Diario di un istruttore di calcio giovanile , "aspirante educatore".
Scrivo qui dal lontano 2007 , in continua evoluzione.
Le opinioni espresse sono meramente personali e non sono da considerarsi come posizioni ufficiali delle società con cui collaboro.
Il gruppo si è ridotto a 21 per le mancate iscrizioni di 3 ragazzi '94 ( che comunque , a quanto mi dicono , anche lo scorso anno non erano stati costanti nell'impegno e nella presenza agli allenamenti ).
Sono moderatamente soddisfatto dei 21 rimasti : sono tutti bravissimi ragazzi e si sono dimostrati molto recettivi rispetto agli insegnamenti proposti. Come da programma , in queste 2 settimane e mezzo del periodo preparatorio affronteremo il possesso palla e gli aspetti di tecnica e tattica individuale che lo rendono possibile : il passaggio , la ricezione , lo smarcamento.
Perché i ragazzi capissero davvero l'importanza di mantenere il possesso della palla anziché lasciarlo agli avversari abbiamo affrontato una chiacchierata durante la quale mi sono servito di queste due slides : 1,2. Ho cercato con un approccio induttivo di coinvolgere i ragazzi : abbiamo ricondotto l'obiettivo "vincere una partita" all'obiettivo "segnare più goal degli avversari" e quindi ai due obiettivi in fase offensiva ("segnare goal") e in fase difensiva ("non far segnare gli avversari"). Abbiamo così convenuto che ogni volta che si perde palla ci si allontana dall'obiettivo "segnare più goal degli avversari" perché ci si allontana singolarmente dai due sotto-obiettivi:
1) perdendo palla la propria squadra perde una potenziale occasione da goal
2) perdendo palla la squadra avversaria acquista una potenziale occasione da goal
Questi concetti , espressi anche nelle slides , sono semplici e potrebbero sembrare banali , ma l'esperienza dimostra che non sono affatto scontati , soprattutto fra ragazzi di 13 e 14 anni : quanti giocatori , quando si liberano in fretta della palla o lanciano un attaccante attorniato da 3 difensori , si rendono conto che in questo modo stanno regalando una potenziale occasione da goal alla squadra avversaria e togliendone una alla propria? Dovremmo imparare dal basket , dove la perdita di un possesso palla è considerata alla stregua di un canestro subito e il recupero di un rimbalzo come un canestro realizzato. Nel calcio , invece , c'è chi ancora incita a buttare via palla senza pensarci troppo sopra.
Nel primo allenamento abbiamo quindi affrontato la causa statisticamente prevalente nella perdita del possesso palla : l'imprecisione del passaggio e della ricezione.
Nella seconda seduta abbiamo affrontato l'altra causa principale : il mancato smarcamento.
Nella terza seduta siamo passati a considerare il recupero della palla , introducendo il gesto tecnico del tackle scivolato e le nozioni tattiche di palla coperta e palla scoperta ( che i '93 conoscevano già ) : riprendendo il discorso della prima giornata , abbiamo convenuto che ad ogni recupero del possesso si compie un doppio avvicinamento all'obiettivo di "segnare più goal degli avversari" , perché si raggiungono i due sotto-obiettivi sopra esposti:
1) la propria squadra acquista una potenziale occasione da goal
2) la squadra avversaria perde una potenziale occasione da goal
1) la durata dei mesocicli : lo scorso anno erano 2 settimane per 2 allenamenti ( +1 facoltativo ) , ma spesso ho avuto l'impressione che 4 sedute non fossero sufficienti per approfondire abbastanza l'obiettivo. Quest'anno dureranno 3 settimane e gli allenamenti per ciascun mesociclo saranno almeno 6 ( considerando che il terzo allenamento , non più facoltativo , resta però di tipo individuale e verrà svolto a piccoli gruppi ) : diciamo che ho seguito le indicazioni emerse in questo sondaggio.
