Wednesday, March 25, 2009

L'ultimo treno per il professionismo

Da qualche tempo mi sto appassionando al tema dello scouting , ovvero a quell'insieme di attività che portano a riconoscere in un giovane giocatore il possibile talento che può raggiungere i massimi livelli del calcio professionistico.

Una domanda che mi sono sempre posto è quando si possa dire che un ragazzo , per quanto possa sembrarci bravo , abbia ormai perso il treno. Ho posto la domanda a diversi addetti ai lavori e la risposta più frequente è che se terminati i giovanissimi il ragazzo è ancora fra i regionali o peggio ancora fra i provinciali , il treno può dirsi perso. Non discuto che nel 99,9% dei casi sia così , perché è abbastanza evidente.

Per questo , forse , mi affascina quel restante 0,1% di casi in cui i ragazzi restano fino a tarda età fuori dal mondo del professionismo e poi , come d'incanto , inziano la risalita fino ai massimi vertici : per massimi vertici intendo ad esempio la vittoria dei mondiali , come è avvenuto ad esempio a Fabio Grosso , che pochi lo sanno ma fino a 22 anni giocava in eccellenza con la Renato Curi.

Una categoria più in basso giocava Stefano Guberti ( e precisamente nella promozione sarda con l'Asseminese ) , uno dei giocatori più ambiti del mercato in questi ultimi mesi , passato dall'Ascoli al Bari e con la squadra salentina disputerà con tutta probabilità il prossimo campionato di serie A.

Ancora più in basso è partito Riccardo Zampagna , che a 22 anni giocava ancora in prima categoria con l'Amerina. Consiglio la lettura di questo interessante articolo sulla gazzetta di qualche anno fa.

E' chiaro che si tratta di casi limite , che come si diceva rappresentano un'infima percentuale rispetto al percorso classico costituito dalla trafila nei settori giovanili delle squadre professionistiche. Però sono casi che mi affascinano e probabilmente tornerò a parlarne in futuro.

Thursday, March 19, 2009

Corso di aggiornamento dell'Ascoli Soccer Academy

La scorsa settimana sono stato al corso di aggiornamento dell'Ascoli Soccer Academy. Riporto qui il resoconto che ho già pubblicato sul sito della società:

Torniamo a insegnare la tecnica

Torniamo ad insegnare (bene) la tecnica : volendo riassumere in una battuta quanto emerso al corso di aggiornamento 2009 dell'Ascoli Soccer Academy , è questa la preoccupazione che ci riportano i nostri tecnici che hanno partecipato al convegno svoltosi in quel di Ascoli il 9 e 10 Marzo scorsi.

Chiaramente si tratta di una forzatura "giornalistica" , perché le trattazioni e le argomentazioni sono state ben più ampie e articolate e cercheremo di farne un resoconto il più possibile fedele , però certamente si può affermare che la preoccupazione per l'insegnamento della tecnica , sia di base che applicata , è stato il filo conduttore delle lezioni in aula e sul campo tenute da Mister Attilio Maldera ( docente di tecnica e tattica calcistica presso il centro di Coverciano ) e di Mister Massimo Cacciatori ( anch'egli docente del settore tecnico di Coverciano ai corsi per allenatori ) : troppa fretta di insegnare la tattica collettiva , spesso con metodi prettamente analitici che soffocano il pensiero tattico dei ragazzi e la loro libera iniziativa , dimenticando che , come ricordato da Mister Maldera , non può esserci tattica senza la tecnica e senza una buona padronanza della palla.

Argomento ripreso e confermato anche da Mister Franco Colomba , che ha allietato i partecipanti al convegno con un'oretta di conversazione : l'allenatore ex Reggina , Napoli e Verona , ha confermato come anche nelle più alte categorie del calcio professionistico italiano si sta osservando una certa inversione di tendenza , rispetto alla forte predominanza che l'aspetto fisico-condizionale ha avuto su quello tecnico negli ultimi 20 anni.

La prima giornata del seminario

Andiamo con ordine : il convegno si è aperto la mattina di Lunedì 9 Marzo con la relazione della Dott.ssa Raimonda Minervino , psicopedagogista e mediatrice familiare nonché collaboratrice dell'A.C. Milan. Dopo un breve ripasso del profilo psico-motorio dei ragazzi per ciascuna fascia d'età ( certamente già noto a tutti i partecipanti ) l'interessante chiave di lettura è stato il ribaltamento della prospettiva : dall'analisi psicopedagogica dei ragazzi ad una proposta di autovalutazione introspettiva , sotto l'aspetto psicologico e caratteriale , degli allenatori presenti.

E' stato chiesto a ciascuno di mettersi in gioco , compilando un questionario in cui gli istruttori sono stati invitati a confrontare la percezione che avevano di sé stessi , con quella che dall'esterno appare a ragazzi , genitori , dirigenti. Obiettivo finale , cercare di comprendere se si ha un carisma innato o se è il caso di migliorarsi per costruire quanto più possibile questa dote , imprescindibile per ogni allenatore.

