Friday, May 9, 2008

Mino Favini e Lla siepe di Zingonia

Mino Favini , per chi segue un po' il mondo del calcio giovanile , è uno di quei personaggi che ti verrebbe spontaneo guardare dal basso verso l'alto , non foss'altro che per la lunga lista di campioni scovati in una vita interamente dedicata al calcio : Vierchowood, Fontolan, Matteoli , Borgonovo, Annoni, De Marchi, Simone, Zambrotta, De Ascentis, Pedone , Donati , Pelizzoli, Morfeo, Tacchinardi, Locatelli , Pazzini , Montolivo , ma potrei continuare fino a fondo pagina!

Se lo ascolti parlare , però , ti accorgi subito che non è un tipo a cui piace stare sul piedistallo. L'umanità che lo contraddistingue ci ha colpito subito quando , arrivati a Zingonia per la visita al settore giovanile dell'Atalanta , ci accoglie per i saluti di benvenuto; ne abbiamo la conferma quando , lasciati liberi di girare per il centro sportivo nerazzurro ad osservare gli allenamenti delle varie categorie dagli esordienti alla prima squadra , si intrattiene con questo o quel collega a raccontare aneddoti.

Così ci racconta di quando ha scommesso su Gianfranco Matteoli o Marco Simone , contro tutti gli integralisti del "calcio muscolare" che non li ritenevano sufficientemente strutturati ( "troppo piccoli , dove vuoi che vadano" gli dicevano : verrebbe da ringraziare i tanti Mino Favini sparsi per il mondo che ci permettono oggi di ammirare un Messi piuttosto che un Giuseppe Rossi o un Giovinco ) ; oppure , elogiando la cultura del lavoro di De Ascentis che stava svolgendo un lavoro differenziato sotto i nostri occhi , ci ricorda di quando nei primi anni '90 , responsabile del settore giovanile al Como , l'allora mister della prima squadra gli chiese un primavera che facesse da lepre per il test di Cooper : il ragazzino quasi doppiò i colleghi più anziani fra maledizioni di ogni genere.

Ma il consiglio che più mi è rimasto impresso , sul quale mi piacerebbe svolgere una breve riflessione , è la metafora della siepe. Una perla di poesia e pragmaticità , che induce empatia immediata in chi , magari chiamandola in un altro modo , la siepe ce l'ha sempre chiara in testa ogni volta che varca il cancello del campetto di provincia : "non vi preoccupate di vincere 1-0 piuttosto che 2-0 perché tanto - ci dice - alla fine quel che conta è saltare la siepe".

Lo guardiamo un po' perplessi e lui ci indica due campi del centro sportivo di Zingonia : nell'uno si allena la prima squadra , nell'altro la primavera. In mezzo , una siepe alta due metri che li divide.

La metafora è più che mai azzeccata , perché nell'atteggiamento di fronte a quella siepe si distinguono le visioni del mondo di chi opera nel calcio giovanile : 


- ci sono gli istruttori , quelli costantemente impegnati a far crescere e migliorare i propri ragazzi ( anche sbagliando , perché l'errore è parte integrante di quel percorso di crescita ) sperando che , un giorno supereranno la siepe ... e poco importa che saranno altri a prendersene il merito ; 

- ci sono quelli che si concentrano sul risultato del "campo di quà" e preferiscono non pensare al "campo di là" e buonanotte ai sognatori ;

- ci sono gli allenatori di prime squadre : alcuni più coraggiosi , che aiutano i ragazzi a saltare , altri col braccino corto , che pensano a salvarsi le pelle da società che non conoscono le parole programmazione e pazienza ; 

- ci sono infine i dirigenti , i responsabili tecnici , i direttori sportivi , i presidenti , che in un certo senso costituiscono i "guardiani della siepe" : se con l'istruttore giovanile si limitano alla telefonata di fine partita per il rituale "quanto hai fatto" , se l'allenatore di prima squadra al secondo pareggio è già in discussione , se le rose si fanno guardando ai curriculm e non valutando la prospettiva ( perché è molto più facile dire che un giocatore di 30 anni è "da eccellenza" se sull'almanacco c'è scritto che ha giocato in serie D o in C2 , molto più difficile se è un ragazzotto che viene dal settore giovanile ) , c'è poco da fare , non c'è trampolino che tenga e la siepe resta invalicabile.