2) la successione degli obiettivi tecnico-tattici , funzionale allo scopo descritto nell'ultimo post ( il recupero di parte del gap esistente fra i '93 e i '94 ) : i primi 3 mesocicli saranno una full-immersion nell'obiettivo tecnico "passaggio e ricezione" , finalizzato agli obiettivi tattici "triangolo" , "sovrapposizione" e "sponda/appoggio". Al termine di questo periodo sarà fondamentale per i '94 essere in grado di mantenere un sufficiente possesso palla ( 7-8 passaggi di fila , tanto per intenderci ) , presupposto senza il quale è inutile avventurarsi negli step successivi.
3) la successione dei microcicli all'interno del mesociclo : avendone a disposizione 3 , lo stesso obiettivo potrà essere affrontato nelle diverse sfaccettatura , seguendo magari una progressione didattica. Ad esempio nel mesociclo sovrapposizione , i microcicli seguono la progressione "sovrapposizione a 2 giocatori" , "sovrapposizione a 3 giocatori" e "sovrapposizione a 3 giocatori per il passaggio in profondità a un 4° giocatore".
4) il periodo preparatorio , che non sarà più strutturato in microcicli di due sedute con un'anticipazione di tutti gli obiettivi che saranno affrontati nel resto della stagione ma , per quanto detto sopra , una monografia sull'obiettivo tattico collettivo "possesso palla" .. affrontando i due mattoni fondamentali che lo rendono possibile : smarcamento ( obiettivo tattico individuale ) e precisione nel passaggio/ricezione ( obiettivo tecnico ).
(*) p.s. mi sono accorto che nella programmazione dello scorso anno c'è un errore di stesura abbastanza grossolano : è ovvio che gli obiettivi tattici in fase di possesso palla sono preminenti rispetto a quelli in fase di non possesso ( evidenziati erroneamente in rosso ) ; trattandosi di giovanissimi , devono sì imparare a marcare e intercettare la palla , ma ovviamente prima di rompere il gioco avversario dovrebbero imparare a costruire il proprio.
Dopo la questione del potenziamento muscolare in adolescenza , vorrei proporre nel forum una discussione su un'altra questione controversa : l'utilità o meno dell'allenamento anaerobico lattacido nella categoria giovanissimi.
Sto stilando la preparazione atletica per il prossimo precampionato e , girando per internet , si trovano pareri contrastanti :
1) c'è chi afferma che i ragazzi dimostrano di sopportare bene sforzi aerobici e anaerobici lattacidi , mentre presentano limitazioni fisiologiche per sforzi lattacidi; c'è anche chi si spinge ad affermare che non solo la risposta alla stimolazione del meccanismo anaerobico lattacido sia scarsa fino a 15 anni , ma che insistendo su questa modalità di allenamento si arrecano danni al ragazzo.
2) d'altronde quasi tutte le preparazioni per questa categoria che si trovano in internet presentano una buona dose di ripetute dai 400 ai 1500m con tempi ben superiori alla soglia anerobica.
Come per l'altra questione ho chiesto lumi in un forum frequentanto da diplomati isef e laureati in scienze motorie e anche lì i pareri sono stati discordanti ; c'è anche chi si è spinto ad affermare che l'allenamento lattacido non solo è poco utile nella pubertà/adolescenza , ma è poco utile in generale nel gioco del calcio perché poco specifico rispetto al modello prestazionale : affermazione difficile da condividere , se si pensa a quanto questo allenamento sia massicciamente utilizzato in tutte le preparazioni atletiche delle prime squadre.
Per chi volesse confrontarsi su questo argomento ho aperto un thread nel forum ( ricordo che la registrazione non è obbligatoria e chiunque può intervenire ).
">Dopo tante ricerche sono finalmente riuscito a trovare in rete il file audio mp3 con il tracciato sonoro del test a navetta sui 20m di Leger-Bouchér , per determinare la Velocità Aerobica Massimale (VAM) e la massima potenza aerobica (VO2Max) di ciascun ragazzo e modulare i carichi di lavoro della preparazione atletica di conseguenza.
">Accanto agli esercizi di recupero tecnico-coordinativo per i 1994 avrei intenzione di proporre , in questi due mesi estivi che ci separano dalla preparazione precampionato , qualche esercizio di potenziamento del busto e degli arti superiori a quei 4/5 ragazzi classe 1993 che hanno maggiormente sviluppato.