Interessante anche l'analisi riservata alle dinamiche di gruppo , anche qui con un ribaltamento della prospettiva rispetto agli argomenti solitamente trattati nei corsi per allenatori : non soltanto l'analisi delle dinamiche all'interno del proprio gruppo di giocatori , ma l'analisi di ciascun allenatore all'interno delle dinamiche di gruppo con i colleghi , il responsabile tecnico , la società. L'importanza di buone dinamiche relazionali fra i tecnici della stessa società è emersa anche nel dibattito a margine , dove la compattezza di tecnici e società nel condividere e perseguire gli obiettivi societari è stata unanimemente riconosciuta dai presenti come la migliore garanzia di fronte a eventuali ingerenze dei genitori e problemi con i ragazzi.

Al termine della relazione della Dott.sa Minervino , Mister Maldera e Mister Cacciatori hanno offerto una panoramica del lavoro che si sarebbe svolto nel pomeriggio , al termine del pranzo servito presso la bellissima struttura di Villa Pigna a Castignano , nella cui sala convegni si sono svolte le lezioni in aula . Le lezioni pratiche si sono tenute in uno dei campi sintetici del Centro Sportivo Città di Ascoli , letteralmente un gioellino di struttura che nulla ha da invidiare ai vari Zingonia o Trigoria dovetua distanza di pochi metri si allenano sia i giocatori della prima squadra di mister Colomba che tutti i ragazzi delle giovanili : il miglior biglietto da visita per la volontà dell'Ascoli Calcio di diventare un punto di riferimento a livello giovanile non soltanto nelle Marche ( dove lo è gIà ) , ma in tutto il centro Italia.

La società bianconera ha messo a disposizione delle dimostrazioni di Mister Maldera l'intera squadra giovanissimi 1995 di Mister Schicchi ( seduto a lezione fra i banchi dei tecnici aggiornandi insieme a molti altri istruttori del settore giovanile bianconero ) , che quest'anno ha disputato il campionato regionale e che si appresta ad affrontare nella prossima stagione il campionato giovanissimi nazionali. La seduta è cominciata con esercitazioni di riscaldamento con la palla finalizzate alla guida e al dribbling , per passare poi al gesto tecnico in situazione , incentrato sull'1c1 in fase offensiva e difensiva. Particolare attenzione è stata posta da Mister Maldera sull'intensità , che deve essere il più possibile prossima a quella di gara.

La parola è passata poi a Mister Cacciatori , che ha presentato alcune esercitazioni specifiche per il portiere , avendo a disposizione i portierini della scuola calcio , un estremo difensore della categoria allievi ed uno della categoria primavera : focus sull'importanza di sviluppare per tempo le capacità coordinative , senza le quali qualsiasi calciatore , e il portiere in particolare , sono costretti a gesti contratti , che non permettono di sfruttare in maniera efficiente le capacità condizionali ( e la forza in particolare ) di cui via via vengono a disporre in seguito allo sviluppo. Nei portieri scoordinati , inoltre , al problema dell'utilizzo poco efficace della forza si accompagna il problema dei traumi e degli infortuni : studi statistici hanno dimostrato che un portiere va a contatto anomalo col terreno , durante una seduta di allenamento , dalle 80 alle 200 volte e pertanto l'aspetto del contatto col terreno deve avere un grande rilievo nella preparazione dei portieri.

La seconda giornata

La seconda giornata si è aperta con Marco Stoini , direttore tecnico dell'Ascoli Soccer Academy , che ha presentato il progetto e le sue finalità : rispetto a quanto già noto e pubblicato su questo sito , veniamo a sapere che le società affiliate in tutta Italia sono 54 e che fra allenatori e osservatori lo staff tecnico è composto da circa 40 persone , che permettono all'Ascoli Soccer Academy di operare con capillarità nell'opera di scouting in tutta Italia per la società Ascoli Calcio.

La lezione in aula di Mister Maldera si è aperta con una breve analisi della seduta di allenamento del pomeriggio precedente : l'aspetto che più ha colpito l'attenzione degli stagisti è stata l'intensità con cui i giovanissimi dell'Ascoli avevano affrontato ogni esercitazione , anche la più semplice : intensità che , ha ribadito il tecnico di Coverciano , deve essere quanto più possibile prossima a quella di gara affinché l'esercitazione possa essere allenante. Mister Maldera ha citato come esempio alcune visite effettuate presso alcuni centri calcistici francesi , come quello di Lione , squadra in grado di inserire ogni stagione in prima squadra nuovi elementi capaci di giocarsela anche in competizioni importanti come la Champions League.

La lezione di Mister Cacciatori è stata invece incentrata sull'integrazione del portiere nella squadra : l'ex giocatore di Ascoli , Lazio e Sampdoria ha fatto presente per quanto oggi quasi ogni allenatore sia affiancato da un preparatore che segue specificamente i portieri , ogni tecnico ha comunque il dovere di saper almeno valutare le caratteristiche dell'estremo difensore in relazione alle caratteristiche del proprio modulo di gioco e della propria filosofia del calcio ( non foss'altro perché a pagare le conseguenza di scelte errate è quasi sempre l'allenatore e mai il preparatore dei portieri ) . Tanto per fare un esempio , un allenatore che predilige portare un pressing alto con la linea difensiva spesso nella metà campo avversaria dovrà dotarsi di un portiere abile nelle uscite e tecnicamente valido , mentre chi invece predilige la linea difensiva bassa dovrà invece puntare su un portiere molto sicuro fra i pali.