Allora ti chiedi se forse non hanno ragione quei tuoi colleghi che oltre la siepe non guardano , quelli che è meglio un uovo oggi che una gallina domani , quelli che fra 1-0 e 2-0 c'è differenza eccome .. checché ne dica il Mino Favini di turno.

p.s. Per chi volesse approfondire la figura di Mino Favini consiglio questi link :

1) intervista su il portale dello sportivo
2) presentazione su panathlon.net in occasione della consegna del premio alla carriera
3) intervista su sport.it

Thursday, May 8, 2008

Viaggio-studio all'Atalanta B.C.

Ieri con la sezione AIAC di Macerata sono stato ad un viaggio-studio presso il centro sportivo di Zingonia , dove si allenano la prima squadra e il settore giovanile dell'Atalanta B.C. ( che per chi non lo sapesse sta per Bergamasca Calcio ).

In mattinata ci ha accolto Stefano Bonaccorso , una delle figure più in vista del calcio giovanile italiano , che ci ha parlato dell'opportunità di riscoprire i vecchi giochi popolari come forma di stimolo psico-motorio per i ragazzi della scuola calcio ( dai piccoli amici agli esordienti ).

Dopo pranzo siamo stati accolti dal responsabile del settore giovanile nerazzurro , Mino Favini , che ci ha presentato l'attività e i successi di quello che è una statistica del centro studi di Coverciano ha stabilito essere il miglior settore giovanile italiano e ci hanno lasciati liberi di seguire gli allenamenti di tutte le squadre dagli esordienti alla primavera , interloquendo a fine seduta con gli stessi tecnici che sono stati molto disponibili nel rispondere alle nostre domande.

Davvero un'esperienza positiva.

Friday, May 2, 2008

Un campione per un fondamentale : la veronica ( o roulette ) di Monsieur Zidane

Riprendo la rubrica un pallone per un fondamentale con Zinedine Zidane e la "sua" veronica o roulette.


La veronica è un gesto che si vede abbastanza di rado nel calcio d'elites , ancora meno fra i dilettanti e quasi mai nei nostri settori giovanili. Per questo si presta a mettere in luce due errori che secondo me sono piuttosto comuni nella didattica del dribbling ( o almeno lo sono stati per gli allenatori che ho avuto nel settore giovanile ) :

1) si tende a pensare alla finta e al dribbling come capacità innate , che si apprendono direttamente in situazione , trascurando l'analicità e l'approccio sistematico che invece è riservato ad altri gesti tecnici. Questo articolo apparso sul notiziario del settore tecnico è la conferma che questa visione è ancora molto diffusa : a Gennaio 2006 non esisteva ancora una categorizzazione sistematica e una nomenclatura univocamente condivisa delle finte , come invece esiste da decenni per tutti gli altri gesti tecnici. La veronica dimostra proprio che alcune finte non vengono spontanee durante l'1c1 , a meno che non si sia prima appreso e perfezionato il movimento in assenza di avversario ; in compenso si tratta di un gesto relativamente semplice , cioè si imprime facilmente nella memoria dopo un numero non eccessivo di ripetizioni. A questo proposito , una novità che ho pensato di introdurre nella programmazione della stagione per gli esordienti del prossimo anno è di sfruttare per questo scopo il pre-riscaldamento , ovvero quella fase durante la quale si attende che tutti i ragazzi si siano cambiati e che l'allenatore abbia preparato il setting della seduta : affrontando una finta diversa ad ogni mesociclo , i ragazzi sanno che possono ( e devono ) impiegare il tempo che trascorre dall'uscita degli spogliatoi all'inizio dell'allenamento vero e proprio a provare liberamente la finta della settimana. Otterrei così il duplice scopo di affrontare durante l'arco dell'anno quasi tutte le finte catalogate nell'articolo di cui sopra e di risparmiare tempo prezioso all'interno delle sedute vere e proprie per l'esecuzione situazionale; veniamo così al secondo aspetto:

2) nell'esecuzione situazionale della finta (1c1 , 2c1 , ecc ) , che invece trova ampio spazio nelle sedute di allenamento sin dalla scuola calcio , si dovrebbe rproporre per ciascuna finta una o più situazioni di gioco in cui essa risulti redditizia , così che ritrovando lo stesso contesto in partita il ragazzo possa associare immediatamente al problema (situazione) la soluzione (finta e dribbling); ho sottolineato il termine immediatamente perché mi è capitato di leggere ultimamente il libro di R.Capanna , Allenare Oggi Le Quattro Regole d'Oro , in cui si afferma che secondo recenti ricerche di alcuni neuroscenziati se lo stimolo creato da una situazione di gioco ricalca abbastanza fedelmente un contesto già affrontato e risolto in precedenza , la programmazione del gesto motorio in reazione allo stimolo avviene senza che vengano sollecitate le aree cognitive. Avrò modo in seguito di riaffrontare questo argomento , per ora mi preme sottolineare che la veronica si presta molto bene ad esemplificare questa seconda questione relativa alla didattica del dribbling : c'è una particolare situazione , che viene mostrata nel video al minuto 1:30 e che Zidane spiega chiaramente al minuto 1:20 , in cui la veronica può risultare la soluzione ottima al problema; è il caso in cui la palla è "contesa" a metà strada fra attaccante e difensore ( perché il primo se la è allungata in guida della palla o semplicemente perché vi si è trovata dopo un rimpallo) , tanto da indurre il difensore a tentare l'intercetto ("pensi di poter prendere il pallone e quindi vieni in avanti" dice Zidane all'intervistatore che si improvvisa difensore ) ; la veronica è ottimale perché permette all'attaccante di anticipare l'intervento del difensore , richiamare rapidamente la palla verso la propria sfera di competenza , proteggerla interponendo il corpo e superare il difensore senza che la palla sia mai scoperta ( durante l'intera rotazione fra difensore e attaccante c'è sempre di mezzo il corpo di quest'ultimo ). In molte altre situazioni , specialmente quando il portatore di palla ha saldamente il possesso della stessa e non si tratta quindi di una situazione di palla "contesa" , tentare una veronica può risultare addirittura controproducente .. perché rispetto ad altri dribbling si rischia di perdere il contatto con la palla.

Per chiudere l'argomento , a dimostrazione che in fondo la veronica non è un'esclusiva di Zidane ma è invece possibile vederla anche in una modesta partita di un campionato provinciale , a patto che il gesto sia stato memorizzato (punto 1) e che si sia in grado di riconoscere la situazione di gioco in cui può essere redditizia (punto 2) , eccola eseguita da Eg.M. contro la Castelfrettese , proprio nella situazione di gioco descritta poche righe sopra :


Monday, March 24, 2008

Insegnare la copertura reciproca ai più piccoli? E' sufficiente un accorgimento logistico

In questo fine settimana sono andato ad assistere ad alcune partite del torneo di Filottrano categoria esordienti : ne approfitto per fare i complimenti ai nostri '95/96 che , pur classificandosi al penultimo posto causa un palese strapotere fisico degli avversari , hanno strappato applausi al pubblico presente per la capacità di giocare sempre la palla senza mai buttare via il pallone ( altrettanto non può dirsi di alcune squadre che pure sono arrivate nelle prime posizioni ).

Se ce ne fosse bisogno mi sono ulteriormente convinto di quanto nella fascia d'età 11-15 anni la differenza nei risultati la facciano pochi elementi in anticipo di crescità rispetto agli altri , che possono prendere palla a metà campo e arrivare con azione personale soli davanti al portiere). Se non si dispone di difensori altrettanto veloci e fisicamente sviluppati risulta difficile arginare tali individualità ; addirittura impossibile se , come è probabile nella categoria esordienti , i ragazzi non padroneggiano pienamente forme di collaborazione difensiva quali il raddoppio e la copertura reciproca.