L'esperienza di ex calciatore mi dice che nelle società dilettantistiche questo aspetto è estremamente sottovalutato , non a caso ricordo di aver sempre sofferto di una certa disarmonia fra la muscolatura degli arti superiori e quella degli arti inferiori , colmata solo dopo un lungo infortunio ( rottura e ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio ) a seguito del quale svolsi pesistica per un paio d'anni.
La conferma di questa osservazione mi è venuta qualche giorno fa leggendo un articolo di Gian Nicola Bisciotti sulla rivista Il Nuovo calcio ( "Non siamo culturisti" ) : effettivamente quando si svolgono al massimo 3 allenamenti settimanali , prevederne uno espressamente dedicato a potenziare il busto e gli arti superiori è un lusso che non ci si può permettere , nonostante i notevoli effetti benefici che ne possono derivare ( nell'articolo si portava l'esempio dei velocisti , che per stabilizzare la corsa e ridurre l'ondeggiamento delle anche ricorrono all'ipertrofia di questi muscoli ). Il periodo estivo è quindi l'unico durante il quale si può proporre questo genere di esercizi.
E' evidente che , data l'età evolutiva , i carichi sarebbero ben lontani dal massimale e un simile allenamento non sarebbe volto in alcun modo all'ipertrofia , ma solo alla stabilizzazione del busto e a stimolare quelle componenti della forza che possono essere utili nella protezione della palla , nella marcatura a uomo , nello stacco aereo , ecc.
Per essere certo di non procurare in alcun modo danni alle articolazioni e alla schiena , ho chiesto lumi in questo forum frequentato principalmente da diplomati isef e laureati in scienze motorie : ne è venuta fuori una discussione interessante , che ripropongo nel forum del blog a chiunque voglia dire la sua senza registrarsi al forum di nonsolofitness.
Il prossimo anno al gruppo dei 1993 si aggiungerà , nella categoria giovanissimi , il gruppo dei 1994. Come avevo fatto coi 1993 , in questa ultima fase della stagione sto affiancando l'istruttore degli esordienti per valutare la situazione di partenza e improntare al meglio la programmazione per il prossimo anno : una programmazione non certo facile perché all'interno della squadra saranno presenti due gruppi omogenei al proprio interno ma abbastanza eterogenei fra loro.
Ho infatti potuto notare un certo ritardo nella tecnica e nella coordinazione dei ragazzi 1994 : nulla di irrimediabile , perché la nota positiva è che non manca la buona volontà e la voglia di migliorarsi.
Per questo ho pensato di stilare una scheda con qualche esercitazione di recupero tecnico e coordinativo che i più volenterosi potranno svolgere durante il periodo estivo , così da ridurre il gap. Nell'introdurre il motivo delle esercitazioni , ho approfittato per spiegare ai ragazzi le fondamentali differenze che intercorrono fra settore agonistico e settore di base e qual'è l'approccio con il quale andrebbe affrontata la categoria giovanissimi : nessuno è obbligato ad eseguire gli esercizi e ad Agosto non starò di certo a controllare che siano stati eseguiti ; si tratta solo di un'opportunità in più per quelli che hanno intenzione di migliorarsi e di giocarsi sin da subito un posto in squadra con compagni di un anno più grandi.
Dovendo cercare un esercizio facile da eseguire da soli e che stimolasse al massimo le capacità coordinative , la scelta è caduta sul salto della corda : equilibrio , combinazine , ritmizzazione sono intrinseche al gesto stesso e , variando esercizio dopo esercizio il tipo di salto, si va a stimolare anche la capacità di differenziazione.
Trattandosi in fondo di balzi , il salto della corda va a stimolare anche le capacità condizionali e sto pensando di proporlo anche ai 1993.
L'altra faccia della medaglia è che l'allenamento delle capacità condizionali non andrebbe forzata in ragazzini di 13 anni , ma in fondo il salto della corda è uno di quei giochi popolari preferiti dai ragazzini per secoli e che gli stessi tecnici della federazione rimpiangono.