Nel pomeriggio Mister Maldera ha proposto una seduta di allenamento che ha avuto come obiettivi didattici i tempi e gli spazi di gioco , la differenza fra passaggio sull'uomo e passaggio sullo spazio , lo smarcamento : come riscaldamento sono state proposte esercitazioni in cerchio con passaggio al compagno sullo spazio , che tenendo occupati non soltanto i piedi ma anche e soprattutto la concentrazione possono anche essere ottime proposte per il pre-partita.

Si è passato poi ad esercitazioni sui quadrati : dal celeberrimo esercizio a terne sul quadrato per lo smarcamento ( al compagno in possesso palla vanno sempre date due soluzioni di passaggio ) si è passati ad esercitazioni a gruppi di 5 con un giocatore per ogni vertice , uno interno che funge da sostegno e due dei giocatori sui vertici che incrociano ( soluzioni di passaggio sul lungo o sul corto ) . L'ultima esercitazione non finalizzata è stato un possesso palla 5c2 in un rettangolo per allenare l'alternanza fra passaggio sul corto e passaggio sul lungo , situazione che può capitare in gara sia nel cambio di gioco ( alternanza corto-lungo con passaggio sul lungo in ampiezza ) che nella rapida ricerca della profondità ( alternanza corto-lungo con passaggio lungo in profondità ). Si è poi passati a situazioni di gioco dal 2c2 al 4c4 aggiungendo via via giocatori.

Particolare attenzione in queste esercitazioni finali di tattica collettiva è stata posta sui comportamenti individuali dei giocatori in campo , chiudendo così il cerchio con la preoccupazione iniziale : per quanto un modulo possa essere efficace , per quanto possa essere importante la collaborazione all'interno del collettivo , il giocatore in campo si trova sempre ad effettuare scelte individuali e a dover fronteggiare da solo l'avversario. La più riuscita delle diagonali può risultare inutile se il giocatore che va in pressione sull'avversario non dispone della tattica individuale necessaria ad affrontarlo o se l'avversario dispone di tecnica nettamente superiore per superarlo facilmente in dribbling.

Tuesday, March 17, 2009

Ancora sul cambio di gioco e sulla ricezione orientata : il lancio con traiettoria a parabola di interno collo.

Ho messo sotto forma di seduta di allenamento le esercitazioni che erano state presentate nel post sulla ricezione orientata e sul cambio di gioco. Chi volesse scaricare la seduta può farlo cliccando sull'immagine

.



Prerequisito per la riuscita delle esercitazioni 3-4-5-6 è la capacità dei ragazzi di passare la palla con traiettoria aerea calciandola di interno collo : prerequisito non sempre soddisfatto da ragazzi della categoria esordienti , quindi se vi sono lacune è bene soffermarsi sull'esercitazione 2 , magari insegnando prima a calciare la palla da fermo e poi in movimento.

Una chiave di lettura per suggerire ai ragazzi la corretta esecuzione di un lancio a parabola di interno collo consiste nel far loro osservare che quelli che potevano essere degli errori nel calcio di collo pieno , qui sono degli accorgimenti da attuare consapevolmente :

1) se nel calcio di collo pieno la rincorsa deve essere rettilinea , nel lancio di interno collo deve essere leggermente obliqua rispetto alla palla
2) se nel calcio di collo pieno il busto deve essere inclinato in avanti , quasi a coprire la palla , nel lancio di interno collo la copertura è inferiore e anzi per parabole particolarmente accentuate deve essere anche lievemente inclinato all'indietro
3) idem per il piede di appoggio : è meno vicino alla palla che non nel tiro di collo e per parabole particolarmente accentuate può essere anche poggiato qualche centimetro indietro rispetto alla palla.

Thursday, March 12, 2009

Il tiro di collo pieno ( 3° parte ) : l'importanza delle braccia

Riprendiamo la serie di post sugli errori più comuni nel tiro in porta di collo pieno affrontando l'aspetto delle braccia ( qui le puntate precedenti : 1 , 2 ).

L'importanza di un uso corretto e coordinato delle braccia nei gesti tecnici del calcio è spesso sottovalutata , mentre a mio parere è di fondamentale importanza: il motivo è il rapporto intimo che esiste fra una capacità condizionale come la forza e le capacità coordinative. Rapporto che , per semplificare , potrebbe essere riassunto dallo slogan di un noto spot pubblicitario di qualche anno fa : la potenza è nulla senza il controllo.

Per dirla con termini più tecnici un giocatore coordinato è in grado di :

1) reclutare un maggior numero di fibre muscolari rispetto al giocatore scoordinato

2) esercitare il giusto controllo fra muscoli agonisti ed antagonisti , che possono lavorare in sinergia con un minore dispendio di energia e un maggiore rendimento nell'utilizzo della forza massima a disposizione rispetto al giocatore scoordinato.

Questo spiega perché giocatori che non fanno dell'ipertrofia il loro punto di forza ( Mihailovic , Kakà , Totti ) , sono in realtà in grado di calciare la palla con una velocità superiore a quella di colleghi dotati invece di una massa muscolare più sviluppata.

