegato anche come affrontare un avversario senza palla :

2a) se la palla è vicina e il rischio di un passaggio è concreto , posizionarsi sulla traiettoria avversario-porta orientandosi in modo da vedere contemporaneamente palla e avversario
2b) se la palla si trova sul lato forte e l'avversario sul lato debole si può anche stringere verso il lato forte , a patto di tenere una posizione che permetta di portarsi lungo la traiettoria avversario-porta quando questi riceverà palla ( ad esempio con un cambio di gioco ).

E' chiaro che in condizione 1c2 stringere verso la palla diventa fondamentale : il portatore è l'attaccante più pericoloso e quindi deve essere l'oggetto principale di attenzione, ma si deve comunque tenere presente la posizione del giocatore senza palla. Si dovrà essere in grado:

a) di intercettare il passaggio

oppure

b) di trovarsi sulla traiettoria fra la porta e il nuovo portatore di palla, in caso di passaggio riuscito.

Vediamo di tradurre quanto detto finora in qualche esercitazione , che scopriremo potranno rivelarsi anche uno straordinario insegnamento di tattica collettiva in fase di possesso palla , utile ad aprire la mente ai ragazzi anche su concetti quali l'ampiezza , lo sfruttamento della superiorità numerica , la sovrapposizione , il taglio , ecc ecc

Esercitazione 1. 2c1 con difensore passivo. A centrocampo si posizionano due attaccanti , di cui uno in possesso palla ; di fronte a loro , a pochi metri c'è un difensore che deve prendere posizione coprendo lo specchio della porta al portatore di palla orientandosi in modo da vedere anche l'attaccante senza palla. Ad ogni passaggio fra i due attaccanti il difensore si riposiziona interponendosi alla porta rispetto al portatore di palla. Per questo stesso esercizio si possono prevedere due step :

1° step) passaggi sul posto fra gli attaccanti. La situazione è chiaramente molto semplice , ma permette al difensore sia di comprendere l'esercizio sia di valutare la giusta distanza da tenere. Detta P la porta A1 il 1° attaccante e A2 il secondo attaccante , per ovvie considerazioni geometriche è chiaro che se A1 e A2 giocano stretti ( figura 1 ) il difensore potrà tenere una distanza più ravvicinata riuscendo ugualmente a spostarsi fra le traiettorie A1-P e A2-P ad ogni passaggio. Se invece A1 e A2 giocano più larghi ( figura 2 ) la distanza da tenere sarà maggiore , perché avvicinarsi troppo al portatore significherebbe essere tagliati definitivamente fuori in caso di passaggio. Già questo 1° step dovrebbe essere un suggerimento per gli attaccanti sui vantaggi di dare ampiezza al fronte di attacco.
Figura 1

Figura 2


2° step) dopo alcuni passaggi sul posto gli attaccanti cominciano ad avanzare continuando a passarsi la palla. Arrivati nei pressi dell'area , se il portatore di palla ha lo specchio della porta libero conclude a rete.


Esercitazione 2 : 2c1 con difensore attivo : si lasciano gli attaccanti liberi di muoversi e mettere in difficoltà il difensore come credono. Queste esercizio è anche un test sul grado di maturazione tattica dei propri attaccanti : se continueranno a muoversi paralleli , senza neanche allargarsi , il difensore potrà avere vita facile a coprire costantemente lo specchio della porta. Se invece gli attaccanti posseggono un minimo di pensiero tattico , per il difensore sarà molto molto dura.

Nel caso in cui le capacità tattiche degli attaccanti siano limitate , sarà il caso di proporre alcuni suggerimenti per mettere in difficoltà il difensore. La prospettiva si ribalta e , dal punto di vista degli attaccanti , la questione diventa come mettere più in difficoltà possibile un difensore in situazione 2c1.

suggerimento 1 : allargare il fronte di attacco ( ampiezza ). I due attaccanti devono allontanarsi via via che si avvicinano alla porta , magari con l'ausilio di una fila di cinesini che funga da riferimento. Noteranno immediatamente come il riposizionamento del difensore sia via via più difficile , fino a che avranno lo specchio della porta libero per un tempo sempre maggiore.


suggerimento 2 : puntare il difensore per il passaggio o il dribbling. Nel 1° step dell'esercizio 1 abbiamo scritto che il difensore , per temporeggiare sul portatore e potersi riposizionare in caso di passaggio , ha interesse a mantenere fra sé e l'attaccante una certa distanza ( almeno finché , essendosi avvicinato troppo alla porta , non decida di tentare il contrasto e quindi il recupero della palla ). E' quindi interesse dell'attaccante puntare il difensore per ridurre questa distanza : se mentre il portatore punta l'altro attaccante si allarga , il tentativo di temporeggiamento del difensore fallisce e questi si vede costretto a tentare o il contrasto sul portatore di palla o l'intercetto dell'eventuale passaggio. Con un minimo di reazione e anticipazione delle mosse del difensore , il portatore di palla potrà scegliere se mandare in porta il compagno con un passaggio ( il difensore non fa più in tempo a recuperare ) oppure se dribblare il difensore ed andare in porta personalmente.


suggerimento 3 : sovrapposizione. Il portatore di palla serve il compagno e si sovrappone passandogli alle spalle. Per il difensore questa situazione può essere particolarmente difficile , perché se il giocatore senza palla si sovrappone all'esterno , per poter coprire entrambe le soluzioni ( portatore e attaccante senza palla ) il difensore rischia di farsi portare verso l'esterno , magari leggermente ma di quel tanto che basta per il portatore per trovare lo specchio della porta o per superare il difensore in dribbling.


suggerimento 4 : taglio. E' la situazione opposta all'ampiezza del suggerimento 2 , anche se si tratta di una scelta consapevole e non di una carenza tattica. L'attaccante senza palla , anziché allargarsi , stringe quasi a puntare il difensore per poi ricevere palla dalla parte opposta. Il taglio può avvenire:

a) dietro al difensore , che sarà in difficoltà perché non riuscirà a vedere contemporaneamente palla e avversario
b) davanti al difensore , che in questo caso va in difficoltà perché fra lui e il portatore di palla si trova per un istante anche l'altro avversario , che esercita quindi qualcosa di simile ad un "blocco" , permettendo al portatore di andarsene in porta palla al piede.

