Thursday, August 21, 2008

Perché si perde il possesso della palla (4° parte) : la ricezione e la lettura delle traiettorie.

Continuiamo la serie di post dedicati al miglioramento degli aspetti di tecnica applicata ( o tattica individuale ) che hanno una diretta conseguenza nel miglioramento del possesso palla ( tattica collettiva ) ed affrontiamo il tema della ricezione.

Gli errori di ricezione sono sostanzialmente di due tipi:
1) errori tattici : il giocatore orienta la palla nella direzione sbagliata o esegue una ricezione a seguire quando era opportuna una ricezione da fermo e viceversa; un video con l'esemplificazione di questo genere di errore lo si può trovare qui
2) errori tecnici: il giocatore ha deciso correttamente la ricezione più opportuna ma non è in grado di metterla in atto per carenze tecniche.

Di seguito propongo 3 sedute che ho inserito nel periodo preparatorio che andremo ad affrontare con gli esordienti 1° anno della S.S.D. Borghetto; le stesse sedute saranno riproposte ed ampliate nel mesociclo specifico dedicato alla ricezione:

1) seduta per la ricezione della palla da fermo ( stop )
2) seduta per la ricezione della palla a seguire da traiettoria radente
3) seduta per la ricezione della palla a seguira da traiettoria aerea

Nelle sedute si affronta implicitamente ed anche esplicitamente l'obiettivo di migliorare la lettura delle traiettorie : nella lista di 7 cause della perdita del possesso palla esposta in precedenza la lettura delle traiettorie era elencata subito dopo la ricezione , anche se i due aspetti sono duali e possono essere visti come due facce della stessa medaglia. In effetti all'errore tattico e a quello tecnico si potrebbe aggiungere una terza specie di errori di ricezione:

3) errori coordinativi: il giocatore saprebbe dove orientare la ricezione e avrebbe le capacità tecniche per ricevere la palla se si trovasse in traiettoria con la stessa , ma non vi si trova per lacune di anticipazione motoria e di timing.

Nelle sedute proposte si cerca di migliorare entrambe queste capacità : l'esercizio detto "palla rilanciata" ( che è presente in quasi tutti gli eserciziari per la scuola calcio, ma che per onor di copyright ho letto la prima volta nel libro di Stefano Bonaccorso - Calcio. Allenare il settore giovanile ) obbliga i ragazzi a valutare la traiettoria della palla e a farsi trovare nel punto di caduta pena l'assegnazione di un punto alla squadra avversaria se la palla tocca terra senza essere stata controllata.

Il timing viene invece allenato nel riscaldamento della seduta 1 e nelle successive esercitazioni tecniche, dove mi sono avvalso di un metronomo che a differenza di altri è gratuito e sempre disponibile : la forza di gravità! In particolare l'esercizio che alterna la ricezione ad un percorso andata-ritorno attorno a un conetto l'ho mutuato ( sempre per onor di copyright ) da un esercizio per la rapidità proposto nel libro di Weineck - l'allenamento ottimale del calciatore.

Un altro metronomo più difficile da reperire su un campo di calcio ma ugualmente efficace è la corda : ricordo che al corso di scuola calcio CONI-FIGC il Prof. Marziali ci propose un interessante esercizio in cui due allievi fanno girare una corda come nei giochi popolari e un terzo allievo lancia la palla e deve scegliere il tempo giusto per passare sotto la corda ed andare a riceverla dall'altra parte. Detto così sembra abbastanza facile , ma assicuro che metterebbe alla prova anche la capacità di timing di molti giocatori adulti.

Tuesday, August 19, 2008

Speed Ladder

In inglese si chiama speed ladder , traducibile letteralmente come scala della velocità , e negli USA sta impazzando per gli allenamenti di rapidità di ogni sport : dal soccer al basket al football americano. Del resto basta cercare speed ladder su Youtube per rendersene conto:






In realtà , per quanto riguarda la metodologia dell'allenamento , non si tratta di nulla di nuovo e gli stessi esercizi possono essere proposti sugli over bassi e poggiando a terra dei paletti. Ma volete mettere la praticità? Chi allena nelle categorie provinciali o fra i più piccoli lo può capire bene : mettiamo di voler proporre una gara di rapidità e coordinazione fra due squadre con questo genere di esercizi. Per piazzare una quindicina di paletti o over bassi a terra ci vogliono un paio di minuti e se si allena un gruppo un po' "vivace" in due minuti si può scatenare il finimondo! Con questo attrezzo invece.. tac , due secondi e si è già pronti.

Per questo mi sono deciso di acquistarne un paio o di farle acquistare alla mia società , ma non sono assolutamente riuscito a trovarne sui siti di catene sportive in italia. Si può trovare su e-bay e sul sito di nike.com , ma la provenienza sono quasi sempre gli USA con gli inevitabili disagi che questo comporta in termini di spese di spedizione e tempi di consegna : piuttosto che farle arrivare dall'america tanto vale costruirsele.