Per fare un termine numerico , fatta 100 la forza massima di un giocatore che potremmo definire "ipertrofico" , se questi è in grado di utilizzare solo il 50% della forza a sua disposizione , sarà in grado di calciare la palla con una forza inferiore rispetto a un giocatore che ad esempio ha il 30% di forza in meno ma è in grado di trasferirne nel gesto il 90% ( 70%*90%=63% > 50% ). Eventuali laureati in scienze motorie all'ascolto mi passino le cifre che probabilmente non hanno riscontro reale come ordine di grandezza , ma quello che mi premeva era far capire il concetto.

Volendo utilizzare termini ancora più popolari , potremmo dire che il giocatore scoordinato calcia in maniera contratta , mentre il giocatore coordinato diciamo volgarmente che è "sciolto". Ebbene , tutta questa per premessa per dimostrare quanto segue: calciare con le braccia ancorate al corpo e non coordinate con i movimenti degli arti inferiori è il classico esempio di esecuzione di un gesto contratto , che riduce inevitabilmente la forza massima imprimibile alla palla.

Le immagini spesso parlano più di mille parole:



Volendo passare a suggerire degli esercizi correttivi , è difficile trovarne di specifici per il movimento delle braccia nel gesto del tiro. E' piuttosto una questione riconducibile alla coordinazione generale e ad una corretta tecnica di corsa , che da molta importanza al movimento coordinato delle braccia. Si possono quindi proporre i soliti skip le tipiche andature preatletiche che servono a migliorare la tecnica di corsa , alcune delle quali sono riassunte in questo video :



Una successione particolarmente redditizia può essere la seguente : andatura preatletica o skip + sprint + tiro in porta. Nell'andatura o nello skip si solleciterà il ragazzo ad un uso coordinato delle braccia , movimento che andrà mantenuto anche nella fase di sprint e che , per esperienza , avrà quasi inevitabilmente un transfer nella fase di tiro , con un uso delle braccia meno contratto.

In altre parole migliorando la tecnica di corsa ( e in particolare l'uso delle braccia ) in quella particolare forma di sprint che è la rincorsa per il tiro , si migliora inevitabilmente anche il tiro stesso perché si passerà pian piano da un gesto contratto ad un gesto tecnicamente e coordinativamente efficiente.

Tuesday, March 3, 2009

Ancora una rivisitazione dei giochi popolari : la presa di posizione e il "gioco delle sedie"

Dopo rubabandiera e un-due-tre-stella , eccomi a proporre di nuovo una rivisitazione di un gioco popolare da applicare ad uno specifico aspetto di tecnica di base ( un-due-tre-stella era finalizzato alla guida della palla ) o di tattica individuale ( il rubabandiera era finalizzato alla protezione della palla ) , raccogliendo l'invito a riscoprire queste forme di gioco e ad applicarle nella scuola calcio che Stefano Bonaccorso ci ha proposto durante la visita con l'AIAC Macerata al centro di Zingonia ( e che da quanto leggo continua a proporre sulle pagine della rivista Il nuovo calcio ).

Ricordate il gioco detto delle sedie musicali o più semplicemente noto come gioco delle sedie? Si disponevano in cerchio un numero di sedie di una unità inferiore al numero di partecipanti ; si faceva partire la musica e allo spegnimento della stessa si doveva cercare di occupare una sedia libera , cercando di non rimanerne senza e quindi venire eliminati. Si procedeva di questo modo eliminando un giocatore ad ogni manches fino a determinare il vincitore.

L'esercizio che vado a proporre è stato pensato osservando gli errori di presa di posizione dei due esterni di centrocampo della mia squadra durante una partita : capita molto spesso che terminata l'azione impieghino più del dovuto per recuperare ed opporsi efficacemente al loro diretto avversario.

Succede infatti quanto vado a mostrare nella figure che seguono : trovandosi in ritardo rispetto al portatore che guida la palla nella loro fascia di competenza ,lo rincorrono come mostrato in figura 1 , molto spesso senza riuscire a raggiungerlo ; un simile errore denota una mancata comprensione del principio della presa di posizione : in fase di non possesso palla uno dei primi obiettivi del difendente deve essere quello di interporsi fra porta e avversario in possesso palla.




Se infatti , anziché tenere come unico riferimento l'avversario in possesso della palla , tenessero come riferimento la traiettoria avversario-porta e cercassero come primo obiettivo di porsi in un punto lungo di essa ( figura 2 ) , avrebbero una probabilità molto maggiore di riuscire a contrastare il diretto avversario perché dovrebbero percorrere uno spazio molto inferiore.




Ecco dunque il gioco , che può essere proposto utilmente come forma di riscaldamento e posso testimoniare che ai ragazzi è risultato particolarmente gradito :




si dispongono su una metà campo un numero di palloni di una unità inferiore rispetto al numero di giocatori ( a simboleggiare altrettanti avversari in possesso palla ai quali bisogna interporsi ) e si chiede ai ragazzi di svolgere esercitazioni di movimento dentro la zona indicata con A in figura , delimitata da cinesini; corsa in ordine sparso , diverse forme di skip e di andature preatletiche ; al via dell'istruttore dovranno correre a posizionarsi lungo la traiettoria fra uno qualsiasi dei palloni e la porta.