In entrambi i casi un'ulteriore arma a disposizione del difensore ( se si tratta di un 2c1 vero e proprio e non vi sono altri difensori che stanno recuperando in altre zone del campo ) può essere il fuorigioco : se il portatore ritarda il tempo del passaggio o l'attaccante senza palla taglia direttamente in profondità e non con un movimento "ad L" o a mezzaluna , avanzando un istante prima del passaggio il difensore può mettere l'attaccante in offside.

Per gli attaccanti , questa possibilità è uno stimolo a smarcarsi e a passare la palla ( o eventualmente dribblare ) con i tempi giusti.
Terminiamo le esercitazioni proposte eliminando ogni vincolo e facendo giocare liberamente i ragazzi come nel contesto di gara.

Esercitazione 3: minipartite 2c1 con giocatore jolly. : si compongono squadre di 2 giocatori ciascuna e per ciascun campo di gioco si prevede la presenza di un giocatore jolly che gioca con la squadra in possesso di palla. Uno dei due giocatori per ciascuna squadra svolge il ruolo del portiere : terminata l'azione avversaria il giocatore che svolgeva il ruolo di portiere diventa attaccante e chi ha fatto il giocatore di movimento diventa portiere. Se il difensore conquista palla senza che l'azione termini , si effettua immediatamente la transizione cercando di andare in goal con l'appoggio del giocatore jolly.

In figura è mostrata anche una possibile soluzione "logistica" per la creazione dei campi di gioco : uno più ampio con porte grandi ottenuto prolungando l'area di rigore , due più piccoli laterali ricavati nello spazio che va dalla linea dell'area di rigore al fallo laterale. L'obiettivo è quello di far eseguire un elevato numero di azioni 2c1 variando spazi e situazioni , per far maturare esperienza tattica e motoria che i ragazzi potranno riutilizzare nei diversi contesti di gara.

Saturday, June 20, 2009

Ciao Edo

Ciao Edo. Avevo deciso che per un po' era meglio restare solo e in silenzio, ma di fronte a tragedie come queste ti chiedi quanto debba durare il silenzio e probabilmente non c'è una misura che possa rispondere a questa domanda.

Ho sempre pensato che chi allena i giovani per vocazione non è mai solamente un tecnico , ma in fondo è anche un fratello maggiore ( non dico un secondo padre per rispetto verso l'immensa tragedia che stanno vivendo i tuoi genitori ) e si porta sempre dentro qualcosa dei ragazzi che ha allenato.




Di te già mi portavo dentro ( oltre alla tua gentilezza , alla tua educazione e alla tua bontà d'animo.. quante volte ti rimproveravo di essere troppo buono - agonisticamente parlando - anche in mezzo al campo e ora un po' me ne pento ) questo bel ricordo che , ironia del destino , avevo scelto per il banner di questo blog e come profilo di Facebook.. segno che ne andavo davvero fiero.

Un ricordo di un momento speciale , che già mi fece commuovere a suo tempo ( seppur mascherato dietro il mio carattere un po' burbero ) e che non mancherà di farmi commuovere in futuro ogni volta che la vedrò.

Ti confido un segreto , anche se dicono che le persone intimamente buone come te una volta che sono lassù non hanno più segreti : Mauro , che ti accompagnò al ristorante quel giorno , mi rimproverò di non aver mai indossato quella maglia. Lo sai , sono un burbero , e non ho mai avuto il coraggio di dirvi che , in realtà , quella maglia la custodisco gelosamente nel cassetto perché ho paura che , usandola e quindi dovendola lavare, si cancellassero le vostre firme.

Saturday, June 13, 2009

La presa di posizione 4° parte : l'avversario senza palla ( in condizioni di parità numerica )

Nei precedenti post di questa serie sulla presa di posizione si è parlato dei diversi modi di affrontare il portatore di palla. Dopo le esercitazioni proposte i ragazzi dovrebbero sapere come affrontare il possessore fronte alla porta ( 1° parte ) , quello spalle alla porta ( 2° parte ) e come saper discernere dinamicamente nel contesto di gara fra queste due situazioni ( il timing , 3° parte ).

Passando a considerare la presa di posizione rispetto all'avversario senza palla ( in condizioni di parità o superiorità numerica , quando cioè sul portatore di palla vi sia già almeno un compagno ) , la comprensione dovrebbe essere agevolata da quanto detto in precedenza : inanzitutto continua a valere il principio per cui il difendente deve trovarsi sempre nella traiettoria avversario-porta o per lo meno deve avere la certezza di potercisi trovare quando questi riceverà la palla.

Questo concetto è così fondamentale che , a mio parere , può e deve diventare una di quelle parole chiave condivise fra allenatore e giocatori che rendano immediata la comunicazione durante la partita : se chiedo ad un mio ragazzo che sta affrontando il proprio avversario diretto di mettersi in traiettoria capisce immediatamente di cosa stiamo parlando. Qualcosa di analogo succede per richiamare le diverse distanze da mantenere lungo questa traiettoria : in pressione significa ad una distanza di 1:1,5mt senza attaccare , attacca significa che si deve cercare il contrasto ( perché l'avversario seppure frontale è ormai troppo vicino alla porta ) o almeno il contatto ( situazione di spalle ).

Trovati i punti comuni con le situazioni precedenti , quali sono gli elementi di difficoltà introdotti da questa nuova situazione? Sostanzialmente tre :

1) che orientamento tenere
2) che distanza tenere dall'avversario
3) come comportarsi quando l'avversario sta per ricevere un passaggio

La prima domanda ha una risposta semplice : in tutti i casi tranne che in uno l'orientamento da tenere è quello che permette di vedere contemporaneamente palla e avversario. Il caso particolare è il cross da fondo campo o comunque all'indietro , caso in cui è impossibile vedere contemporaneamente avversario e pallone a meno di contravvenire al principio di interposizione fra avversario e porta ( figura 1 ). Poiché il principio di interposizione fra avversario e porta resta comunque prioritario , l'alternativa è quella che vediamo messa in atto dai tanti difensori esperti di cui la scuola italiana è maestra : si privilegia la vista della palla , ma la posizione dell'avversario viene seguita con il tatto. E' la classica indicazione che diamo ai nostri ragazzi di "sentire l'avversario" , ovvero di utilizzare il contatto braccio-petto per controllare continuamente i movimenti dell'avversario e comportarsi di conseguenza.