Del resto , per raggiungere un carico di lavoro tale da mettere a rischio muscolatura e articolazioni dovrebbero svolgere così tanti esercizi da trovarmeli ad Agosto così :
Dopo il libro+dvd di De Bellis ho acquistato due nuovi libri online :
1) Il libro di Gualtieri Un modello di preparazione atletica precampionato per giovanissimi in vista della prossima stagione. La parte teorica è molto ben fatta , anche se ripresenta in forma più concisa quanto già spiegato nel suo altro libro Programmazione annuale dell'allenamento per giovanissimi. Gli esercizi prevedono quasi tutti l'utilizzo della palla e questo approccio ha i suoi pro e i suoi contro: è indubbio che l'esercizio risulta meno noioso e più utile anche per gli aspetti tecnico-coordinativi , ma se non si ha un gruppo omogeneo in quanto a impegno negli esercizi si rischia di svolgere una preparazione atletica soddisfacente solo per quelli che eseguono ( correttamente ) gli esercizi al massimo delle proprie possibilità. Devo ancora decidere quale di queste due vie seguirò : probabilmente inizierò con una preparazione con la palla e , in caso di scarso impegno , passerò ad esercitazioni "a secco" , in modo da favorire anche l'inculcamento di una certa "cultura del lavoro" negli allenamenti ( che a mio parere è proprio uno degli aspetti più difficili da affrontare in una categoria provinciale , dove l'aspetto competitivo è meno accentuato che nei regionali).
2) il libro di Vatta La tecnica del calcio e le capacità coordinative , perché era l'unico che citasse esplicitamente le capacità coordinative nel titolo e che non fosse esplicitamente dedicato alla scuola calcio.
Ero infatti alla ricerca di esercizi per l'affinamento delle capacità coordinative dai giovanissimi in su : il libro , per quanto un po' datato , risponde alle mie esigenze e , seppure alcuni esercizi siano a mio parere un po' superati , ne ho tratto spunti interessanti.
Di sicuro la reputazione di pioniere e di figura storica del movimento calcistico giovanile italiano Vatta se la merita tutta , e per la competenza tecnica ( gli stessi esercizi che oggi possono sembrare datati , ai tempi della stesura del libro e delle riprese della videocassetta erano certamente all'avanguardia ) e per la statura morale ed umana del personaggio.
A proposito di questo secondo aspetto , riporto per intero un'intervista concessa qualche anno fa da Vatta al quotidiano "Il Giornale" ( in grassetto le frasi che mi sento di sottoscrivere in pieno ):
«Hanno scritto che al Torino ho reso 350 miliardi di lire. Ma non cambierei mai la mia carriera con quella di un allenatore di prima squadra». Sergio Vatta, 68 anni. Il mago Vatta. Quattro scudetti, sei coppe Italia, quattro tornei di Viareggio con la Primavera del Torino; uno scudetto giovanissimi e uno Primavera come responsabile dei parigrado della Lazio, poi direttore tecnico delle nazionali giovanili e allenatore dell’Italia femminile portata alla fase finale dei mondiali. Ha visto nascere e crescere (e cresciuto) campioni e signori nessuno, ma come una levatrice di altri tempi non ha fatto differenze né sconti. La prima missione? «Nel ’75. Allenavo l’Ivrea, ma un giorno alla settimana lavoravo per il Torino. Giacinto Ellena, allora responsabile del settore giovanile granata, mi disse: “Si va a Lione per vedere un francese con il cognome italiano”» E vide? «Facile: Michel Platini. Mezzala del Nancy, quella sera fece gol e prese una traversa. “Può giocare in qualsiasi squadra al mondo” scrissi nella mia relazione. Si poteva opzionare con cento milioni, ma Radice, tecnico del Toro, disse: “Non dimentichiamo che gioca in Francia, un campionato minore”»... Se ne sono sentite di migliori come profezie? «Sì, ma dopo quel viaggio fui assunto dal Torino». Scannerizzi 24 anni di lavoro in granata: il top undici? «Mi manca un portiere, poi: Francini, Cravero, Benedetti, Mandorlini, Fuser, Dino