Per una volta , quindi , proporrei che il flusso usuale della comunicazione nel blog si inverta : qualcuno saprebbe dirmi chi commercializza la speed ladder in italia? Chi volesse darmi una mano può usare i soliti canali di feedback : i commenti , il forum o l'indirizzo e-mail indicato nel profilo.

Monday, August 4, 2008

Ancora una rivisitazione dei giochi popolari : rubabandiera e la protezione della palla

Presto sarà online la 4° puntata della serie di post sul possesso palla , dedicata alla protezione. Dovendo strutturare delle sedute di allenamento sulla protezione e difesa della palla per esordienti 1° anno , ero alla ricerca di alcuni giochi iniziali che fossero in tema con l'obiettivo. Qualcosa di analogo a quanto fatto per la guida della palla con il gioco un-due-tre-stella: ho così pensato a possibili adattamenti del gioco rubabandiera , in cui ovviamente c'è da riportare alla base non il fazzoletto ma la palla. A differenza del rubabandiera classico , in cui chi prende il fazzoletto perde il punto se viene toccato , qui il contatto fisico è parte integrante del concetto stesso di protezione della palla e va stimolato anziché scoraggiato : pertanto il difensore non dovrà limitarsi a toccare l'attaccante ma dovrà riconquistare o almeno intercettare la palla e l'attaccante non dovrà preoccuparsi di essere toccato dal difensore , ma anzi dovrà utilizzare al meglio il busto e le braccia per interporli fra palla e difensore.

Vediamo quindi alcuni possibili giochi iniziali , ordinati come al solito secondo gradi di difficoltà crescente secondo il principio della progressione didattica :

esercizio 1 : rubabandiera con definizione dei ruoli e senza chiamata della porticina. I ragazzi vengono divisi in due squadre , delle quali una attacca ( i blu , ad esempio ) ed una difende ( i rossi ). Alla chiamata del proprio numero, attaccante e difensore si porteranno dentro il quadrato dove è collocata la palla e l'attaccante tenterà di uscire da una delle porticine poste sui lati del quadrato. Le porticine possono essere due ( destra / sinistra ) o 3 ( destra / sinistra / dietro ).




esercizio 2 : rubabandiera con definizione dei ruoli e chiamata della porticina. La prima chiamata dell'istruttore indica quale coppia giocherà l'1c1 , la seconda chiamata indica all'attaccante la porticina dove uscire palla al piede proteggendo la palla.

esercizio 3 : rubabandiera senza definizione dei ruoli e senza chiamata della porticina. Alla chiamata dell'istruttore la coppia si porta dentro il quadrato , ma non è definito chi sia l'attaccante e chi il difensore. Il primo giocatore che tocca palla svolge il ruolo dell'attaccante e l'altro quello del difensore : il difensore non può toccare l'attaccante finché questi non ha toccato palla.

esercizio 4 : rubabandiera senza definizione dei ruoli e con chiamata della porticina. La prima chiamata indica la coppia di giocatori che deve effettuare l'1c1 ; la seconda chiamata indica entro quale porticina deve uscire l'attaccante , che anche in questo caso sarà il primo giocatore ad aver toccato palla.

Con opportune modifiche gli stessi esercizi possono diventare delle situazioni di gioco :

esercizi 1a,2a,3a,4a : come gli esercizi 1,2,3,4 con le porticine sostituite da porte difese da portieri. Le porte vanno posizionate sufficientemente lontane dalla posizione iniziale del pallone , perché l'attaccante deve trovarsi di fronte ad una ulteriore difficoltà : scegliere fino a quando guidare la palla perché sufficientemente protetta dal difensore e quando invece concludere a rete per non rischiare di perdere la palla e quindi assegnare un punto all'avversario ( trattandosi di un esercizio specifico per la protezione della palla si può vietare il dribbling ).

Sunday, June 1, 2008

Perché si perde il possesso palla ( 3° parte ) : lo smarcamento. Come , dove , ma soprattutto quando.

Continuando ad analizzare le cause che possono condurre ad uno scarsa capacità di mantenere il possesso palla da parte dei giovani calciatori , passiamo a parlare di smarcamento : ai fini del possesso palla il passaggio sta alla tecnica di base come lo smarcamento sta alla tattica individuale. Se cioè il passaggio è il primo aspetto di tecnica di base da migliorare per favorire il possesso , lo smarcamento è il primo aspetto da migliorare per quanto riguarda la tattica individuale.

Del resto in questo blog si è parlato ampiamente dello smarcamento e proprio la tesina che ho presentato al corso di allenatore di base si apre con la citazione non c'è calcio se non c'è smarcamento : sono stati affrontati i concetti del come smarcarsi ( ad uscire dal cono d'ombra creato dall'avversario ) e del dove smarcarsi ( ampiezza o profondità in relazione alla disposizione degli avversari ) , mentre mi sono accorto di non aver mai affrontato in generale (sul blog , non sul campo) il tema del QUANDO smarcarsi ( se ne è parlato qui , ma nello specifico del solo smarcamento in profondità ).