Ovviamente , dato il numero di palloni , uno dei giocatori resterà senza pallone da difendere e avrà perso la manche in oggetto , però è controproducente ricorrere alle eliminazioni e togliere un pallone , come sarebbe avvenuto nel gioco delle sedie musicali : è sufficiente comminare una penalità al giocatore che resta senza "pallone da difendere" e il vincitore sarà colui che dopo un determinato numero di manches ( 10 , 15 , ecc ) avrà accumulato il minor numero di penalità.

Varianti :

1) dopo un certo numero di ripetizioni , non sarà sufficiente posizionarsi lungo la traiettoria avversario-porta , ma bisognerà andare in pressione all'ipotetico avversario posizionadosi quella che affrontando l'1c1 dalla parte del difensore è stata definita distanza di sicurezza ( un metro , un metro e mezzo ) e in posizione di guardia per orientare l'avversario verso la fascia. Chi sbaglia a posizionarsi o ad orientarsi prende una penalità.

2) si parte dai quadrati indicati con le lettere A,B,D in figura , per abituare i ragazzi ad interporsi all'avversario proveniendo da qualsiasi parte del campo.

Thursday, February 19, 2009

L'1c1 difensivo : questioni generali ed una esercitazione specifica

L'esercizio che propongo in questo post è pensato per chi , come il sottoscritto , ha a disposizione solo due allenamenti a settimana ed è quindi costretto a proporre esercitazioni che allenino contemporaneamente più aspetti , sia durante le esercitazioni tecnico-tattiche che in quelle coordinativo-motorie.

In questo caso , parlando di 1c1 , molteplici sono le situazioni in cui il difensore può affrontare l'avversario in possesso palla : 1c1 con attaccante voltato spalle alla porta , 1c1 frontale in zona centrale , 1c1 frontale su una fascia laterale.

L'esercizio si presta bene a riepilogare come comportarsi in queste diverse situazioni , che andrebbero precedentemente affrontate una per una , altrimenti per il ben noto principio troppa informazione = nessuna informazione rischiamo di proporre un carico eccessivo di nuove nozioni in un'unica dose, col rischio concreto che nessuna di esse venga appresa in forma stabile.

In precedenza avremo cioè dover spiegato ai nostri ragazzi che :

1) affrontando in 1c1 un attaccante voltato di spalle , al limite dell'area o comunque in zone dove può pervenire al tiro , è necessario che il difensore riduca subito gli spazi di manovra dell'avversario , portandosi a contatto petto-schiena e avendo cura di non spingerlo e di non commettere fallo con le braccia , che saranno quindi tenute ben aperte. Per farmi comprendere sono solito dire ai difensori che se costringono l'avversario a passare la palla ad un compagno a sostegno possono ritenere di aver svolto il proprio compito ; se invece l'avversario riesce a girarsi fronte alla porta o a conquistare una punizione , c'è in qualche modo la loro responsabilità. In altre parole l'anticipo sull'avversario di spalle va tentato solo se questi compie evidenti errori di copertura della palla , altrimenti meglio continuare a difendere la porta e obbligarlo a ricominciare l'azione.

2) affrontando un avversario frontalmente su fascia laterale devono cercare di:
2a) andare inizialmente in pressione fino a posizionarsi ad una distanza di sicurezza di circa un metro lungo la traiettoria attaccante-porta ( difesa della porta e presa di posizione , due dei principi fondamentali della tattica individuale in fase di non possesso );
2b) tenere gli appoggi non allineati , me nella posizione che permetta la massima reattività ( quella che Mister Gnagnetti allo stage dell'Ascoli Soccer Acedemy definì di guardia , mutuandola da sport come la scherma e il pugilato );
2c) arretrare con corsa scivolata all'indietro ed appoggi come al punto 2b) , avendo cura di indirizzare l'avversario verso l'esterno , dove è chiaramente meno pericoloso e lo specchio della porta si restringe;
2d) se l'attaccante effettua delle finte o dei cambi di direzione , cercare inanzitutto di tenere fissi gli occhi sulla palla per non farsi ingannare dalle finte e soprattutto cambiare direzione di conseguenza ( per continuare il paragone con la scherma o col pugilato possiamo parlare di cambio da guardia destra a guardia sinistra ) avendo cura di non voltargli mai le spalle , perché la perdita del contatto visivo con l'avversario e la palla può essere fatale;
Riassumendo : anche qui il contrasto e l'intercettamento vanno tentati solo se l'attaccante mostra palesemente di perdere il contatto con la palla; altrimenti si cerca di indirizzarlo verso l'esterno e , in caso di finta , essere più reattivi possibile nel voltarsi e nel capitalizzare il metro di vantaggio iniziale dato dalla cosiddetta distanza di sicurezza.

3) affrontando un avversario frontalmente in zona centrale , rispetto a quanto detto al punto 2 si hanno le seguenti differenze:
3a) la direzione preferenziale verso cui indirizzare l'attaccante non è la fascia più vicina , essendo entrambe le fasce troppo distanti; il difensore dovrà scegliere dove indirizzare l'attaccante sulla base di altri parametri : proprio piede dominante e quindi proprio lato forte , piede non dominante dell'attaccante e quindi suo lato debole , lato dove stanno rientrando eventuali compagni per il raddoppio;
3a) arretrando indefinitamente per mantenere la distanza di sicurezza , si fa guadagnare troppo campo all'attaccante e avvicinandosi alla porta sarà sempre più difficile chiuderne lo specchio ( viceversa sulla fascia l'avanzamento dell'attaccante produceva un restringimento dello specchio ) ; per questo motivo il difensore dovrà prima o poi contrastare l'avversario e tentare l'intercetto , avendo cura di scegliere l'attimo in cui l'attaccante perde il contatto con la palla ( o addirittura indurlo a scoprirla mediante finte difensive).