Baggio, Venturin, Sclosa, Lentini, Vieri». Cominciamo dall’ultimo. «Me lo segnalò Serino Rampanti, ex ala del Toro, amico di Bob Vieri, il padre di Christian. Bobo giocava nel Prato e per convincere il presidente toscano, tifoso granata, a vendercelo comprammo anche il figlio Paolo, portiere ad Ancona». Com’era Vieri? «“Mi diceva: sono il più scarso di tutti, vado a casa”. Io gli rispondevo: è vero, sei scarso, ma fai sempre gol. Aveva una feroce voglia di riuscire, alla fine di ogni seduta si fermava un’ora più degli altri a crossare. Non avrei mai pensato potesse diventare così forte». Altro fenomeno: Lentini. «Lo vidi in una partita degli allievi a Mathi Canavese e ne fui impressionato. In pochi hanno fatto la differenza come lui nelle giovanili, la maglia numero sette finiva sempre stracciata. E una volta fece infuriare Pagliuca...». Racconti... «Fece quattro gol alla Samp. Nell’ultimo scartò mezza squadra, poi si fermò sulla linea di porta, aspettò il ritorno del portiere e segnò. Eravamo al Fila, Pagliuca lo inseguì per tutto il campo...». Il provino più strano? «Al Filadelfia si presenta un ragazzino e mi dice: “Arrivo da Bagnara Calabra, abito da mia sorella e voglio giocare nel Torino”. “Sei troppo piccolo per noi”, gli dissi, così lo mandai al Victoria Ivest, una nostra succursale. Mi richiamarono: questo piccoletto è un fenomeno.... Era Benny Carbone». La sconfitta indimenticabile? «Tardelli. Dopo averlo visto a Como, andammo da Pianelli che ci accolse sconsolato: “A l’a pialu l’Avucat” disse. L’aveva già preso l’Avvocato. Ma la Juve mi chiese persino un parere prima di un acquisto importante...». Quando? «Boniperti stava comprando Del Piero e mi telefonò per avere il mio consenso. Ovviamente gli dissi di prenderlo. Volle regalarmi una spilla da giacca della Juve, ma la rifiutai...». Capitolo osservatori: scelga i più affidabili? «Un certo Mollicciara, da Massa Carrara. “Ho quattro giocatori da serie A”, mi disse al telefono. Non ci volevo credere, così andai a vedere. Noi prendemmo Bertoneri e Francini. Ma il Milan Evani e Battistini. Era tutto vero». Altri specializzati? «Sola. Da Padova. Ci segnalò Pancaro, a Treviso con la Calabria per il torneo delle Regioni. Ci costò 20 milioni, dieci all’Acri, la sua squadra, altrettanti al padre. E fu sempre Sola a mettermi sulle piste di Dino Baggio». A proposito, che tipo era il Baggio meno famoso? «Faceva il centravanti, lo portai indietro. “Lei rovina mio figlio”, mi urlava la madre. E lui la cacciava via, “non ti voglio più vedere vicino agli spogliatoi”». Premio occhio di lince? «A Volfango Patarca, allenatore dei giovanissimi della Lazio. Scriveva in un italiano zoppicante, ma conservo ancora le relazioni su Nesta e Di Vaio, all’epoca undicenni». Leggiamole... «Nesta: (testuale dalla scheda): “Dotato di tecnica eccezzionale salta l’uomo con facilità incredibile per la sua età è eccezzionale sa fare di tutto. Centrocampista con mezzi tecnici e fisici di gran talento se continua a migliorare e non distrarsi ha un futuro come calciatore». E Di Vaio? «Rileggo la scheda: “Ha tecnica eccezzionale, furbizia scatto e rapidità di esecuzione incredibile. Chiedo a tutti di non far perdere un simile talento”». È stato accontentato, Patarca. Ma la sua gioia maggiore qual è? «L’esordio di Mandorlini in serie A. Andrea era il primo giocatore allenato da me ad arrivare così in alto». Allenatori: il più e il meno collaborativo? «Fascetti ci seguiva sempre. E quando gli piacevamo in modo particolare, il lunedì successivo ci invitava tutti a cena». All’opposto? «Radice. Spesso il nostro campo era preparato meglio di quello della prima squadra. E allora lo prendeva lui. E ci costringeva ad allenarci nel cortile del Filadelfia, sulla ghiaia». Il giocatore più vicino ai giovani? «Junior. Conosceva tutti i ragazzi e finito il suo allenamento si fermava a fare le partitelle con loro». Il