Mi è venuto quindi in mente il seguente esercizio , anche se più che un esercizio si tratta di una diversa organizzazione logistica degli esercizi 1c1 : per quanto riguarda la fase analitica dell'insegnamento della finta e del dribbling , in cui il difensore svolge un ruolo passivo , sono solito far eseguire gli esercizi a coppie in ordine sparso per il campo ( soprattutto nella fase di riscaldamento ). Perché non svolgere invece l'esercizio a terne , con i difensori che , una volta superati , vanno a coprire nuovamente la porta alle spalle del compagno?




Soprattutto nelle categorie pulcini ed esordienti , in cui le esercitazioni 1c1 sono svolte molto di frequente , la continua ripetizione di questo movimento permetterebbe di imprimerlo nell'esperienza tattico-motoria senza dover svolgere sedute specifiche sul raddoppio e sulla copertura , che risulterebbero troppo precoce in queste categorie.

Saturday, March 22, 2008

Buona Pasqua

Buona Pasqua a tutti i lettori del blog e alle loro famiglie
.

Tuesday, March 18, 2008

Perché si perde il possesso palla , 2° puntata : la cultura del passaggio

Nella prima "puntata" di questa serie di post ho citato come una delle cause della perdita del possesso palla la scarsa "cultura del passaggio". Avrei potuto parlare semplicemente di "precisione del passaggio" o "attenzione nel passaggio" , ma queste sono a mio parere delle conseguenze : a monte sta un atteggiamento mentale , un approccio al gesto tecnico che riesco a definire solo come "cultura del passaggio" ( per fare un parallelo , riuscireste a definire in altri termini quella che viene definita "cultura dello sport"? E' possibile ridurla al solo fair play o al sano agonismo? ).

Tale approccio presuppone la consapevolezza che affinché si possa mantenere il possesso , non è sufficiente servire il compagno , ma è necessario metterlo nelle condizioni ideali per mantenerlo :

1) un giocatore con la cultura del passaggio sa che trasmettere la palla è anzitutto un gesto di altruismo e di fiducia nel compagno , nelle cui mani ( o meglio , nei cui piedi ) si affida il proprio destino ( calcistico , si intende! ) e quello della squadra e quindi si mette nei suoi panni , lo serve nel modo migliore perché possa riceverla , controllarla ed eventualmente proteggerla;

2) un giocatore con scarsa cultura del passaggio interpreta la trasmissione della palla come uno scaricabarile ( "la palla ti è pervenuta , in un modo o nell'altro , ora sono affari tuoi e posso ritenere concluso il mio compito" ( o sarebbe meglio dire "il compitino");

La differenza sta tutta in quel "in un modo o nell'altro" : spesso il ragazzo che riesce a far pervenire palla al compagno pensa di avere assolto a pieno al proprio compito , invece quel passaggio contiene in nuce le cause che porteranno alla perdita del possesso nel giro di pochi istanti , perché :

1) è stato eseguito con forza sproporzionata rispetto alla distanza del compagno
2) è stato eseguito alzando la palla da terra , nonostante non vi fossero fra i due ostacoli che giustificassero la traiettoria aerea
3) è stato eseguito con la palla che rimbalza in modo irregolare , mentre bastava accompagnarla con l'arto calciante per farle assumere una triaiettoria il più possibile regolare
4) è stata passata palla ad un compagno marcato nella direzione dell'avversario , invece che "ad allontanarsi" dallo stesso
5) è stato eseguito verso compagni in inferiorità numerica quando vi erano soluzioni alternative in zone di superiorità
6) è stato eseguito sulla corsa mentre il compagno era fermo oppure è stato servito sui piedi un compagno che stava correndo e si aspettava la palla sullo spazio
7) è stato eseguito "con il giro sbagliato" ( ad esempio un passaggio lungo la linea laterale destra eseguito di interno sinistro o esterno destro )

