Monday, January 12, 2009

Una meta per ogni occasione

Una esercitazione che ho proposto spesso nel triennio in cui ho seguito i ragazzi 1993 della S.S.D. Borghetto ( esordienti 2° anno , giovanissimi 92/93 e giovanissimi 93/94 ) è il possesso palla con meta.



Si tratta di una esercitazione di possesso palla finalizzato che può essere proposta nella fase di riscaldamento ( anche con le mani , soprattutto per far comprendere forme di collaborazione tattica che inizialmente possono non riuscire con i piedi , ad esempio la sovrapposizione a 3 o il dai e segui ) oppure , semplicemente aggiungendo due porte , come partita a tema prima della classica partitella finale. In particolare , proponendola in entrambe le fasi dell'allenamento , ha l'indubbio vantaggio che non si perdono minuti preziosi a spiegare le regole della partita a tema , perché sono già state sperimentate nella fase di riscaldamento.

Questo genere di esercizi ha molti vantaggi ed un unico svantaggio : si tratta di una esercitazione di possesso palla finalizzato , ovvero prima di poterla proporre con una certa proficuità , i ragazzi devono essere in grado di sviluppare un possesso palla sufficientemente evoluto : viceversa si assisterà ad un ammassarsi sulla linea di meta il cui unico risultato sarà una gran confusione.

Per questo motivo l'ho proposto raramente in questa prima fase della stagione con gli esordienti 1997 , perché prima c'erano da rimuovere le cause che impedivano ai ragazzi di eseguire un sufficiente numero di passaggi consecutivi ( su come rimuovere queste cause si è parlato ampiamente nella serie di post dedicati al possesso palla ).

Ora che le cause sono state in parte rimosse rispolvererò l'esercizio in questa seconda parte della stagione. Un altro dei vantaggi , infatti , è che abitua il pensiero tattico dei ragazzi alla ricerca della profondità e quindi del goal : quella appena scritta potrebbe sembrare una banalità , ma non è così. Mi sono accorto infatti in alcune amichevoli "in famiglia" svolte contro gli esordienti 1996 , che in alcune situazioni i ragazzi tendevano a tenere palla nella metà campo avversaria senza che nessuno cercasse l'affondo , come se l'obiettivo fosse mantenere il possesso palla e non segnare goal. Errore più che giustificabile visto il lavoro svolto nei mesi precedenti e visto che spesso viene commesso anche dagli adulti : quante volte mi capita di assistere a partite di prime squadre ( anche di serie A , il primo tempo del Milan contro la Roma nel posticipo di domenica scorsa , tanto per fare un esempio ) in cui i giocatori si passano e ripassano la palla come se qualcuno assegnasse loro un goal al 10° passaggio consecutivo!

L'altro grosso vantaggio di questo esercizio è che se ne possono inventare mille varianti , in pratica una per ogni obiettivo del nostro mesociclo tecnico-tattico. Di seguito sono proposte alcune associazioni obiettivo-variante.
Figura 2 : obiettivo triangolo dai e vai


Figura 3 : obiettivo sovrapposizione semplice (a 2 giocatori)


Figura 4 : obiettivo sovrapposizione a 3 giocatori
Figura 5 : obiettivo taglio

Figura 6 : obiettivo cambio di gioco

Figura 7 : obiettivo ampiezza e/o guida della palla
Questo ultimo esercizio , in particolare , merita due righe di commento perché permette di allenare due obiettivi complementari come l'ampiezza e la profondità e permette ai ragazzi di comprendere che relazione esista fra i due. Il punto si ottiene entrando in meta , in questo caso entrando attraverso 3 porticine distribuite su tutto il fronte d'attacco ( due sulle fasce ed una centrale , di volta in volta si può mettere il vincolo di entrare in guida della palla o mediante passaggio o addirittura piazzare un difensore e chiedere il dribbling ) : squadra avversaria permettendo , l'obiettivo primario è fare goal ovvero meta ovvero cercare la profondità. Ovviamente la squadra avversaria si schiererà in modo da non permettere questo obiettivo , quindi sarà necesssario aggirarla facendo girare palla finché una delle porticine non potrà essere attaccata con successo. L'ampiezza cioè non è un obiettivo fine a se stesso , ma un obiettivo subordinato alla profondità , che permette di ottenerla anche a fronte delle mosse difensive avversarie , ovvero in condizioni reali di gara.

Wednesday, December 10, 2008

Esercizi per la speed ladder : parte 1

Vedo dalle statistiche di accesso al blog che molti arrivano qui cercando esercizi da effettuare con la speed ladder.