Detto questo , passiamo ad illustrare l'esercizio. Si svolge su una metà campo e prevede la partecipazione di 3 centrocampisti (C1,C2,C3) , 1 attaccante (A1) e 2 difensori (D1,D2 ) , disposti in 4 stazioni per i giocatori che attaccano e 2 per i giocatori che difendono , come mostrato nelle figure 1 e 2 ( al termine di ogni esecuzione i giocatori che hanno preso parte all'azione cambiano stazione ).


Figura 1

Figura 2


L'esercizio inizia con C1 che serve A1 nel quadrato. A1 è contrastato spalle alla porta da D1 e dovrà decidere se:

A) voltarsi per concludere, passando per le due porticine contraddistinte dai cinesini rossi : in tal caso l'azione termina , con la chiara certezza per il difensore di aver commesso un errore permettendo all'attaccante di voltarsi;

B) appoggiare nuovamente per C1 ( dai e segui ) , che cambierà gioco per C3 (figura 1); C3 sarà affrontato da D2 in fascia laterale , il cui obiettivo sarà impedirgli di entrare in area ( indirizzamento verso l'esterno , come visto sopra ). Se C1 riesce ad entrare in area deve essere lasciato libero di concludere;

C) appoggiare centralmente per C2 ( figura 2 ), che affronterà un 1c1 in fascia centrale ancora con D2. L'obiettivo per D2 sarà far indirizzare C2 verso l'esterno dell'area o intervenire tentando il recupero quando C2 si sarà avvicinato eccessivamente alla porta. Se C2 è costretto ad uscire dall'area , il difensore ha svolto il proprio compito e l'azione termina con il successo di D2.

Sempre per il principio che non vanno comunicate troppe informazioni tutte insieme , inizialmente si possono omettere i vincoli ( passaggio per le porticine rosse dell'attaccante spalle alla porta , obbligo per il difensore in fascia di non far entrare l'attaccante in area e per l'attaccante in zona centrale di non farsi portare fuori dall'area ) e far svolgere semplicemente tre 1c1. Dopo un certo numero di esecuzioni si introducono i vincoli e se ne spiega il significato.

Wednesday, February 11, 2009

Il tiro di collo pieno ( 2° parte ) : la punta del piede

Come anticipato in un post precedente iniziamo ad affrontare ad uno ad uno gli errori che impediscono di effettuare correttamente il tiro di collo pieno dal più semplice ( ma non banale come potrebbe sembrare ) : il posizionamento della punta del piede.

Canonicamente , come si può leggere in ogni manuale , la punta deve essere tenuta rivolta verso il basso , con l'articolazione della caviglia rigida , il più possibile allineata con la tibia quasi a costituirne un prolungamento.

Viceversa:

1) se la punta non è sufficientemente rivolta verso il basso , ad arrivare per prime a contatto con la palla saranno parti anatomiche del piede diverse dal collo , tipicamente la punta
2) se l'articolazione non è rigida intervengono fenomeni di assorbimento dell'urto che possono ridurre anche di molto la forza del tiro
3) se la punta non è tenuta diritta , ma c'è un'orientamento verso l'interno o verso l'esterno , il tiro non prenderà la traiettoria rettilinea ma tenderà a sfuggire verso l'esterno o verso l'interno. Non necessariamente questo modo di calciare è un errore , perché il calciatore può consciamente orientare la punta in un senso o nell'altro per calciare di interno collo o di esterno collo. Quando questo succede , però , egli avrà preso la rincorsa in modo opportuno e programmato un certo tipo di traiettoria : se invece la rotazione è inconscia , la rincorsa e il posizionamento del piede di appoggio saranno tali da aspettarsi una traiettoria rettilinea , che invece non verrà rispettata , dando luogo ad un errore non solo tecnico ma anche di tattica individuale.

Dicevamo che il problema del posizionamento della punta è semplice ma non banale : non deve infatti essere dato per scontato , perché va insegnato ed è tutt'altro che spontaneo nella maggior parte ragazzi della fascia d'età 8-11 anni. Chiedete ad esempio ad un ragazzo di questa fascia d'età di restare in equilibrio monopodalico spingendo la punta del piede verso il basso e tenendo l'articolazione della caviglia rigida. Ve ne sarà più di uno che faticherà a combinare i due gesti.

Per questo il primo esercizio (1a) che si può proporre è di sdraiarsi su un fianco e , senza palla , ripetere il gesto del calcio di interno collo avendo cura di spingere la punta del piede verso il basso fino ad allinearla perfettamente con la tibia. Fatto questo si possono disporre i ragazzi a coppie e passare a colpire effettivamente la palla (1b).

Una volta riuscita questa esercitazioni si potrà provare a simulare il gesto del tiro senza palla in equilibrio monopodalico sul posto (2a) e poi alternandolo a degli skip (2b) , come mostrato al minuto 0:40 del video che segue.