Per quanto riguarda la seconda domanda , la distanza da tenere dipende principalmente da due fattori :
a) la distanza dalla porta , ovvero la pericolosità della zona di campo in cui si trova a marcare : quanto più ci si avvicina alla porta , tanto più le distanze si devono accorciare , fino ad andare a diretto contatto in area di rigore.
b) la distanza della palla , ovvero quante probabilità ci sono che l'avversario senza palla riceva un passaggio e sia immediatamente pericoloso : è chiaro che quanto più l'avversario ha probabilità di essere servito in modo immediatamente pericoloso e tanto più lo si dovrà marcare da vicino.

Introducendo concetti come questi, anche se si sta spiegando la marcatura individuale e quindi non si sta affrontando la tattica collettiva , in realtà si stanno già abituando i ragazzi al dualismo fra marcatura e copertura tipica del gioco a zona. Si pensi ad esempio alla marcatura dell'avversario senza palla su lato debole , ovvero sulla fascia opposta a quella del portatore di palla : il giocatore per essere servito necessiterà di un cambio di un gioco , che richiede un certo tempo di esecuzione ( considerata anche la ricezione orientata da parte dell'avversario ). Il nostro difensore potrà stringere verso il lato forte, ma la distanza dovrà essere tale da permettergli di trovarsi immediatamente in traiettoria non appena l'avversario riceva palla e diventi il portatore. Ricordiamo che stiamo parlando di tattica individuale e non abbiamo ancora parlato di diagonali e di gioco a zona ( e personalmente non lo faccio né nella categoria giovanissimi né tantomeno in quella esordienti ) : risulta però intuibile come insegnare la diagonale a ragazzi che siano in possesso di questo bagaglio sulla presa di posizione è praticamente immediato : puoi stringere fino a portarti in linea con il penultimo difensore , ma bada bene che appena l'avversario sul lato debole riceve palla devi essere in grado di interporti fra lui e la porta.

Una simile introduzione graduale ai principi del gioco a zona come la diagonale ha l'enorme vantaggio che i ragazzi sanno perché stringono verso il lato forte e quindi sanno come farlo ( non è un incomprensibile dettame di tattica collettiva , come se fossero soldatini di un risiko a loro sconosciuto ): ovvero stringeranno di quel tanto che permetterà loro di trovarsi in traiettoria avversario-porta non appena l'avversario avrà ricevuto il cambio di gioco. Quante volte invece vediamo , anche nelle categorie degli adulti , terzini che stringono troppo con la conseguenza che l'avversario sul lato forte una volta ricevuta palla si trova direttamente in porta??

La terza questione è a sua volta strettamente dipendente dalla seconda : quanto più l'avversario si trova vicino alla porta e quindi potenzialmente pericoloso , quanto più si dovrà cercare l'intercetto o il contrasto. Se viceversa l'avversario si trova in una zona non pericolosa e quindi è marcato a distanza tale da non permettere l'intercetto , si potrà anche permettere che riceva palla riconducendosi così al problema di affrontare un portatore di palla come visto nei post precedenti.

Veniamo ora ad alcune esercitazioni mediante le quali insegnare i principi finora descritti. Sulla falsa riga delle esercitazioni di riscaldamento proposte negli articoli precedenti , un esercitazione di messa in azione che entri subito nell'obiettivo può essere la seguente :

esercitazione 1 : messa in azione a coppie : i ragazzi vengono divisi a coppie attaccante-difensore e corrono liberamente su una metà campo , svolgendo eventualmente andature preatletiche o skip. L'istruttore ( o un compagno ) guida la palla nella medesima metà campo. Al fischio dell'istruttore gli attaccanti si fermeranno sul posto e i difensori prenderanno posizione rispetto ai tre riferimenti :
a) portatore di palla ( istruttore )
b) avversario
c) porta

Osservando le posizioni assunte dai difensori , l'istruttore potrà correggere e spiegare gli eventuali errori , al limite anche passando la palla all'avversario del difensore che si è posizionato erroneamente , chiedendo di concludere l'azione 1c1.

Esercitazione 2 : 1c1 con passaggio proveniente da diverse posizioni. Su una metà campo vengono posizionati diversi cinesini , mentre l'istruttore in possesso della palla si posiziona in un altro punto della metà campo. A turno una coppia attaccante-difensore viene coinvolta a disputare un 1c1 , con l'attaccante che si posiziona su un cinesino e il difensore che , al fischio dell'istruttore dovrà prendere posizione rispetto ai riferimenti palla-porta-attaccante partendo da posizioni diverse ( dietro la porta , da una fascia , dalla metà campo ). Se l'attaccante vince l'1c1 e va alla conclusione senza segnare conquista 1 punto , se segna due punti. Se l'attaccante riceve palla ma il difensore vince l'1c1 , il difensore conquista 1 punto. Se il difensore intercetta palla prima che l'attaccante la riceva , conquista 2 punti.

Esercitazione 3 : 2c2 con partenza da diverse posizioni. Lasciando i cinesini sparsi per la metà campo come nell'esercitazione 2 , una coppia di giocatori ( attaccante in possesso palla e suo marcatore ) parte da un cinesino ed un altra coppia ( attaccante senza palla e suo marcatore ) da un altro cinesino. Al fischio dell'istruttore prende il via un normale 2c2 dove il 1° difensore si trova ad affrontare un avversario in possesso palla e l'altro difensore un attaccante senza palla. In caso di passaggio fra i due attaccanti dovranno o tentare l'intercetto oppure invertire i ruoli : chi attaccava il portatore prende posizione rispetto all'avversario senza palla , chi dava copertura e marcava l'attaccante senza palla va in pressione sul portatore.