Rispetto al "come" e al "dove" , il "quando" può dirsi last but not least perché , se non insegniamo ai nostri ragazzi a capire quando smarcarsi , possiamo vanificare tutti gli eventuali vantaggi derivanti dall'aver insegnato il come e il dove. Mi spiego con un esempio. Tenendo presente uno smarcamento in una zona generica del campo , la classica situazione del giocatore senza palla che deve uscire dalla zona d'ombra costituita dalla presenza dell'avversario , abbiamo che :

1) se lo smarcamento avviene troppo tardi si rischia di far intercettare il passaggio al difensore o di non farsi vedere dal portatore di palla ( che opterà quindi per altre soluzioni ).

2) se lo smarcamento avviene in anticipo si da il tempo al difensore di riposizionarsi , ricreando così la zona d'ombra.

Se poi consideriamo lo smarcamento in profondità alle spalle della difesa avversaria, eventuali asincronie vanificano del tutto il buon esito dell'azione ( uno smarcamento in anticipo manda l'attaccante in fuorigioco e uno smarcamento in ritardo permette al difensore di trovarsi in vantaggio sulla palla).

Si pone quindi il problema di insegnare ai nostri ragazzi ad osservare il comportamento del portatore di palla al fine di riconoscere le condizioni di inizio-smarcamento : uno smarcamento che venisse effettuato prima di tali condizioni sarebbe in anticipo , uno smarcamento che venisse effettuato molto dopo che si sono verificate queste condizioni sarebbe in ritardo.

Vediamo quindi di capire quali sono queste condizioni di inizio-smarcamento. Secondo Stefano Bonaccorso , che ha toccato di sfuggita l'argomento durante la visita che abbiamo effettuato con l'AIAC Macerata al settore giovanile dell'Atalanta , le due condizioni sono :

A) Contatto visivo , ovvero fra il ricevente e il portatore di palla deve intercorrere un segnale che faccia capire al secondo le intenzioni di movimento del primo ( dettare il passaggio )

B) Palla giocabile , ovvero il portatore è nelle condizioni di effettuare il passaggio : un portatore voltato di spalle , una palla aerea o contesa fra compagno e avversario , una palla che deve ancora essere ricevuta o controllata in prossimità del piede calciante sono palle non giocabili e quindi uno smarcamento effettuato in tali frangenti non potrà essere prontamente servito da un passaggio.

E' il caso di affrontare subito una possibile obiezione : tutti gli smarcamenti che si svolgono in una partita di calcio rispondono alla regola di Bonaccorso? In teoria si tratta di una approssimazione , che però ha piena ragione di esistere se ricordiamo che stiamo parlando di settore giovanile e in particolare di come migliorare una squadra di giovanissimi o esordienti carente nel possesso palla. Una volta che i giocatori avranno superato queste lacune e quando magari giocheranno in categorie superiori , si potranno trovare in alcune situazioni che non soddisfano questa regola. Si pensi ad esempio ai giocatori che fintano un passaggio per ingannare l'avversario quando sanno a priori che eseguiranno un altro gesto tecnico ( ma a quel punto il compagno dovrà conoscere le intenzioni del portatore di palla per altre vie , il più delle volte perché il gesto è stato provato in allenamento ) o che vedono il compagno ( addirittura alle loro spalle ) con la visione periferica e senza instaurare il contatto visivo. Uno degli esempi più lampanti di queste capacità evolute è il goal che segue , che tutti ci ricordiamo per le emozioni che è stato in grado di trasmetterci e non certo per la situazione tattica ( però c'è anche quella ):


Lasciando da parte obiezioni ed emozioni , vediamo qualche esercitazione che può fare al caso nostro :

1) un gioco iniziale adatto ai più piccoli è una semplice variante all'un-due-tre stella proposto nel post precedente. Al fischio dell'istruttore al giocatore rosso in figura è lanciata la palla e ai giocatori blu è chiesto di guidarla per conquistare più spazio possibile , come nell'"un-due-tre stella" per la guida della palla. L'arresto dovrà però avvenire quando il giocatore rosso avrà controllato palla e avrà alzato la testa per prendere visione del movimento dei compagni : a quel punto chi sarà trovato ancora in movimento dovrà ripartire dalla linea iniziale.


L'esercizio si presta bene ad essere l'inizio di una progressione didattica , perché focalizza l'attenzione solo sul riconoscimento delle due condizioni sopra indicate : si noti che la reazione alle due condizioni è opposta a quella che i giocatori dovrebbero attuare in condizioni di gioco ( si arrestano anziché mettersi in movimento come avviene nello smarcamento ).