Tornando all'esercizio di possesso palla di inizio stagione descritto nel post precedente , è importante interrompere l'azione ogni volta che si perde il possesso palla per il presentarsi di una di queste situazioni ed evidenziare la relazione causa-effetto ; è chiaro che il continuo spezzettamento dell'azione può essere praticato in una fase iniziale , ma è poi scarsamente tollerato dai ragazzi: una volta chiari i concetti e stabilito un dizionario condiviso sono sufficienti poche parole perché l'allievo capisca di essere caduto in uno degli errori sopra esposti; io ad esempio distinguo fra "favori" e "dispetti" : un passaggio eseguito nei 7 modi sopra descritti è chiaramente un dispetto , mentre un passaggio che mette il compagno nelle condizioni ideali di ricevere la palla e mantenerne il controllo è un "favore".

Qui è possibile scaricare la prima seduta di allenamento della preparazione di quest'anno , in cui appunto abbiamo affrontato questi temi.

Wednesday, March 12, 2008

Perché si perde il possesso palla? ( 1° parte ).

Il campionato "ordinario" sta terminando e da questa settimana abbiamo diviso i giovanissimi ('93/'94) e gli allievi ('91/'92) creando un unico gruppo '92/'93 , che andrà ad affrontare il torneo allievi 2° fascia : d'ora in poi i '94 si allenaranno coi '95 ed i '91 con gli '89/'90.

Gli allenamenti saranno tenuti dal sottoscritto e dal mister degli allievi : entrambi ci siamo trovati di fronte nuovi elementi ( dei '92 che hanno disputato quest'anno il campionato allievi , solo 2 erano con me nei giovanissimi dello scorso anno ) e abbiamo concordato che questa settimana servirà per valutare la situazione di partenza , sulla quale impostare la programmazione , oltre che per conoscerci reciprocamente per quanto riguarda i metodi di allenamento di ciascuno.

Personalmente , quando mi trovo di fronte ad un nuovo gruppo , il primo esercizio che propongo è un semplice possesso palla su ampi spazi , prima a tocchi liberi e poi a 2 tocchi , con l'obiettivo di raggiungere almeno 10 passaggi consecutivi.

Il motivo è presto detto : se l'obiettivo dei 10 passaggi viene raggiunto spesso , ha senso inserire sin da subito nelle sedute di allenamento situazioni di gioco e partite a tema per la tattica collettiva ; se la squadra non è in grado di inanellare più di 5-6 passaggi consecutivi è illusorio pensare di poter insegnare proficuamente i principi di tattica collettiva : è invece il caso di rimuovere le cause di questo impedimento e insistere maggiormente sulla tecnica e sulla tattica individuale.

Nella mia pur breve carriera mi sono trovato quasi sempre nella seconda situazione ( se non altro perché ho sempre allenato esordienti o giovanissimi "misti" , cioè con ragazzi appena usciti dalla categoria esordienti , senza avere mai a disposizione lo stesso identico gruppo per 2 anni consecutivi, come può succedere nelle società più grandi dove i gruppi sono divisi per annate ) e ho potuto osservare che i motivi degli scarsi risultati nel possesso palla sono quasi sempre gli stessi :

1) scarsa "cultura del passaggio" ( nel prossimo post spiegherò cosa intendo con questa locuzione apparentemente un po' oscura )
2) poco smarcamento o smarcamento sbagliato nei parametri "come" , "dove" (ampiezza o profondità) , "quando" ( contatto visivo e palla giocabile )
3) tendenza a giocare "a testa bassa" e scarsa visione periferica
4) scarsa protezione della palla
5) errori nella ricezione : tecnici e tattici ( ricezione orientata )
6) scarsa lettura delle dinamiche del gioco e delle traiettorie : traiettorie di corsa dei compagni ( passaggio sull'uomo quando la palla andrebbe servita sullo spazio e viceversa passaggio sullo spazio quando il compagno è fermo o fa un movimento sul corto per chiedere palla sui piedi ) , traiettorie della palla
7) tendenza a concentrarsi in una zona del campo senza sfruttare tutti gli spazi a disposizione

Ciascuno di questi punti meriterebbe una trattazione separata , tante sono le cose che ci sarebbero da dire , perciò spezzerò questo argomento in più post. Alla prossima puntata.