Esercitazione 4 : partita con le fasce e lato debole interdetto ai difensori. Si gioca una partita con 3 zone longitudinali : una zona centrale e due fasce laterali. Quando la palla staziona in una delle due fasce , la squadra non in possesso palla deve lasciare libera la fascia opposta ( lato debole ). Osservazione : il marcatore di un eventuale attaccante che si trovi sul lato debole è tenuto ad "aspettare" l'attaccante lungo la linea di demarcazione della fascia sulla traiettoria attaccante-porta.

Nell'esercizio 3 si può iniziare ad introdurre modifiche alla presa di posizione intesa come nozione di tattica individuale per iniziare a guardare alla tattica collettiva. Il marcatore dell'avversario senza palla dovrà mettersi non solo in modo da potersi trovare sulla traiettoria attaccante-porta quando questi sarà in possesso palla , ma anche in modo da dare copertura al compagno che affronta l'attaccante in possesso palla , per prevedere la possibilità che questi perda l'1c1 e venga saltato. Ma questo argomento sarà l'oggetto delle prossime puntate.

Sunday, May 31, 2009

Allenamenti degli allievi regionali della Vigor Senigallia - Mister Corrado Capotondo

Quando questo sito è passato dal semplice blog su piattaforma blogger ( http://allenatorenelpallone.blogspot.com ) all'indirizzo www.allenatorenelpallone.info , l'obiettivo era quello di far diventare il sito un punto di incontro e di confronto fra tutti gli allenatori e gli operatori in generale del settore giovanile. Fra le varie idee in cantiere c'era una rubrica dove pubblicare le sedute di allenamento e le riflessioni di chiunque avesse voluto portare il contributo : una gradita e-mail di Mister Corrado Capotondo mi da l'opportunità di inaugurare questa sezione del sito.

Ricevo e pubblico 12 sedute molto interessanti svolte da Mister Capotondo con gli allievi regionali della Vigor Senigallia nella stagione 2008-2009 :


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Nel ringraziarlo , rinnovo l'invito a chiunque volesse dare il proprio contributo al confronto ad inviare sedute di allenamento , programmazioni e semplici riflessioni all'indirizzo ing.ciampichetti@(togliquesto)gmail.com . Ricordo inoltre che è ancora attivo il forum , che stenta a decollare ma che sono certo possa essere un utile strumento per confrontarci e arricchirci a vicenda.

Sunday, May 10, 2009

La presa di posizione - 3° parte : il timing

Nei precedenti post di questa serie sulla presa di posizione si è parlato dei diversi modi di posizionarsi rispetto al possessore di palla nel caso in cui esso sia fronte alla porta o spalle alla porta.

Come in ogni progressione didattica , queste prime esercitazioni miravano ad un obiettivo minimo : insegnare ai ragazzi a riconoscere le due diverse situazioni di gioco ( attaccante spalle alla porta e attaccante fronte alla porta ) e ad associare immediatamente il relativo comportamento da tenere.

Purtroppo ( o per fortuna ) , nella situazione reale di gara raramente capitano situazioni di gioco in cui applicare questa associazione per così dire statica , molto più spesso ci si trova in contesti dinamici dove l'avversario può cambiare la sua condizione da frontale a di spalle (e viceversa) in pochi istanti.

Una situazione tipica , ad esempio , è quella riportata in figura ( per comodità sono stati riportati solo la palla - o meglio il portatore di palla - il difensore e il suo diretto avversario , nelle esercitazioni successive saranno introdotti anche altri avversari e compagni) :
L'avversario spalle alla porta sta per ricevere palla e ci si potrà trovare nelle seguenti situazioni :

1) la distanza fra attaccante e difensore nel momento in cui parte la palla è sufficiente all'attaccante per voltarsi e puntare frontalmente il difensore
2) la distanza è tale che il difensore fa in tempo ad "accorciare" e portarsi a contatto con l'attaccante impedendogli di voltarsi
3) la distanza è minima e l'attaccante non si approssima con sufficiente velocità al portatore di palla e/o non protegge a sufficienza la palla.

Il ventaglio di soluzioni al problema da parte del difensore sono sempre le stesse ( posizione di guardia a distanza di sicurezza con indirizzamento dell'avversario , pressione di spalle a contatto con l'avversario e , solo qualora si sia certi di prendere la palla , l'anticipo ) : la difficoltà sta nel riconoscere il problema perché, che come dicevamo in precedenza, la situazione non è statica ( l'avversario fermo con la palla come nel gioco delle "sedie musicali" ) ma dinamica. Per di più i parametri che deve determinare il difensore per discernere in quale delle tre situazioni si trovi sono molti : distanza di partenza fra difensore e attaccante , velocità di trasmissione della palla , velocità con cui l'attaccante si sta avvicinando alla palla , velocità massima che l'attaccante è in grado di esprimere e velocità massima che il difensore è in grado di esprimere.

Una errata percezione della situazione può significare mandare l'uomo in porta. . Infatti può capitare che :

a) il difensore percepisce erroneamente che la distanza non sia sufficiente all'attaccante per voltarsi , si avvicina a grande velocità per portarsi a contatto ( soluzione al problema dell'attaccante voltato di spalle ) , ma questi fa in tempo a voltarsi e a sorprenderlo in velocità. In altre parole il difensore percepisce di trovarsi nella situazione 1 ma la situazione reale è quella descritta al punto 2

b) il difensore pensa di non essere sufficientemente vicino all'attaccante da potersi portare a contatto , lasciandogli la possibilità di voltarsi e puntarlo frontalmente ( il difensore percepisce di trovarsi nella situazione 2 , mentre in realtà la situazione reale è quella descritta al punto 1 ). Questo errore è generalmente meno grave del precedente , perché il difensore eccede in prudenza : l'attaccante ha comunque l'indubbio vantaggio di poter puntare frontalmente il difensore e dribblarlo , mentre spalle alla porta col difensore a contatto avrebbe molto più probabilmente optato per un passaggio di scarico.

c) il difensore pensa di poter anticipare l'attaccante , che invece è più veloce e lo taglia fuori ( il difensore percepisce la situazione 3 in luogo della situazione 2 ).

d) il difensore percepisce di trovarsi nella situazione 2 invece si trova nella situazione 3 : questo errore è quello che causa meno problemi alla squadra , perché in fondo si tratta soltanto di un mancato anticipo e quindi di un mancato recupero della palla. L'attaccante si trova comunque voltato di spalle con un difensore a contatto e difficilmente potrà rendersi pericoloso. Per questo motivo dico ai miei ragazzi che l'anticipo ( soprattutto sulla propria tre/quarti ) va tentato solo se si è certi di intercettare la palla.