2) per il contatto visivo degli esercizi adatti sono il 2c1 e il 3c1 per il triangolo "dai e vai" : nel 2c1 il portatore di palla deve scegliere fra 2c1 o dribbling in relazione al movimento del giocatore-sponda , che può essere lo stesso istruttore. Se la sponda viene incontro al portatore e stabilisce il contatto visivo , il portatore opta per il triangolo "dai e vai" ( prima figura ) , se invece la sponda resta ferma ( o volta volutamente le spalle al portatore , nel caso dell'istruttore ) l'attaccante sarà costretto ad optare per il dribbling ( seconda figura ).


Analogamente nel 3c1 i due giocatori sponda si coordineranno in modo che solo uno dei due assicura il contatto visivo venendo incontro al portatore , mentre l'altro si disinteressa del gioco : il portatore dovrà ovviamente passare la palla per il "dai e vai" alla sponda che assicura il contatto visivo.




3) una volta appresi i concetto , per proporre qualcosa di più vicino alle condizioni di gara , si possono proporre delle conclusioni in porta precedute da smarcamenti mediante corsa diagonale o taglio.


Si posizionano 4 conetti a simulare una linea difensiva, un attaccante che parte dalla fascia destra e un centrocampista dalla fascia sinistra : l'azione inizia con l'istruttore che lancia per il centrocampista e l'attaccante che inizia ad accentrarsi lentamente con corsa orizzontale o "a mezzaluna" , osservando i movimenti del centrocampista; quando questi avrà controllato la palla ( palla giocabile ) e alzato la testa ( contatto visivo ) a prendere visione della sua posizione , l'attaccante effettuerà un rapido cambio di direzione ( taglio in profondità ) e di velocità per ricevere palla alle spalle del difensore ( conetto ) in cui si troverà in quel momento ( a tale scopo lo spazio di gioco è stato suddiviso in 8 quadrati mediante altrettanti cinesini ). Le varianti a questa situazione di gioco sono molteplici e via via più complesse :
a) si possono sostituire i conetti con dei difensori passivi , che si muovono in sincronia come una linea difensiva reale , per ridurre i tempi di percezione e di decisione
b) si può chiedere ai due difensori che presidiano la zona del centrocampista e dell'attaccante di eseguire movimenti reali di contrasto all'azione , con un difensore che esce ad attaccare il centrocampista ed un altro che accompagna in marcatura il taglio dell'attaccante.

Tuesday, May 27, 2008

Come organizzare una seduta d'allenamento della categoria esordienti

La categoria esordienti è la categoria "di transizione" dal settore di base , la cosiddetta scuola calcio , al settore agonistico , comprendente giovanissimi e allievi. Se nel settore di base l'attività deve essere prevalentemente ludica , nel settore agonistico l'aspetto del gioco deve lasciare spazio a lavori analitici e situazionali più specifici.

Negli esordienti , quindi , bisognerebbe cercare di combinare i due aspetti , mettendoli il più possibile al servizio dell'obiettivo didattico della seduta : è quanto ho cercato di fare ad esempio nella seduta sulla guida della palla e il dribbling presentata nel post precedente. Ho cercato di utilizzare esercitazioni ludiche per intervallare le fasi della seduta di allenamento che invece richiederebbero più impegno e concentrazione ( una sorta di "fasi di scarico" ). Le fasi della seduta , così come ce le hanno proposte al corso di istruttore scuola calcio ( mentre , spiace dirlo , al corso di allenatore di base nessuno ci ha spiegato come strutturare una seduta di settore giovanile ) sono :

1) riscaldamento
2) esercitazioni coordinative e/o condizionali ( negli esordienti prevarrà il coordinativo , nei giovanissimi e allievi il condizionale , per cui se si tratta di lavori aerobici o lattacidi questa fase andrebbe spostata a fine seduta )
3) esercitazioni analitiche ( per la tecnica di base )
4) situazione di gioco ( per la tecnica applicata / tattica individuale )
5) gioco a tema ( per la tattica collettiva )
6) partita libera

Le fasi più impegnative vanno dalla 2 alla 5 , mentre il riscaldamento e la partita libera sono per loro natura più ludiche : per questo cerco di "spezzare" la seduta inserendo , al termine della fase analitica e a verifica della stessa , un esercizio chiamato "gioco a confronto" che la stessa federazione ha voluto proporre agli istruttori con la manifestazione Sei Bravo a Scuola Calcio.

Per chi non lo conoscesse , si articola più o meno così : ci sono due manches , due stazioni e due squadre ( che sono le stesse del gioco iniziale , se questo prevedeva una suddivisione in squadre , e saranno le stesse della partita finale , così da strutturare tutto l'allenamento come una competizione e stimolare il massimo impegno ). Le stazioni si chiamano "gioco a orologio" e "gioco a punteggio" : il gioco orologio prevede l'esecuzione di un numero predefinito di gesti tecnici ( che ovviamente devono riguardare l'obiettivo della seduta : nell'esempio si tratta di una staffetta in guida della palla ) , mentre il gioco a punteggio prevede la soluzione di una situazione di gioco con tiro in porta finale che fa mettere a segno i punti ( anche la situazione deve essere in topic con l'obiettivo : in questo caso si tratta di un 1c1 con tiro in porta , con punteggio doppio se il dribbling è un doppio passo). Nella prima manches i verdi svolgono il gioco orologio e i blu il gioco a punteggio , nella seconda manches si invertono i ruoli.