Gli esercizi possibili sono praticamente infiniti ( l'unico limite è la fantasia ) , ma può capitare che se non si arriva al campo con qualcosa di scritto si finisce per proporre sempre gli stessi : ne approfitto per mettere per iscritto alcuni degli esercizi che faccio svolgere , nella speranza che possa essere utile anche ai visitatori del blog.

Sono i primi che mi sono venuti in mente , altri ne seguiranno in post successivi: quello che suggerisco è di far seguire all'esercizio di skip/rapidità su speed ladder un tiro in porta , un gesto tecnico che richiede particolare coordinazione e/o rapidità o un semplice sprint/allungo.

Rimarrete stupiti dei miglioramenti nella precisione e nella rapidità di esecuzione che i ragazzi mostreranno nel gesto : se gli esercizi proposti alla speed ladder vengono variati spesso e sono sempre più impegnativi , il controllo motorio richiesto è tale da stimolare nei ragazzi una concentrazione ed una percezione dei propri movimenti tale da rendere più facile e più rapida anche l'esecuzione del gesto tecnico successivo.

Esercizio 1: corsa semplice con 1 toccata per quadrato


Esercizio 2: corsa semplice con 2 toccate ogni quadrato


Esercizio 3: skip ginocchia alte 1 toccata ogni quadrato


Esercizio 4: skip ginocchia alte 2 toccate per quadrato


Esercizio 5: corsa calciata dietro con 1 toccata ogni quadrato


Esercizio 6: corsa calciata dietro con 2 toccate ogni quadrato


Esercizio 7: skip alternato ginocchia alte ( destro e sinistro ) + calciato dietro ( destro sinistro )


Esercizio 8: skip alternato ginocchia alte e calciata dietro ( destro alto avanti + destro calciato dietro - sinistro alto avanti + sinistro calciata dietro )



Cliccando sulle immagini è possibile ingrandirle : di seguito la legenda dei 3 tipi di appoggi proposti.

Thursday, November 27, 2008

Il primo tocco : progressione didattica per la ricezione orientata e il cambio di gioco

Alzi la mano chi non ricorda il discorso finale di Al Pacino in Any Given Sunday: il football è un gioco di centimetri ( come la vita , diceva Al Pacino , ma questo è un tema che esula dall'oggetto di questo blog ) perché il margine d'errore è ridottissimo.. Mezzo passo fatto un po' in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate. Mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa e quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Come non vedere le analogie col calcio moderno? Magari nelle categorie dei più piccoli non sempre è così , ma è questo il calcio a cui dovremmo preparare i nostri ragazzi : uno sport dove chi riesce a orientare il primo tocco in modo da avere già la palla giocabile per l'obiettivo successivo ( che in qualche modo deve essere parzialmente pianificato prima della ricezione ) guadagna quella frazione di secondo che può essere decisiva.

Ho già parlato di questo argomento in altri post, ora vorrei proporre una serie di esercizi , strutturati secondo il principio della progressione didattica, per proporre ai ragazzi la ricezione orientata in una specifica situazione: il cambio di gioco. Tale situazione si verifica quando il portatore ha sufficiente visione di gioco per accorgersi che la propria squadra è "chiusa" sulla fascia dove si trova la palla e ha al tempo stesso un lancio sufficientemente lungo e preciso da servire il compagno libero sulla fascia opposta.

La situazione è tale ( squadra sbilanciata sulla fascia opposta , marcatore diretto costretto ad affrontare il portatore di palla frontalmente ) che il tipo di ricezione fa la differenza fra un'occasione da goal e un'azione qualsiasi :

1) ricevendo la palla "a stringere" verso la porta , possibilmente al primo rimbalzo o comunque senza lasciarla sfilare , il portatore di palla potrebbe trovarsi solo davanti al portiere o comunque 1c1 in situazione molto favorevole : in area o nei pressi della stessa ( il difensore sa che non può fare fallo ) e lanciato già ad una discreta velocità ( altra condizione sfavorevole per il difensore )

2) lasciando sfilare la palla e/o attendendo che rimbalzi più di una volta e/o orientando la ricezione ad "allargarsi" rispetto alla porta sarà molto più facile per il marcatore diretto indirizzarlo verso l'esterno , perché il difensore si troverà in condizione favorevole : 1c1 non frontale o con portatore di palla non lanciato in velocità , raddoppio degli altri difensori che hanno fatto in tempo a concentrarsi nella fascia dove è avvenuto il cambio di gioco; molto spesso l'azione evolve con un cross o con un passaggio di alleggerimento per ricominciare l'azione ( quando non si perde direttamente il possesso della palla ).