La capacità di riconoscere il problema ed associare la giusta soluzione è un mix di di esperienza , percezione e capacità coordinative che solo in parte si possono insegnare , perché in parte faranno sempre parte del bagaglio genetico del ragazzo , del suo intuito e della sua predisposizione.

Possiamo comunque provarci con esercitazioni come quella mostrata in figura ( l'esercitazione si svolge in parallelo su due gruppi , sia sulla fascia destra che su quella sinistra ) :
Situazione 1c1 con attaccante che parte spalle alla porta : Un centrocampista C esegue uno slalom in guida della palla su dei conetti , terminato il quale l'attaccante A , che parte dal lato più lontano del quadrato di gioco , si farà incontro per ricevere palla. Il difensore D parte alle spalle di A secondo tre differenti distanze determinate da tre differenti cinesini ( che per comodità potranno essere di 3 colori diversi ). L'obiettivo è superare il difensore ed entrare in guida della palla in una delle due porticine : il goal sulla porticina interna vale 3 punti , quello sulla porticina esterna vale 1 punto. Ovviamente l'istruttore chiamerà di volta in volta la partenza da uno dei 3 cinesini per far variare continuamente il tempo e lo spazio che deve percepire il difensore.

variante 2c1 : se i difensori sono così bravi che l'attaccante raramente riesce a voltarsi , si può far partecipare al gioco anche il centrocampista C , creando così un 2c1. Si possono ad esempio assegnare : 4 punti se l'attaccante riesce a fare goal nella porticina interna senza appoggiarsi al centrocampista , 3 punti se riesce a fare goal nella porticina interna aiutandosi col centrocampista , 2 punti se riesce a fare goal nella porticina esterna senza appoggiarsi col centrocampista , un punto se riesce a fare goal nella porticina esterna appoggiandosi col centrocampista.

Tuesday, April 14, 2009

La presa di posizione - 2° puntata : 1c1 con attaccante fronte alla porta e 1c1 con attaccante spalle alla porta

La scorsa esercitazione sulla presa di posizione nell'1c1 è piaciuta ai ragazzi e quindi ho deciso di riproporla ogni tanto come forma di riscaldamento, introducendo però di volta in volta qualche variante.

Così come era stata pensata nel post precedente , però , si riduce ad una sola casistica e cioè la presa di posizione rispetto ad un avversario :
1) in possesso di palla
2) orientato fronte alla porta
3) senza compagni né avversari (1c1 puro).

Le prime volte che si propone l'esercizio , limitarsi ad un caso circostanziato non è un limite , anzi : permette di concentrarsi su una situazione specifica evitando , come già detto mille volte in questo blog , di proporre troppe nozioni tutte in una volta ( troppa informazione = nessuna informazione ). Una volta però che i ragazzi hanno ben compreso come si affronta in 1c1 un portatore di palla fronte alla porta , si può allargare l'orizzonte : eliminando il vincolo elencato al punto 2 si può ad esempio passare a considerare entrambi i casi in cui il portatore di palla sia fronte alla porta e spalle alla porta , insegnando ai ragazzi a riconoscere immediatamente le due situazioni e ad associare ad ognuna di esse un diverso comportamento tattico.

Il setting dell'esercitazione , a questo punto , non potrà più prevedere solamente la disposizione di un certo numero di palloni nella metà campo , perché i ragazzi dovranno essere in grado di distinguere fra il caso del portatore fronte alla porta e quello del portatore spalle alla porta.

Una possibile soluzione ( da adottare ad esempio se il numero di ragazzi a disposizione è limitato ) potrebbe essere quella di posizionare dei conetti a rappresentare l'avversario : la palla pochi centimetri avanti il conetto rappresenta un avversario fronte alla porta , la palla pochi centimetri dietro il conetto significa l'avversario spalle alla porta.

Su come affrontare un attaccante frontalmente si è già detto nello scorso post , in questa esercitazione dobbiamo riuscire a trasmettere ai ragazzi l'importanza di dare una pressione molto più ravvicinata in caso di portatore spalle alla porta , per impedirgli di voltarsi ed obbligarlo a far ricominciare l'azione. In pochissimi istanti dovranno essere in grado di effettuare l'associazione : portatore frontale = disposizione a distanza di sicurezza in posizione di guardia , portatore di spalle = immediatamente a contatto per impedirgli di voltarsi.

Se questo portarsi immediatamente a contatto significhi un effettivo contatto petto-dorso ( il buon vecchio "attaccati e allarga le braccia" che ci ricordavano i nostri allenatori ) o invece porsi in posizione di guardia ad una distanza molto ravvicinata ( la distanza di un braccio, diceva Beppe Bergomi in un interessantissimo articolo sul nuovo calcio ) è una questione da affrontare successivamente : quando saranno adulti sarà certamente preferibile questa seconda soluzione , perché affronteranno attaccanti smaliziati che sfrutteranno l'appoggio per fare perno e voltarsi verso la porta ( che era proprio l'obiezione portata da Bergomi in quell'articolo ) . Come prima proposta nelle categorie inferiori ( ricordo che stiamo parlando di esordienti 1° anno ) io propenderei invece per il contatto petto-dorso , perché quello che mi preme sottolineare è che un portatore di spalle va affrontato molto più da vicino di un portatore frontale. Una volta appreso questo concetto fondamentale ( che non è così scontato neanche nelle prime squadre , dato che ancora capita di assistere a giocatori adulti che si dimenticano di "accorciare" sull'avversario spalle alla porta permettendogli di voltarsi agevolmente ) potremo pian piano insegnare loro come non dare l'appoggio all'attaccante "smaliziato".