Friday, March 7, 2008

Gli esercizi di De Bellis gratis su youtube

Youtube è veramente una fonte inesauribile di informazioni per allenatori in cerca di ispirazione , quindi ne approfitto spesso quando ho occasione di navigare un po' in internet; ieri sera mi ero messo a cercare qualche esercizio interessante sulle capacità coordinative ( a proposito : in inglese si chiamano "coordinative skills" o "coordination skill"?) : con mia grande sorpresa , ho trovato una serie di video degli allenamenti di una squadra turca che ripropongono tali e quali tutti gli esercizi proposti nel DVD di Roberto De Bellis Esercitazioni per l’adattamento e la trasformazione del gesto calcistico attraverso la variazione dello stimolo. Da una rapida ricerca su ho scoperto che l'allenatore è Hikmet Karaman e la squadra dovrebbe essere l'Ankaraspor ( ex squadra , mi pare di aver capito , visto che sembra sia stato esonerato ) : qui potete trovare tutti i video in oggetto.

Che il libro fosse molto apprezzato e che i suoi esercizi avessero iniziato a circolare mi era noto , ricordo ad esempio di averne visti alcuni opportunamente rimodulati quando durante il corso di allenatore di base siamo andati ad assistere agli allenamenti degli juniores nazionali della Maceratese.

Il problema è però , appunto , la capacità di rimodularli da parte di ciascun allenatore per adattarli alle proprie esigenze , che del resto è l'auspicio formulato dallo stesso De Bellis al termine del DVD: qui invece sono semplicemente riproposti tali e quali e per di più pubblicati su internet come se si trattasse di contributi originali. Non penso ci siano gli estremi legali per la violazione del copyright , perché in fondo si tratta delle riprese dell'allenamento di una squadra di calcio e non è reato riproporre gli esercizi trovati su un libro o su un DVD ( anzi , i libri e i DVD si comprano proprio per quello ). Certo la scelta di pubblicarli su youtube , senza citare la fonte e attribuendosene in qualche modo la paternità , lascia per lo meno un po' perplessi.

Per quanto mi riguarda , ho sempre cercato di interpolare questo genere di esercizi ( ad esempio skip su over bassi o su cerchi , magari alternati a rotazioni delle braccia ) all'interno delle esercitazioni tecnico-tattiche , soprattutto per allenare la capacità di reazione motoria.

Eccone un esempio:

ESERCIZIO per allenare la conclusione in condizioni di pressione temporale

Si dispongono una serie di 5-6 over bassi ( o di cerchi ginnici o la combinazione di entrambi ) immediatamente fuori dall'area di rigore. L'allenatore si colloca sul dischetto di rigore con un pallone : quando calcio la palla verso gli over l'allievo inizia ad eseguire gli skip e deve terminarli prima che arrivi la palla : una volta uscito dagli ostacoli deve calciare di prima in porta.


Il "segreto" dell'esercizio sta nel calciare la palla più o meno forte a seconda del grado di difficoltà che si vuole dare all'esercizio : calciando piano l'allievo avrà a disposizione due o tre passi di rincorsa prima di concludere. Calciandola più forte dovrà tirare di prima non appena messo il piede di appoggio fuori della serie di ostacoli. In entrambi i casi , per poter calciare di prima , dovrà programmare il gesto motorio prima di uscire dalla serie di ostacoli , mentre sta eseguendo gli ultimi 2-3 skip , e questo ripropone un contesto molto simile a quello di gara : in area può capitare ad esempio che l'attaccante sia a contatto con un avversario o stia osservando il piazzamento del portiere o dei compagni. In tutti questi casi , se vuole poter calciare di prima intenzione , deve pianificare il gesto tecnico mentre sta svolgendo altri "compiti".

VARIANTE : quando l'esercizio è stato appreso e si vuole aumentare la difficoltà , oltre a passare la palla con una forza tale da obbligare l'allievo a calciare non appena mette il piede di appoggio fuori dagli ostacoli , si può prevedere la presenza di un portiere che quando mancano ancora un paio di skip si sposti verso uno dei due pali. L'allievo dovrà tirare di prima verso il palo lasciato libero.