Il tutto è svolto in condizioni di forte competitività ( per la presenza delle due squadre ) e di forte pressione temporale ( perché minore è il tempo che si impiega a svolgere il gioco orologio e minore è il tempo che gli avversari hanno a disposizione per segnare goal ) : per esperienza posso testimoniare che , fra l'impegno che i ragazzi mettono in questa esercitazione e quello che mettono nelle esercitazioni analitiche precedenti, non c'è proprio paragone. Per questo l'ho sempre usato anche nella categoria giovanissimi e sono sicuro che , soprattutto fra i provinciali dove spesso gli stimoli e la "cultura dell'allenamento" sono nettamente inferiori che fra i regionali , non sfigurerebbe neanche nelle categorie allievi e juniores.

Chiudo con una nota simpatica : qualche collega e lo stesso responsabile tecnico, venuti a conoscenza di qualcuna delle schede di allenamento pubblicate in questo blog , mi hanno obiettato "davvero riesci a fare tutti quegli esercizi in un allenamento?" parafrasandomi con uno scherzoso "sarai matto". Diciamo che queste schede servono da promemoria per tutto quello che vorrei proporre durante la seduta : molto spesso capita che una o più esercitazioni vengano saltate o accorpate , perché per imprevisti o tempi morti si rischia di sforare ( e di terminare la seduta con i genitori che ti guardano di trasverso ) o molto più semplicemente perché un esercizio non viene svolto come si pensava ed è necessario soffermarcisi più tempo del previsto. Lo scrissi già nel primo post del blog : l'ultima parola spetta sempre al campo.

Friday, May 16, 2008

Un-due-tre-stella e la guida della palla

Nella visita al settore giovanile dell'Atalanta con l'AIAC Macerata , Stefano Bonaccorso ci ha tenuto una lezione sull'utilità della riproposizione dei giochi popolari nella scuola calcio , che permettono di sviluppare in forma ludica molte capacità propedeutiche al gioco del calcio: attraverso i giochi i giocatori in erba imparano ad affrontare le molteplici situazioni dello sport e della vita: l’io, l’altro, le regole, il divertimento, la vittoria, la sconfitta, la lealtà, l’errore, l’egoismo, la solidarietà, la gioia, la rabbia, la sfida, il rischio, la paura, ecc ( dagli atti del 3° convegno sul calcio giovanile dell'associazione prima del risultato ).

Ci ha poi mostrato a titolo d'esempio le capacità sviluppate dai ragazzi nel gioco del rubabandiera ( reattività , capacità di accelerazione , capacità di arresto , inganno dell'avversario ) e dei quattro cantoni eseguito con e senza palla ( anche qui : reattività , capacità di accelerazione ed arresto ma soprattutto visione periferica e capacità di intesa e comunicazione con il compagno con il quale ci si vuole scambiare di posto ).

Nell'ottica di passare da una squadra di giovanissimi 2° anno ad una di esordienti 1° anno , sto cercando di inserire alcuni di questi giochi nelle attività di riscaldamento , consapevole che le esigenze di un gruppo di esordienti sono diverse da quelle di un gruppo di pulcini o addirittura primi calci , ai quali si riferiva Bonaccorso ( e infatti assistendo alle sedute dei loro esordienti , di giochi ne ho visti ben pochi! :D ) : se nei primi calci e magari anche nei pulcini l'attività ludica deve essere preponderante , negli esordienti questo genere di giochi può essere un'ottima attività iniziale , ma nel resto della seduta è necessario concentrarsi su esercitazioni più specifiche.

Nel mesociclo dedicato alla guida della palla ho quindi pensato di rispolverare il gioco noto come un-due-tre stella : per questioni di specificità ho preferito inserire sin da subito la palla , ma nulla vieta , se i ragazzi sono un po' in ritardo motorio , di proporlo inizialmente nella sua versione classica senza la palla.

Lo scopo del gioco penso sia noto a tutti , ma lo ripropongo brevemente : i giocatori si dispongono con la palla su una linea di fallo laterale e l’istruttore si pone sull’altra. Quando l’istruttore è voltato di spalle i ragazzi devono condurre la palla conquistando più spazio possibile verso la linea di meta ; quando l’istruttore si volta verso i ragazzi , questi devono arrestarsi : chi viene sorpreso ancora in movimento riparte dalla posizione iniziale; vince chi supera per primo la linea di meta e conquista il posto dell'istruttore.