Si può quindi passare alle esercitazioni a coppie con la palla. Ecco alcuni esempi :
3a) a distanza di 20m calciare la palla al compagno di collo pieno , cercando di tenere la traiettoria il più possibile rettilinea e la punta rigidamente orientata verso il basso come provato negli esercizi senza palla precedenti;
3b) a distanza ravvicinata , circa 5m , un giocatore passa la palla con le mani al compagno ( circa 30cm di altezza da terra ) , che la colpisce di collo pieno cercando di indirizzarla di nuovo nelle mani del compagno. Serie da 20 colpi , alternandone 10 di destro e 10 di sinistro
3c) come sopra , cercando di colpire la palla di controbalzo

Infine si passa finalmente ai tiri in porta veri e propri , avendo cura di far precedere gli stessi da esercitazioni di rapidità e coordinazione , che fanno arrivare il ragazzo al tiro con maggiore concentrazione e rapidità della rincorsa , altro aspetto che come vedremo in seguito risulta fondamentale per imprimere forza alla palla.

Un esempio di esercizio a riguardo può essere il seguente:

4) 8 metri di skip come nell'esercizio 2b + 8 metri di sprint + tiro in porta. Variante 4a con palla servita incontro rasoterra dall'istruttore , variante 4b con palla da fermo.

p.s. come avrete notato si tratta di esercizi fortemente analitici , perché derivano appunto dall'analisi del gesto fin nei minimi particolari. Nel post si è parlato di fascia d'età 8-11 anni per sottolineare che in questa fascia d'età il corretto posizionamento della punta del piede non è un problema banale dal punto di vista motorio per alcuni bambini/ragazzi. Per quanto riguarda invece la fascia d'età in cui sarebbe opportuno iniziare ad affrontare analiticamente il problema e correggerlo , ogni istruttore può regolarsi da sé in base alla propria esperienza , ai propri metodi di lavoro e alle caratteristiche dei ragazzi a disposizione. Per quanto mi riguarda gli esercizi indicati sono stati proposti nella stagione in corso a ragazzi della categoria esordienti primo anno.

Sunday, February 1, 2009

Esordienti : perché tutta questa fretta di giocare 11 contro 11?

In questo post propongo una serie di 3 articoli scritti per il giornalino della S.S.D.Borghetto , di cui l'ultimo volontariamente non pubblicato per non urtare la sensibilità di qualche genitore.

,,

L'oggetto riguardava infatti la fretta che qualche genitore sembra avere per vedere il proprio figlio della categoria esordienti giocare 11c11 : secondo l'opinione di alcuni di essi l'unico ( "vero" ) calcio , come se il 7c7 o il 9c9 fossero figli di un dio minore. Proprio dopo aver scritto l'articolo qualche genitore mi ha contattato esattamente a proposito di questo argomento e c'era il serio rischio che quanto scritto in tempi non sospetti fosse visto come un attacco personale .. quindi ho preferito soprassedere.

L'articolo riprende le argomentazioni contenute nella guida tecnica per le scuole calcio pubblicata dal settore giovanile della FIGC , dove viene spiegato che il 7c7 e il 9c9 presentano caratteristiche di sviluppo del gioco che non possono che favorire la crescita a misura di bambino.

Non a caso , in questo periodo di sosta , ho approfittato per proporre ai miei ragazzi alcune amichevoli 7c7 contro i pulcini 1998 : inizialmente sembravano trovarsi in difficoltà nel tornare a giocare secondo le modalità dello scorso anno , perché a differenza del 9c9 gli spazi sono più stretti e richiedono una maggiore protezione della palla , una ricezione più attenta e precisa , minori tempi di decisione prima di concludere e impostare l'azione. Tutte caratteristiche che è bene "ripassare" e perché di importanza fondamentale anche nel 9c9 e nell'11c11 : nel calcio in generale , insomma.

Wednesday, January 28, 2009

Il tiro di collo pieno ( 1° parte ) : 10 errori da non commettere

Leggevo giusto qualche giorno fa su un vecchio articolo de Il Nuovo Calcio ( per la verità nella parte della rivista dedicata al calcio a 5 ) un'affermazione che condivido a pieno : il tiro di collo pieno è il primo modo di calciare che andrebbe insegnato quando si inizia ad affrontare l'argomento "tiro" con una certa analiticità.

Il motivo è presto detto : insegnare a un ragazzo che sa tirare di collo pieno altre varianti quali interno collo , esterno collo e anche interno è molto più facile che non fare il percorso contrario.

Per convincersene basta fare una verifica immediata , secondo il metodo globale-analitico-globale : prendete alcuni ragazzi e chiedete loro di calciare in porta nel modo che preferiscono , osservando quale modalità di impatto sceglieranno ; ora prendete quelli che prediligono tirare di interno collo con rincorsa laterale e chiedete loro di calciare di collo pieno con rincorsa rettilinea ; sono pronto a scommettere ( perché mi è successo tante di quelle volte .. ) che alcuni di questi avranno serie difficoltà a calciare di collo pieno , al punto che molti cercano comunque di "deviare" il percorso per rendere più obliqua la rincorsa e colpire la palla con l'interno.