Quanto detto sopra è perfettamente esemplificato dal video che segue, che mostra appunto come una ricezione sbagliata può fare la differenza fra un'azione da goal a tu per tu col portiere oppure un cross ( ed è una bella differenza ):


Nelle figure che seguono sono proposte alcune situazioni di gioco che ho proposto in queste due sedute dedicate alla ricezione orientata e al cambio di gioco : seduta 1 , seduta 2. Come si può notare tutto l'allenamento è "in topic" e anche il riscaldamento e la partita a tema martellano lo stesso obiettivo.

PROGRESSIONE DIDATTICA 1

Esercizio 1a: non sono previsti avversari e quindi si tratta di un esercizio analitico più che di una situazione di gioco. Il primo giocatore della fila di destra (A) lancia per la punta (B) , che riceve palla e serve un passaggio di ritorno per B. B cambia gioco per C ( lanciando indicativamente nel cinesino indicato in figura ) : C deve mettere palla a terra possibilmente al primo rimbalzo orientandola verso la zona di meta. Si può mettere un numero massimo di tocchi entro il quale bisogna entrare in area , altrimenti il tiro non è valido : prima 3 , poi 2 , poi C dovrà riuscire ad entrare in area con un solo tocco.



Esercizio 1b: come sopra con l'aggiunta di un difensore alle spalle dell'attaccante B , che quindi dovrà ricevere e giocare a muro ostacolato da un difenosore , prima passivo e poi attivo.



Esercizio 1C: come sopra con l'aggiunta di un ulteriore difensore (D) con partenza "ad handicap" rispetto a C. D mette pressione a C , che a maggior ragione è stimolato ad orientare la ricezione verso la porta per non perdere il vantaggio rispetto a D. Se comunque riesce e condurre palla entro la zona di meta D deve lasciarlo libero di concludere.


Esercizio 1d: situazione di gioco "libera" 3c2. Ai giocatori non viene imposto alcun vincolo sullo sviluppo dell'azione , anche se la posizione di partenza dei difensori è tale da favorire il cambio di gioco come negli esercizi precedenti.

PROGRESSIONE DIDATTICA 2

Mentre nella progressione precedente l'obiettivo per l'attaccante C è ricevere palla per puntare il più rapidamente la porta , in questa progressione è prevista la presenza di un difensore fra porta e ricevente : l'obiettivo è quindi ricevere palla per puntare più rapidamente possibile il difensore ( saltarlo in velocità oppure concludere prima che chiuda lo specchio della porta )

Esercizio 2a: come 1b con ricezione orientata al dribbling sul cinesino

Esercizio 2b: il difensore parte da fondo campo; se C riceve la palla in maniera ottimale può concludere prima che il difensore chiude lo specchio della porta , altrimenti dovrà tentare il dribbling

Esercizio 2c: il difensore parte dove in precedenza era il cinesino; difficilmente C riuscirà a ricevere per tirare con lo specchio della porta libero , quindi dovrà cercare di acquisire la massima velocità per mettere in difficoltà il difensore e superarlo più agevolmente

Esercizio 2d: anche in questo esercizio , come in 1d , la situazione di gioco è apparentemente "libera" , nel senso che ai ragazzi non è imposto alcun vincolo sullo svolgimento dell'azione. In realtà , però , i difensori sono posizionati in modo da favorire lo sviluppo di gioco affrontato negli esercizi 2a,2b e 2c ( cambio di gioco + dribbling oppure cambio di gioco + tiro in porta prima dell'arrivo del difensore che parte dalla linea di fondo campo ).

Tuesday, November 18, 2008

Come auto-organizzarsi dei "corsi di aggiornamento" gratuiti

Diceva bene il tecnico dell'Ascoli Soccer Academy che uno dei primi presupposti di un buon allenatore è la curiosità e la volontà di tenersi costantemente aggiornati. Di allenatori con questa prerogativa ce ne sono tanti e lo testimonia il continuo proliferare di corsi di aggiornamento per tecnici, sempre più seguiti ma , putroppo , sempre più cari.

Non sempre è possibile frequentare tutti i corsi che si vorrebbero , sia per questioni di denaro ma anche e soprattutto per questioni di tempo. Magari il corso che ci interessa è organizzato fuori regione o proprio nel giorno in cui abbiamo allenamento o un impegno di lavoro. In questi casi si può integrare l'aggiornamento dei corsi ufficiali facendo leva su un'altra importante qualità : l'umiltà.