Già lo scorso anno portai l'esempio di benefici evidenti che questo genere di esercizi avevano portato ai miei ragazzi : lo feci in questo post e ne approfitto per riproporre il video del goal di T.B. che ricalca in modo chiarissimo questo esercizio.

Thursday, February 21, 2008

Mancini in Roma - Real Madrid : il taglio perfetto!

Mancini è un calciatore "didattico" , alcune delle sue azioni andrebbero mostrate nei settori giovanili : già lo scorso anno mi ricordo di aver postato il video del suo goal contro il Lione perché mostrava in modo esemplare le tre fasi del dribbling ( tentativo di sbilanciamento dell'avversario --> osservazione dello sbilanciamento --> dribbling per passare dalla parte opposta ).

Contro il Real Madrid , in collaborazione con Totti , ne ha sfornata un'altra delle sue : l'azione è talmente simile a questa progressione didattica per il taglio che abbiamo eseguito la scorsa settimana , che questo pomeriggio agli allenamenti non potrò fare a meno di farlo osservare i ragazzi.

Il rischio quando si propongono esercitazioni come questa, soprattutto lavorando con ragazzi adolescenti che per loro natura tendono a mettere in dubbio e vagliare criticamente ogni insegnamento ricevuto , è quello di passare per dei fissati che passano mezz'ora su una stessa situazione di gioco finché non viene recepita in tutti i suoi aspetti.

Per questo motivo quando capita di rivedere la stessa azione riproposta in una partita così importante , l'occasione di ribadire l'efficacia di quanto insegnato non può essere lasciata cadere.


Friday, February 8, 2008

Un campione per un fondamentale : Dejan Savicevic e la guida della palla

Si è già detto in qualche post passato di quanto possa essere importante far leva sull'attenzione che i nostri ragazzi prestano al calcio dei campioni , facendolo diventare uno strumento di apprendimento a nostro favore : per quanto possiamo aver giocato in alte categorie ( e non è il mio caso! ) non saremo mai in grado di mostrare un gesto tecnico con la perfezione che riesce solo a pochi campioni delle massime serie.

Ne approfitto per inaugurare una nuova "rubrica" del blog , intitolata "un campione per un fondamentale" : ci sono fuoriclasse come Maradona , Pelé , Kaka , Van Basten che eccellono in tutti i fondamentali e poi ci sono giocatori che sono così bravi in un fondamentale che passeranno alla storia per quel particolare : non è raro sentir dire "tira come Roberto Carlos" , "dribbla come Garrincha" , ecc ecc

L'idea di questa rubrica mi era balenata in testa osservando come protegge palla Clarence Seedorf , ma non avevo ancora avuto modo di metterla per iscritto : oggi mentre svolgevamo alcune esercitazioni di guida della palla in slalom fra conetti ( slalom ad 1 tocco solo di interno , slalom ad 1 tocco solo di destro o solo di sinistro , slalom ad 1 tocco solo di esterno o solo con la pianta del piede ) discutevamo coi ragazzi di quanto quest'ultimo modo di guidare la palla sia difficile da vedere oggi giorno; così mi è subito venuto in mente "il genio" Savicevic e mi sono stupito che nessuno lo conoscesse ( salvo ricredermi pensando che nel Maggio 1994 , quando il genio metteva in rete quel pallonetto pazzesco nella finale di Atene , qualcuno dei miei ragazzi non era nemmeno nato! ).

Ecco dunque l'occasione per rivederlo all'opera ; degni di nota sono appunto le guide della palla con la pianta del piede e , nell'ultima azione , la capacità di guidare la palla voltandosi addirittura indietro per osservare se il guardialinee avesse segnalato fuorigioco : un aneddoto non isolato dato che , non ricordo in quale partita , lo vidi correre addirittura per 10 metri palle al piede con lo sguardo volto ad osservare l'avversario che lo inseguiva. Segno che uno così in guida della palla poteva anche salire sul tram e fare le scale !