Gli obiettivi toccati dall'esercizio sono molteplici :

- guida della palla a testa alta per percepire quando l'istruttore sta per voltarsi

- guida della palla con frequenza dei tocchi variabile , in particolare con tocchi meno frequenti quando si parte e più frequenti quando l'istruttore sta per voltarsi (per riuscire ad arrestarsi in tempo)

- equilibrio monopodalico statico , dinamico e nella fase di transizione da dinamico a statico ( arresto )

- capacità di reazione semplice a stimoli uditivo-visivi ( se l'istruttore pronuncia la famosa frase "un-due-tre-stella" ) o solo visivi ( se l'istruttore si volta in silenzio ).

Il metodo che suggersico di utilizzare per far rendere al massimo questa esercitazione , soprattutto per quanto riguarda la giusta frequenza dei tocchi durante la guida della palla , è il cosiddetto "globale-analitico-globale" di cui si è già accennato in post precedenti , ovvero si lascia in una prima fase i ragazzi liberi di giocare e sbagliare. Molti non riusciranno ad arrestarsi in tempo perché conducono la palla toccandola ogni 3 o 4 passi : si può quindi chiedere di eseguire un paio di andate e ritorni da fallo laterale a fallo laterale guidando la palla con un tocco ad ogni passo. Si torna quindi a giocare altre manches chiedendo ai ragazzi di provare se non sia più redditizio guidare la palla con il metodo appena introdotto ( soprattutto poco prima che l'istruttore o chi per lui si sta voltando ).

Qui sotto ho riportato un esempio di possibile seduta , in particolare la prima del mesociclo guida della palla e dribbling.

Friday, May 9, 2008

Mino Favini e Lla siepe di Zingonia

Mino Favini , per chi segue un po' il mondo del calcio giovanile , è uno di quei personaggi che ti verrebbe spontaneo guardare dal basso verso l'alto , non foss'altro che per la lunga lista di campioni scovati in una vita interamente dedicata al calcio : Vierchowood, Fontolan, Matteoli , Borgonovo, Annoni, De Marchi, Simone, Zambrotta, De Ascentis, Pedone , Donati , Pelizzoli, Morfeo, Tacchinardi, Locatelli , Pazzini , Montolivo , ma potrei continuare fino a fondo pagina!

Se lo ascolti parlare , però , ti accorgi subito che non è un tipo a cui piace stare sul piedistallo. L'umanità che lo contraddistingue ci ha colpito subito quando , arrivati a Zingonia per la visita al settore giovanile dell'Atalanta , ci accoglie per i saluti di benvenuto; ne abbiamo la conferma quando , lasciati liberi di girare per il centro sportivo nerazzurro ad osservare gli allenamenti delle varie categorie dagli esordienti alla prima squadra , si intrattiene con questo o quel collega a raccontare aneddoti.

Così ci racconta di quando ha scommesso su Gianfranco Matteoli o Marco Simone , contro tutti gli integralisti del "calcio muscolare" che non li ritenevano sufficientemente strutturati ( "troppo piccoli , dove vuoi che vadano" gli dicevano : verrebbe da ringraziare i tanti Mino Favini sparsi per il mondo che ci permettono oggi di ammirare un Messi piuttosto che un Giuseppe Rossi o un Giovinco ) ; oppure , elogiando la cultura del lavoro di De Ascentis che stava svolgendo un lavoro differenziato sotto i nostri occhi , ci ricorda di quando nei primi anni '90 , responsabile del settore giovanile al Como , l'allora mister della prima squadra gli chiese un primavera che facesse da lepre per il test di Cooper : il ragazzino quasi doppiò i colleghi più anziani fra maledizioni di ogni genere.

Ma il consiglio che più mi è rimasto impresso , sul quale mi piacerebbe svolgere una breve riflessione , è la metafora della siepe. Una perla di poesia e pragmaticità , che induce empatia immediata in chi , magari chiamandola in un altro modo , la siepe ce l'ha sempre chiara in testa ogni volta che varca il cancello del campetto di provincia : "non vi preoccupate di vincere 1-0 piuttosto che 2-0 perché tanto - ci dice - alla fine quel che conta è saltare la siepe".

Lo guardiamo un po' perplessi e lui ci indica due campi del centro sportivo di Zingonia : nell'uno si allena la prima squadra , nell'altro la primavera. In mezzo , una siepe alta due metri che li divide.