Tornando all'esercizio in questione , se si dispone di un sufficiente numero di allievi si possono anche dividere i ragazzi in due gruppi : quelli di un gruppo svolgeranno i ruoli di "attaccanti" e quelli del gruppo restante saranno i "difensori" che dovranno allenarsi sulla presa di posizione. Ho messo le virgolette perché i ruoli nell'esercizio non hanno necessariamente correlazione con i ruoli in campo e dopo un certo numero di esecuzioni i due gruppi si invertiranno : anche un attaccante , infatti , può trovarsi in partita ad affrontare un portatore di palla frontale o di spalle e deve sapere come farlo.

Se si ha un sufficiente numero di ragazzi a disposizione , questa seconda soluzione è certamente da preferire , per due buone ragioni :

1) per questioni logistiche : si evita di perdere tempo a posizionare i conetti e dividendo i ragazzi in due squadre con due colori della casacca si può ad esempio far seguire o precedere l'esercizio da un normale possesso palla. Oppure si può organizzare l'esercizio in modo che prima tutti i giocatori eseguano una guida della palla secondo varie modalità ( interno , esterno , pianta del piede , figura A ) poi , al fischio dell'istruttore , gli "attaccanti" si arrestano mantenendo l'orientamento che hanno maturato ( fronte o spalle alla porta ) , mentre i difensori abbandonano la palla correndo a posizionarsi sulla traiettoria attaccante-palla secondo le modalità suddette ( figura B ).


figura A


figura B

2) per questioni di specificità : attaccare un avversario in carne ed ossa è molto più simile al contesto di gara che non attaccare un conetto. L'importanza della memoria visiva , tattile e cinestetica nell'apprendimento infatti non è da trascurare : senza scomodare i neuroni specchio ( sui quali comunque consiglio la lettura del libro di Riccardo Capanna Allenare Oggi : Le quattro regole d'oro ) è intuitivo comprendere che una esperienza motoriamente vissuta e ripetuta si ricorda meglio e si associa più facilmente in gara alla situazione di gioco contingente , piuttosto che una spiegazione astratta. Inoltre sostituendo i conetti con degli attaccanti veri si ha il notevole vantaggio che l'esercio statico sulla presa di posizione si tramuti immediatamente in un esercizio dinamico , cioè un vero e proprio 1c1 : alla chiamata nominale dell'istruttore ciascuna coppia inizierà ad affrontarsi con il vincolo per l'attaccante di concludere entro un tempo prestabilito. Ecco che l'esercizio allena anche i tempi di reazione e la velocità di ragionamento ( psicocinetica ).

Tuesday, April 7, 2009

Seduta di allenamento sui tempi e i modi dello smarcamento mediante taglio e sulla guida della palla a testa alta

Assistere, durante una partita di calcio, giocata a qualsiasi livello, ad un passaggio filtrante su un giocatore in corsa che si inserisce in uno spazio liberato da un compagno, genera sensazioni positive.Tale movimento può essere spontaneo; spesso però questa combinazione di gioco è frutto di abilità che, attraverso un appropriato allenamento, si possono migliorare.Tale tipo di azione non può essere efficace se è la risultante di un gioco espresso da un solo individuo, seppur di talento , ma essa deve coniugare in modo sinergico il lavoro di più giocatori : mi è già capitato in altri post del blog di citare le parole di Massimo De Paoli , che ritengo uno dei migliori allenatori di settore giovanile che vi siano in Italia e non solo in Italia.

Questa riassume bene la mia visione della fase offensiva , quella che cerco di trasmettere ai miei ragazzi , perché voglio che si abituino già dagli esordienti a vedere gli spazi vuoti come un pieno di possibili ( per usare ancora le parole di De Paoli ) e , se gli spazi vuoti non ci sono , a saperseli creare . La frase in oggetto ha inoltre il merito di farci vedere una situazione come il passaggio filtrante per quello che è : l'azione sinergica fra due o più giocatori , che per poterla mettere in pratica devono possedere determinati pre-requisiti. Abituati a vedere partite di adulti e anche di alto livello , probabilmente si tende a dimenticare quanto lavoro può esserci dietro una situazione del genere , svolto da noi allenatori del settore giovanile.

Perché due giocatori della categoria esordienti o giovanissimi siano posti nelle condizioni di effettuare un passaggio filtrante con taglio , avremmo dovuto insegnare loro :

1) a vedere lo spazio vuoto come un'opportunità per lo smarcamento
2) qualora questo spazio non ci sia , a crearselo con movimenti opportuni ( movimento a mezzaluna o a spezzata prima ad allargare e poi a stringere )
3) a passare la palla con i tempi opportuni
4) a passare la palla con la forza opportuna
5) a smarcarsi e ricevere la palla con i tempi opportuni
6) a guidare e/o ricevere la palla a testa alta o almeno sfruttando la visione periferica per poter cogliere il movimento dell'attaccante che si sta inserendo.

La seduta di allenamento che segue si propone di allenare tutte queste abilità.


Strumento fondamentale di tutte le esercitazioni situazionali della seduta sono i 3 o 4 paletti allineati , che solitamente completo con una casacca ciascuno perché sia ben chiaro che rappresentano una linea difensiva composta da 3 o 4 avversari , perché si tratta di un metronomo straordinario : imponendo il vincolo che vale la regola del fuorigioco , i ragazzi hanno immediatamente una autovalutazione sui tempi del passaggio e dello smarcamento , perché hanno immediatamente il feedback sulla riuscita o meno della giocata ( fuorigioco = giocata non riuscita , in gioco = giocata riuscita ).

All'istruttore spetterà casomai cercare di far capire ai ragazzi dove e cosa hanno sbagliato : anticipo o ritardo nello smarcamento in verticale , anticipo o ritardo nel passaggio e nel caso di ritardo se questo è dovuto ad una ricezione errata piuttosto che ad una guida a testa bassa che non ha permesso di cogliere il movimento dell'attaccante.

Wednesday, March 25, 2009

L'ultimo treno per il professionismo

Da qualche tempo mi sto appassionando al tema dello scouting , ovvero a quell'insieme di attività che portano a riconoscere in un giovane giocatore il possibile talento che può raggiungere i massimi livelli del calcio professionistico.