miglior talento visto crescere? «Buffon. Il più forte degli ultimi 30 anni. Lui e Totti li ho avuti nell’under 15. Poi Pirlo: anche lui passò dall’under 15, “è il giocatore del 2000” dissi: tecnico e capace di resistere al gioco fisico dell’avversario». Ha allenato la nazionale femminile: la donna più forte in quale categoria maschile potrebbe giocare? «Negli allievi regionali. E farebbe molta fatica». Ha detto: gli istruttori si stanno trasformando in allenatori. Che cosa significa? «Che puntano troppo sulla prestazione. Robotizzano i ragazzi e dimenticano che i giovani non sono adulti in miniatura. Ogni stagione il calcio italiano perde circa 50mila praticanti: 14 anni è il passaggio critico». Perché «Scuola superiore, altri interessi, trasformazione fisica e, soprattutto, scoperta di non essere un campione. L’istruttore di calcio dev’essere bravo a farsi preferire a tutto questo. Non per niente in Francia li chiamano educateur». Parliamo dei procuratori intorno ai giovanissimi? «Sono una rovina. Ma se un ragazzino ha bisogno del procuratore a 14 anni diventerà un cittadino di serie B».
Le due azioni che ho più apprezzato nella partita contro la Nuova Folgore Ancona sono state quelle concluse con i goal di prima intenzione di T.B. e di Eg.M.
Non che si tratti di goal particolarmente spettacolari , tutt'altro : in entrambi ci sono responsabilità del portiere e , probabilmente , con un portierino come quello della Filottranese la palla nemmeno sarebbe entrata.
Quello che ho apprezzato particolarmente è invece l'esecuzione di prima intenzione , su cui ho insistito molto durante la stagione : ho cercato di far capire ai ragazzi che spesso è preferibile optare per un tiro "sporco" in grado di cogliere in controtempo il portiere , piuttosto che cercare a tutti i costi il bel tiro .. quando questo comporta 2 o 3 tocchi in più che permettono al portiere di chiudere lo specchio della porta e al difensore di recuperare.
Ho insistito molto su questo aspetto , anche con allenamenti tecnici specifici riservati agli attaccanti. Anche nelle sessioni dedicate ai tiri durante gli allenamenti ordinari , cerco sempre di combinare il tiro con esecuzioni di gesti che richiedono rapidità di esecuzione : l'esempio classico è il tiro al termine di una serie di skip su ostacoli o su cerchi ( come negli esercizi 3a , 3b e 3c della scheda di allenamento linkata ) . Il pallone viene passato o lanciato in aria prima che la serie di skip sia terminata , in modo che la pianificazione del gesto tecnico avvenga mentre il ragazzo è ancora impegnato a pianificare il gesto coordinativo.
Nel goal di T.B. questo è evidente : prima ancora di ricevere palla alza la testa e osserva la posizione del portiere. A quel punto la pianificazione del tiro è già avvenuta e non resta che eseguire il pallonetto per insaccare la palla.
Anche il goal di Eg.M. mi ha dato particolare soddisfazione perché , oltre alla rapidità di esecuzione , è palese l'analogia fra il gesto tecnico e le esercitazioni per le conclusioni al volo che abbiamo provato nella medesima seduta , in particolare nei punti 2a e 2b della progressione didattica 2. Nel punto 2a il tiro viene provato con la palla sopra un conetto : isolare il momento in cui la palla si trova all'altezza preferibile per calciare ( 25-30 cm circa ) permette di affrontare analiticamente il modo di colpire la palla ( dove , con che forza , con il movimento ad arco della gamba calciante e con la gamba di appoggio che funge da perno per la rotazione dell'altra ) ; una volta imparato correttamente il gesto non resta che togliere il conetto e lanciare la palla in aria : il ragazzo deve "isolare" l'istante in cui la palla si trova all'altezza di 25-30 cm e ripetere il gesto precedentemente impresso nella memoria motoria. Che Eg.M. lo abbia imparato particolarmente bene lo dimostra il fatto che ha tirato di sinistro , suo piede non naturale :