Quell'umiltà che permette di riconoscere che si può imparare non solo dal tecnico di grido della super-squadra professionistica , ma anche dal collega che magari allena una squadra della nostra stessa categoria o qualche categoria superiore. A questo proposito ricordo il parere di Franco Selvaggi , che ci tenne il corso di allenatore di base a Filottrano , secondo il quale nelle categorie inferiori ci sono tanti allenatori bravi e preparati che non sfigurerebbero neanche in squadre delle massime serie , se non fosse che non sono stati giocatori di altissimo livello e questo frena talvolta la loro possibilità di sfondare.

Tornando al nostro piccolo , ecco una breve guida per "auto-ogranizzarsi" dei costi di aggiornamento a costo zero:
1) seguire alcune partite della categoria che ci interessa ( guardare la classifica non basta , vedi punto 2 );
2) individuare le squadre che , al netto delle individualità di spicco , giocano un calcio migliore; questo perché , se è vero che le capacità individuali dipendono anche dall'istruttore , è altrettanto vero che se solo uno o due giocatori creano gioco evidentemente questo dipende più da una predisposizione che da fattori ambientali ( leggi capacità dell'allenatore e metodi di allenamento );
3) informarsi sugli orari di allenamento della squadra ;
4) informarsi se la struttura permette di assistere in maniera "discreta" agli allenamenti ( per evitare la spiacevole situazione di trovarsi in un fazzoletto di pochi metri quadri con genitori e dirigenti avversari che ci guardano di traverso );
5) in caso affermativo assistere alle sedute.

Personalmente ho assistito ad alcune sedute di allenamento delle squadre professionistiche della mia regione e in alcuni casi ne ho tratto spunti interessanti per i miei allenamenti.

Tuesday, November 11, 2008

Allenamento giovanissimi con i tecnici dell'Ascoli Soccer Academy

Copio e incollo l'articolo che ho scritto per il sito della S.S.D. Borghetto sull'iniziativa in oggetto:

I giovanissimi '94/95 sono stati fra i primi a beneficiare delle iniziative concrete collegate all'affiliazione con l'Ascoli Soccer Academy ( dopo i tornei a cui hanno partecipato gli esordienti '96 e i pulcini '98 ) : nel pomeriggio di mercoledì due tecnici dell'IFA , Roberto Gnagnetti e Luis Pomares , sono venuti al campo comunale di Via Facchetti per affiancare Mister Greganti in un allenamento e visionare alcuni ragazzi per un provino che si terrà a Macerata nel mese di Dicembre , presso le strutture di un'altra delle società affiliate al progetto , cioè la Vis Macerata la cui prima squadra milita nel campionato di eccellenza.

Ecco un resoconto filmato della seduta di allenamento:

1) RISCALDAMENTO DI TECNICA DI BASE : si è cominciato con guida della palla "nel traffico" all'interno dell'area di rigore , toccando la palla con le varie parti anatomiche del piede e provando la finta detta doppio passo o forbice , proseguendo poi con con dei palleggi sul posto. Per rendere l'esercizio allenante per tutti i ragazzi , ovviamente caratterizzati da diversi livelli tecnici , gli istruttori hanno proposto il metodo della progressione per step dal facile al difficile : prima un doppio passo semplice , poi doppio , infine chi riusciva negli step precedenti poteva tentare una forbice tripla o quadrupla. Analogo metodo per i palleggi : palla in mano , destro e sinistro , di nuovo palla in mano; poi due volte , tre volte e via di seguito ; idem per i palleggi di coscia e di testa.