Una domanda che mi sono sempre posto è quando si possa dire che un ragazzo , per quanto possa sembrarci bravo , abbia ormai perso il treno. Ho posto la domanda a diversi addetti ai lavori e la risposta più frequente è che se terminati i giovanissimi il ragazzo è ancora fra i regionali o peggio ancora fra i provinciali , il treno può dirsi perso. Non discuto che nel 99,9% dei casi sia così , perché è abbastanza evidente.

Per questo , forse , mi affascina quel restante 0,1% di casi in cui i ragazzi restano fino a tarda età fuori dal mondo del professionismo e poi , come d'incanto , inziano la risalita fino ai massimi vertici : per massimi vertici intendo ad esempio la vittoria dei mondiali , come è avvenuto ad esempio a Fabio Grosso , che pochi lo sanno ma fino a 22 anni giocava in eccellenza con la Renato Curi.

Una categoria più in basso giocava Stefano Guberti ( e precisamente nella promozione sarda con l'Asseminese ) , uno dei giocatori più ambiti del mercato in questi ultimi mesi , passato dall'Ascoli al Bari e con la squadra salentina disputerà con tutta probabilità il prossimo campionato di serie A.

Ancora più in basso è partito Riccardo Zampagna , che a 22 anni giocava ancora in prima categoria con l'Amerina. Consiglio la lettura di questo interessante articolo sulla gazzetta di qualche anno fa.

E' chiaro che si tratta di casi limite , che come si diceva rappresentano un'infima percentuale rispetto al percorso classico costituito dalla trafila nei settori giovanili delle squadre professionistiche. Però sono casi che mi affascinano e probabilmente tornerò a parlarne in futuro.

Thursday, March 19, 2009

Corso di aggiornamento dell'Ascoli Soccer Academy

La scorsa settimana sono stato al corso di aggiornamento dell'Ascoli Soccer Academy. Riporto qui il resoconto che ho già pubblicato sul sito della società:

Torniamo a insegnare la tecnica

Torniamo ad insegnare (bene) la tecnica : volendo riassumere in una battuta quanto emerso al corso di aggiornamento 2009 dell'Ascoli Soccer Academy , è questa la preoccupazione che ci riportano i nostri tecnici che hanno partecipato al convegno svoltosi in quel di Ascoli il 9 e 10 Marzo scorsi.

Chiaramente si tratta di una forzatura "giornalistica" , perché le trattazioni e le argomentazioni sono state ben più ampie e articolate e cercheremo di farne un resoconto il più possibile fedele , però certamente si può affermare che la preoccupazione per l'insegnamento della tecnica , sia di base che applicata , è stato il filo conduttore delle lezioni in aula e sul campo tenute da Mister Attilio Maldera ( docente di tecnica e tattica calcistica presso il centro di Coverciano ) e di Mister Massimo Cacciatori ( anch'egli docente del settore tecnico di Coverciano ai corsi per allenatori ) : troppa fretta di insegnare la tattica collettiva , spesso con metodi prettamente analitici che soffocano il pensiero tattico dei ragazzi e la loro libera iniziativa , dimenticando che , come ricordato da Mister Maldera , non può esserci tattica senza la tecnica e senza una buona padronanza della palla.

Argomento ripreso e confermato anche da Mister Franco Colomba , che ha allietato i partecipanti al convegno con un'oretta di conversazione : l'allenatore ex Reggina , Napoli e Verona , ha confermato come anche nelle più alte categorie del calcio professionistico italiano si sta osservando una certa inversione di tendenza , rispetto alla forte predominanza che l'aspetto fisico-condizionale ha avuto su quello tecnico negli ultimi 20 anni.

La prima giornata del seminario

Andiamo con ordine : il convegno si è aperto la mattina di Lunedì 9 Marzo con la relazione della Dott.ssa Raimonda Minervino , psicopedagogista e mediatrice familiare nonché collaboratrice dell'A.C. Milan. Dopo un breve ripasso del profilo psico-motorio dei ragazzi per ciascuna fascia d'età ( certamente già noto a tutti i partecipanti ) l'interessante chiave di lettura è stato il ribaltamento della prospettiva : dall'analisi psicopedagogica dei ragazzi ad una proposta di autovalutazione introspettiva , sotto l'aspetto psicologico e caratteriale , degli allenatori presenti.

E' stato chiesto a ciascuno di mettersi in gioco , compilando un questionario in cui gli istruttori sono stati invitati a confrontare la percezione che avevano di sé stessi , con quella che dall'esterno appare a ragazzi , genitori , dirigenti. Obiettivo finale , cercare di comprendere se si ha un carisma innato o se è il caso di migliorarsi per costruire quanto più possibile questa dote , imprescindibile per ogni allenatore.

Interessante anche l'analisi riservata alle dinamiche di gruppo , anche qui con un ribaltamento della prospettiva rispetto agli argomenti solitamente trattati nei corsi per allenatori : non soltanto l'analisi delle dinamiche all'interno del proprio gruppo di giocatori , ma l'analisi di ciascun allenatore all'interno delle dinamiche di gruppo con i colleghi , il responsabile tecnico , la società. L'importanza di buone dinamiche relazionali fra i tecnici della stessa società è emersa anche nel dibattito a margine , dove la compattezza di tecnici e società nel condividere e perseguire gli obiettivi societari è stata unanimemente riconosciuta dai presenti come la migliore garanzia di fronte a eventuali ingerenze dei genitori e problemi con i ragazzi.

Al termine della relazione della Dott.sa Minervino , Mister Maldera e Mister Cacciatori hanno offerto una panoramica del lavoro che si sarebbe svolto nel pomeriggio , al termine del pranzo servito presso la bellissima struttura di Villa Pigna a Castignano , nella cui sala convegni si sono svolte le lezioni in aula . Le lezioni pratiche si sono tenute in uno dei campi sintetici del Centro Sportivo Città di Ascoli , letteralmente un gioellino di struttura che nulla ha da invidiare ai vari Zingonia o Trigoria dovetua distanza di pochi metri si allenano sia i giocatori della prima squadra di mister Colomba che tutti i ragazzi delle giovanili : il miglior biglietto da visita per la volontà dell'Ascoli Calcio di diventare un punto di riferimento a livello giovanile non soltanto nelle Marche ( dove lo è gIà ) , ma in tutto il centro Italia.