La rincorsa non rettilinea è soltanto uno degli innumerevoli errori che non permettono ai ragazzi un tiro di collo pieno efficace; vediamo di riassumerli tutti, con la promessa di suggerire in un post successivo alcuni esercizi specifici per correggerli :

1) rincorsa non rettilinea : la rincorsa deve essere il più possibile in linea con la traiettoria che si vuole imprimere alla palla
2) rincorsa con passo troppo lungo e con appoggi sul tallone piuttosto che sull'avampiede : solo l'ultimo passo può e deve essere più lungo per permettere una maggiore oscillazione dell'arto calciante
3) oscillazione limitata dell'arto calciante per un ridotto caricamento dello stesso prima del tiro
4) oscillazione limitata dell'arto calciante che viene trattenuto e non "slanciato" dopo l'impatto con la palla : un metodo rapido ed efficace per valutare quanto e come l'arto calciante viene effettivamente slanciato dopo l'impatto con la palla è il sollevamento di riflesso dell'arto di appoggio. In alcuni calciatori che imprimono molta potenza alla palla , questo fenomeno è talmente evidente che il tiro si traduce quasi in una sforbiciata , con l'arto d'appoggio che si solleva da terra quasi più dell'arto calciante ( nel video è mostrato Roberto Carlos , con un tiro di esterno collo e non propriamente di collo pieno , ma il fenomeno descritto è quanto mai evidente ).
5) errato posizionamento del piede di appoggio , che si ferma troppo indietro e non in linea con la palla : questo errore spesso fa si che la palla si alzi eccessivamente; il piede d'appoggio nel tiro di collo pieno dovrebbe essere invece in linea con la palla , così che il ginocchio dell'arto calciante si trovi esattamente sopra la palla.
6) errato orientamento del piede di appoggio , che deve fungere da "mirino" per la direzione da imprimere alla palla : se invece viene invece indirizzato verso destra o verso sinistra , tutto il corpo tenderà ad orientarsi nell'una o nell'altra direzione , facendo terminare il tiro a lato.
7) mancata inclinazione verso il basso della punta dell'arto calciante : è forse uno degli errori più frequenti e al tempo stesso più grossolani , che da luogo ad un tiro con la punta del piede o con altra parte anatomica , ma non con il collo pieno.
8) errato orientamento della punta del piede che calcia : se la punta è indirizzata verso il basso , ma con il piede girato verso destra o verso sinistra , si ottengono gli stessi svantaggi di quanto detto al punto 6 ; il tiro rischia di terminare a lato anziché in porta.
9) scarso o errato movimento delle braccia sia in fase di rincorsa che in fase di impatto con la palla : come nella tecnica di corsa , un uso corretto delle braccia è importante perché permette di dare equilibrio e fluidità e scioltezza nei movimenti; viceversa , una corsa contratta e poco sciolta riduce la massima forza che si può imprimere alla palla.
10) errato orientamento del busto , che anziché essere inclinato in avanti "sopra la palla" è reclinato all'indietro : questo errore spesso si combina con quello del piede di appoggio troppo arretrato ( anzi spesso ne è una conseguenza ) e conduce ai medesimi svantaggi ; il tiro rischia di terminare alle stelle.

Friday, January 16, 2009

Programmazione : nella pausa invernale spazio alla tecnica di base

Da quando ho iniziato ad allenare, 6 anni fa , questa è la prima stagione alla guida di una squadra del settore di base da inizio stagione : a Febbraio 2006 presi gli esordienti 1993 proprio a ridosso del campionato primaverile.

Perciò in questi mesi sto sperimentando una fase della stagione un po' particolare , che solo chi allena pulcini ed esordienti conosce : la pausa invernale. La peculiarità di questo periodo della stagione, che va indicativamente da metà Dicembre a metà Marzo , è che non ci sono partite ufficiali ( sempre che non si decida di disputare i tornei di calcio a 5 in palestra , che la mia società ha giudicato non strettamente necessari ) : si può vedere questo fatto come uno svantaggio e adoperarsi quindi per organizzare ogni settimana una amichevole o vederla come una pausa salutare da impegni "ufficiali" , che per quanto non agonistici e improntati più alla verifica degli obiettivi comportano sempre una certa attenzione.

Personalmente propendo per questa seconda opzione e ne ho approfittato per passare da due a tre allenamenti ( gli impegni settimanali restano sempre 3 come durante il campionato autunnale ) , proponendo al termine del terzo allenamento un'amichevole "in famiglia" alternativamente con gli esordienti 1996 o con i pulcini 1998. Avendo quindi un allenamento in più e non dovendo disputare incontri ufficiali , ne ho approfittato per ridurre un po' all'interno degli allenamenti le proposte "tattiche" come partite a tema o situazioni di gioco e per aggiungere qualche esercizio in più di coordinazione e tecnica di base. Del resto è quello che propone lo stesso settore giovanile della FIGC nella sua guida tecnica per le scuole calcio : nel capitolo dedicato agli esordienti si trova infatti un grafico con l'andamento annuale dei carichi tecnici , tattici e motori. Come si può osservare il fattore tecnico ha un picco proprio in corrispondenza del mese di Gennaio , in corrispondenza del quale viene anche suggerita una riduzione del carico di esercizi relativi al fattore tattico-cognitivo.