La metafora è più che mai azzeccata , perché nell'atteggiamento di fronte a quella siepe si distinguono le visioni del mondo di chi opera nel calcio giovanile : 


- ci sono gli istruttori , quelli costantemente impegnati a far crescere e migliorare i propri ragazzi ( anche sbagliando , perché l'errore è parte integrante di quel percorso di crescita ) sperando che , un giorno supereranno la siepe ... e poco importa che saranno altri a prendersene il merito ; 

- ci sono quelli che si concentrano sul risultato del "campo di quà" e preferiscono non pensare al "campo di là" e buonanotte ai sognatori ;

- ci sono gli allenatori di prime squadre : alcuni più coraggiosi , che aiutano i ragazzi a saltare , altri col braccino corto , che pensano a salvarsi le pelle da società che non conoscono le parole programmazione e pazienza ; 

- ci sono infine i dirigenti , i responsabili tecnici , i direttori sportivi , i presidenti , che in un certo senso costituiscono i "guardiani della siepe" : se con l'istruttore giovanile si limitano alla telefonata di fine partita per il rituale "quanto hai fatto" , se l'allenatore di prima squadra al secondo pareggio è già in discussione , se le rose si fanno guardando ai curriculm e non valutando la prospettiva ( perché è molto più facile dire che un giocatore di 30 anni è "da eccellenza" se sull'almanacco c'è scritto che ha giocato in serie D o in C2 , molto più difficile se è un ragazzotto che viene dal settore giovanile ) , c'è poco da fare , non c'è trampolino che tenga e la siepe resta invalicabile.

Allora ti chiedi se forse non hanno ragione quei tuoi colleghi che oltre la siepe non guardano , quelli che è meglio un uovo oggi che una gallina domani , quelli che fra 1-0 e 2-0 c'è differenza eccome .. checché ne dica il Mino Favini di turno.

p.s. Per chi volesse approfondire la figura di Mino Favini consiglio questi link :

1) intervista su il portale dello sportivo
2) presentazione su panathlon.net in occasione della consegna del premio alla carriera
3) intervista su sport.it

Thursday, May 8, 2008

Viaggio-studio all'Atalanta B.C.

Ieri con la sezione AIAC di Macerata sono stato ad un viaggio-studio presso il centro sportivo di Zingonia , dove si allenano la prima squadra e il settore giovanile dell'Atalanta B.C. ( che per chi non lo sapesse sta per Bergamasca Calcio ).

In mattinata ci ha accolto Stefano Bonaccorso , una delle figure più in vista del calcio giovanile italiano , che ci ha parlato dell'opportunità di riscoprire i vecchi giochi popolari come forma di stimolo psico-motorio per i ragazzi della scuola calcio ( dai piccoli amici agli esordienti ).

Dopo pranzo siamo stati accolti dal responsabile del settore giovanile nerazzurro , Mino Favini , che ci ha presentato l'attività e i successi di quello che è una statistica del centro studi di Coverciano ha stabilito essere il miglior settore giovanile italiano e ci hanno lasciati liberi di seguire gli allenamenti di tutte le squadre dagli esordienti alla primavera , interloquendo a fine seduta con gli stessi tecnici che sono stati molto disponibili nel rispondere alle nostre domande.

Davvero un'esperienza positiva.

Friday, May 2, 2008

Un campione per un fondamentale : la veronica ( o roulette ) di Monsieur Zidane

Riprendo la rubrica un pallone per un fondamentale con Zinedine Zidane e la "sua" veronica o roulette.


La veronica è un gesto che si vede abbastanza di rado nel calcio d'elites , ancora meno fra i dilettanti e quasi mai nei nostri settori giovanili. Per questo si presta a mettere in luce due errori che secondo me sono piuttosto comuni nella didattica del dribbling ( o almeno lo sono stati per gli allenatori che ho avuto nel settore giovanile ) :

1) si tende a pensare alla finta e al dribbling come capacità innate , che si apprendono direttamente in situazione , trascurando l'analicità e l'approccio sistematico che invece è riservato ad altri gesti tecnici. Questo articolo apparso sul notiziario del settore tecnico è la conferma che questa visione è ancora molto diffusa : a Gennaio 2006 non esisteva ancora una categorizzazione sistematica e una nomenclatura univocamente condivisa delle finte , come invece esiste da decenni per tutti gli altri gesti tecnici. La veronica dimostra proprio che alcune finte non vengono spontanee durante l'1c1 , a meno che non si sia prima appreso e perfezionato il movimento in assenza di avversario ; in compenso si tratta di un gesto relativamente semplice , cioè si imprime facilmente nella memoria dopo un numero non eccessivo di ripetizioni. A questo proposito , una novità che ho pensato di introdurre nella programmazione della stagione per gli esordienti del prossimo anno è di sfruttare per questo scopo il pre-riscaldamento , ovvero quella fase durante la quale si attende che tutti i ragazzi si siano cambiati e che l'allenatore abbia preparato il setting della seduta : affrontando una finta diversa ad ogni mesociclo , i ragazzi sanno che possono ( e devono ) impiegare il tempo che trascorre dall'uscita degli spogliatoi all'inizio dell'allenamento vero e proprio a provare liberamente la finta della settimana. Otterrei così il duplice scopo di affrontare durante l'arco dell'anno quasi tutte le finte catalogate nell'articolo di cui sopra e di risparmiare tempo prezioso all'interno delle sedute vere e proprie per l'esecuzione situazionale; veniamo così al secondo aspetto:

2) nell'esecuzione situazionale della finta (1c1 , 2c1 , ecc ) , che invece trova ampio spazio nelle sedute di allenamento sin dalla scuola calcio , si dovrebbe rproporre per ciascuna finta una o più situazioni di gioco in cui essa risulti redditizia , così che ritrovando lo stesso contesto in partita il ragazzo possa associare immediatamente al problema (situazione) la soluzione (finta e dribbling); ho sottolineato il termine immediatamente perché mi è capitato di leggere ultimamente il libro di R.Capanna , Allenare Oggi Le Quattro Regole d'Oro , in cui si afferma che secondo recenti ricerche di alcuni neuroscenziati se lo stimolo creato da una situazione di gioco ricalca abbastanza fedelmente un contesto già affrontato e risolto in precedenza , la programmazione del gesto motorio in reazione allo stimolo avviene senza che vengano sollecitate le aree cognitive. Avrò modo in seguito di riaffrontare questo argomento , per ora mi preme sottolineare che la veronica si presta molto bene ad esemplificare questa seconda questione relativa alla didattica del dribbling : c'è una particolare situazione , che viene mostrata nel video al minuto 1:30 e che Zidane spiega chiaramente al minuto 1:20 , in cui la veronica può risultare la soluzione ottima al problema; è il caso in cui la palla è "contesa" a metà strada fra attaccante e difensore ( perché il primo se la è allungata in guida della palla o semplicemente perché vi si è trovata dopo un rimpallo) , tanto da indurre il difensore a tentare l'intercetto ("pensi di poter prendere il pallone e quindi vieni in avanti" dice Zidane all'intervistatore che si improvvisa difensore ) ; la veronica è ottimale perché permette all'attaccante di anticipare l'intervento del difensore , richiamare rapidamente la palla verso la propria sfera di competenza , proteggerla interponendo il corpo e superare il difensore senza che la palla sia mai scoperta ( durante l'intera rotazione fra difensore e attaccante c'è sempre di mezzo il corpo di quest'ultimo ). In molte altre situazioni , specialmente quando il portatore di palla ha saldamente il possesso della stessa e non si tratta quindi di una situazione di palla "contesa" , tentare una veronica può risultare addirittura controproducente .. perché rispetto ad altri dribbling si rischia di perdere il contatto con la palla.

Per chiudere l'argomento , a dimostrazione che in fondo la veronica non è un'esclusiva di Zidane ma è invece possibile vederla anche in una modesta partita di un campionato provinciale , a patto che il gesto sia stato memorizzato (punto 1) e che si sia in grado di riconoscere la situazione di gioco in cui può essere redditizia (punto 2) , eccola eseguita da Eg.M. contro la Castelfrettese , proprio nella situazione di gioco descritta poche righe sopra :


Monday, March 24, 2008

Insegnare la copertura reciproca ai più piccoli? E' sufficiente un accorgimento logistico

In questo fine settimana sono andato ad assistere ad alcune partite del torneo di Filottrano categoria esordienti : ne approfitto per fare i complimenti ai nostri '95/96 che , pur classificandosi al penultimo posto causa un palese strapotere fisico degli avversari , hanno strappato applausi al pubblico presente per la capacità di giocare sempre la palla senza mai buttare via il pallone ( altrettanto non può dirsi di alcune squadre che pure sono arrivate nelle prime posizioni ).

Se ce ne fosse bisogno mi sono ulteriormente convinto di quanto nella fascia d'età 11-15 anni la differenza nei risultati la facciano pochi elementi in anticipo di crescità rispetto agli altri , che possono prendere palla a metà campo e arrivare con azione personale soli davanti al portiere). Se non si dispone di difensori altrettanto veloci e fisicamente sviluppati risulta difficile arginare tali individualità ; addirittura impossibile se , come è probabile nella categoria esordienti , i ragazzi non padroneggiano pienamente forme di collaborazione difensiva quali il raddoppio e la copertura reciproca.

Mi è venuto quindi in mente il seguente esercizio , anche se più che un esercizio si tratta di una diversa organizzazione logistica degli esercizi 1c1 : per quanto riguarda la fase analitica dell'insegnamento della finta e del dribbling , in cui il difensore svolge un ruolo passivo , sono solito far eseguire gli esercizi a coppie in ordine sparso per il campo ( soprattutto nella fase di riscaldamento ). Perché non svolgere invece l'esercizio a terne , con i difensori che , una volta superati , vanno a coprire nuovamente la porta alle spalle del compagno?




Soprattutto nelle categorie pulcini ed esordienti , in cui le esercitazioni 1c1 sono svolte molto di frequente , la continua ripetizione di questo movimento permetterebbe di imprimerlo nell'esperienza tattico-motoria senza dover svolgere sedute specifiche sul raddoppio e sulla copertura , che risulterebbero troppo precoce in queste categorie.