La società bianconera ha messo a disposizione delle dimostrazioni di Mister Maldera l'intera squadra giovanissimi 1995 di Mister Schicchi ( seduto a lezione fra i banchi dei tecnici aggiornandi insieme a molti altri istruttori del settore giovanile bianconero ) , che quest'anno ha disputato il campionato regionale e che si appresta ad affrontare nella prossima stagione il campionato giovanissimi nazionali. La seduta è cominciata con esercitazioni di riscaldamento con la palla finalizzate alla guida e al dribbling , per passare poi al gesto tecnico in situazione , incentrato sull'1c1 in fase offensiva e difensiva. Particolare attenzione è stata posta da Mister Maldera sull'intensità , che deve essere il più possibile prossima a quella di gara.

La parola è passata poi a Mister Cacciatori , che ha presentato alcune esercitazioni specifiche per il portiere , avendo a disposizione i portierini della scuola calcio , un estremo difensore della categoria allievi ed uno della categoria primavera : focus sull'importanza di sviluppare per tempo le capacità coordinative , senza le quali qualsiasi calciatore , e il portiere in particolare , sono costretti a gesti contratti , che non permettono di sfruttare in maniera efficiente le capacità condizionali ( e la forza in particolare ) di cui via via vengono a disporre in seguito allo sviluppo. Nei portieri scoordinati , inoltre , al problema dell'utilizzo poco efficace della forza si accompagna il problema dei traumi e degli infortuni : studi statistici hanno dimostrato che un portiere va a contatto anomalo col terreno , durante una seduta di allenamento , dalle 80 alle 200 volte e pertanto l'aspetto del contatto col terreno deve avere un grande rilievo nella preparazione dei portieri.

La seconda giornata

La seconda giornata si è aperta con Marco Stoini , direttore tecnico dell'Ascoli Soccer Academy , che ha presentato il progetto e le sue finalità : rispetto a quanto già noto e pubblicato su questo sito , veniamo a sapere che le società affiliate in tutta Italia sono 54 e che fra allenatori e osservatori lo staff tecnico è composto da circa 40 persone , che permettono all'Ascoli Soccer Academy di operare con capillarità nell'opera di scouting in tutta Italia per la società Ascoli Calcio.

La lezione in aula di Mister Maldera si è aperta con una breve analisi della seduta di allenamento del pomeriggio precedente : l'aspetto che più ha colpito l'attenzione degli stagisti è stata l'intensità con cui i giovanissimi dell'Ascoli avevano affrontato ogni esercitazione , anche la più semplice : intensità che , ha ribadito il tecnico di Coverciano , deve essere quanto più possibile prossima a quella di gara affinché l'esercitazione possa essere allenante. Mister Maldera ha citato come esempio alcune visite effettuate presso alcuni centri calcistici francesi , come quello di Lione , squadra in grado di inserire ogni stagione in prima squadra nuovi elementi capaci di giocarsela anche in competizioni importanti come la Champions League.

La lezione di Mister Cacciatori è stata invece incentrata sull'integrazione del portiere nella squadra : l'ex giocatore di Ascoli , Lazio e Sampdoria ha fatto presente per quanto oggi quasi ogni allenatore sia affiancato da un preparatore che segue specificamente i portieri , ogni tecnico ha comunque il dovere di saper almeno valutare le caratteristiche dell'estremo difensore in relazione alle caratteristiche del proprio modulo di gioco e della propria filosofia del calcio ( non foss'altro perché a pagare le conseguenza di scelte errate è quasi sempre l'allenatore e mai il preparatore dei portieri ) . Tanto per fare un esempio , un allenatore che predilige portare un pressing alto con la linea difensiva spesso nella metà campo avversaria dovrà dotarsi di un portiere abile nelle uscite e tecnicamente valido , mentre chi invece predilige la linea difensiva bassa dovrà invece puntare su un portiere molto sicuro fra i pali.

Nel pomeriggio Mister Maldera ha proposto una seduta di allenamento che ha avuto come obiettivi didattici i tempi e gli spazi di gioco , la differenza fra passaggio sull'uomo e passaggio sullo spazio , lo smarcamento : come riscaldamento sono state proposte esercitazioni in cerchio con passaggio al compagno sullo spazio , che tenendo occupati non soltanto i piedi ma anche e soprattutto la concentrazione possono anche essere ottime proposte per il pre-partita.

Si è passato poi ad esercitazioni sui quadrati : dal celeberrimo esercizio a terne sul quadrato per lo smarcamento ( al compagno in possesso palla vanno sempre date due soluzioni di passaggio ) si è passati ad esercitazioni a gruppi di 5 con un giocatore per ogni vertice , uno interno che funge da sostegno e due dei giocatori sui vertici che incrociano ( soluzioni di passaggio sul lungo o sul corto ) . L'ultima esercitazione non finalizzata è stato un possesso palla 5c2 in un rettangolo per allenare l'alternanza fra passaggio sul corto e passaggio sul lungo , situazione che può capitare in gara sia nel cambio di gioco ( alternanza corto-lungo con passaggio sul lungo in ampiezza ) che nella rapida ricerca della profondità ( alternanza corto-lungo con passaggio lungo in profondità ). Si è poi passati a situazioni di gioco dal 2c2 al 4c4 aggiungendo via via giocatori.

Particolare attenzione in queste esercitazioni finali di tattica collettiva è stata posta sui comportamenti individuali dei giocatori in campo , chiudendo così il cerchio con la preoccupazione iniziale : per quanto un modulo possa essere efficace , per quanto possa essere importante la collaborazione all'interno del collettivo , il giocatore in campo si trova sempre ad effettuare scelte individuali e a dover fronteggiare da solo l'avversario. La più riuscita delle diagonali può risultare inutile se il giocatore che va in pressione sull'avversario non dispone della tattica individuale necessaria ad affrontarlo o se l'avversario dispone di tecnica nettamente superiore per superarlo facilmente in dribbling.