2) TECNICA APPLICATA 1C0 : guida della palla fra i cinesini , doppio passo sul cinesino , tiro in porta. Anche in questo caso sottolineiamo la progressione didattica dal facile al difficile: la finta del doppio passo è stata proposta senza alcun riferimento spaziale nel primo esercizio , in questo step intermedio è stata proposta con un riferimento spaziale fisso e passivo ( il cinesino a simboleggiare un avversario ) , mentre nell'ultimo e più difficile step sarà proposto nelle condizioni di gara , ovvero con avversario attivo e libero da vincoli.
3) TATTICA INDIVIDUALE 1C1 : dopo aver proposto la finta del doppio passo in forma semplificata ( senza riferimento spaziale , poi con riferimento spaziale fisso e passivo ) si è passati all'1c1 senza vincoli , come i ragazzi lo affrontano in ogni partita.
Avendo affrontato l'aspetto offensivo del dribbling negli esercizi precedenti , in questa fase i tecnici si sono soffermati sull'aspetto difensivo. Consigliamo a tutti la visione del video seguente , dove Gnagnetti affronta il corretto appoggio dei piedi da parte del difensore : sono cose che ogni tecnico ripete chissà quante volte , ma non è rado vedere errori madornali anche fra giocatori adulti ( peccato solo per l'audio che non è perfettamente chiaro perché le riprese sono state effettuate a una certa distanza ).
4) TATTICA COLLETTIVA 3C2 : prima dell'immancabile partitella finale ai ragazzi sono state proposte delle situazioni 3c2 , con Gnagnetti che forniva consigli ai 3 attaccanti ("la sovrapposizione si fa passando dietro al compagno , non davanti !" è stato fatto notare a qualche ragazzo che aveva cercato intraprendentemente questa forma di collaborazione col compagno chiudendogli però di fatto lo spazio per la conclusione ) mentre Pomares seguiva i due difensori , uno dei quali era chiamato ad "uscire" sul portatore di palla e l'altro a dare copertura al compagno.
5) PARTITA FINALE ( PRIMA A 3 TOCCHI POI LIBERA ) : come ogni giovane allenatore che si rispetti , Luis non ha resistito alla tentazione di prendere parte all'incontro!

Per chi volesse scaricare le immagini dell'evento rimandiamo all'apposita sezione photogallery del sito.

Friday, November 7, 2008

A proposito di "dai e segui" e passaggio a rimorchio

Si è detto a proposito della partita con la Vigor Senigallia che uno degli errori più frequenti commesso da alcuni dei miei ragazzi è stato quello di intestardirsi , in situazione spalle alla porta e con più di un avversario alle spalle , a volersi girare a tutti i costi anziché appoggiare con un passaggio che coi bambini siamo soliti chiamare "a rimorchio" ( fra gli adulti è più usuale il termine "passaggio di scarico" ) per il compagno a sostegno.

In settimana affrontavamo la forma di collaborazione a 2 giocatori detta "dai e segui" : il portatore di palla serve il compagno che viene incontro spalle alla porta e gli va immediatamente a sostegno ( a rimorchio , appunto ) a ricevere l'eventuale passaggio di ritorno. Questa forma di collaborazione si può allenare proficuamente con le partitelle a tema : ad esempio prevedendo che si possa segnare solo tirando di prima su un passaggio di scarico del compagno oppure permettendo di segnare in qualsiasi modo ma assegnando a questa forma di segnatura un numero di punti doppio, triplo , ecc.

Realizzando la partita a tema in un campo piuttosto corto ( doppia area ) con due porte regolamentari , diventa particolarmente allenante per il tiro in porta , che come si sa risulta anche divertente e gratificante per gli stessi ragazzi.

Inoltre , come già detto in altri post , quando capita l'occasione sono solito esemplificare quanto detto in allenamento con reti o situazioni viste in tv dai ragazzi .. solitamente partite di champions league o campionato. Fortunatamente questa settimana sono state segnate due reti nel modo su-indicato , sebbene non si tratti di due "dai e segui" ma di semplici passaggi di scarico da parte del portatore di palla : mi riferisco ai goal di Vucinic in Roma-Chelsea ( Champions League ) e a quello di Ronaldinho in Milan- Sporting Braga ( Coppa Uefa ).

Particolarmente didattico è il passaggio di Gattuso per Ronaldinho , perché l'azione del centrocampista del Milan non termina col passaggio ma continua con la protezione della palla rispetto all'avversario di spalle , per facilitare il tiro di Ronaldinho.






Postilla : se state leggendo questo post molto tempo dopo la sua stesura , i link ai video potrebbero non funzionare. Putroppo l'avidità di alcuni media è tale da vietare in chiaro non solo la visione in diretta della partita , ma anche brevi spezzoni del match a distanza di giorni. I riferimenti alle partite e agli autori dei goal sono comunque espliciti , per cui chiunque può risalire al video mancante.

Friday, October 31, 2008

Dove acquistare la speed ladder

Dalle statistiche di accesso vedo che molti arrivano qui con ricerche inerenti la speed ladder ed il relativo acquisto: ricordo che in un post di qualche mese fa posi io stesso la domanda ai visitatori del blog nella speranza che qualcuno sapesse indicarmi dove acquistarla in Italia , ma non ricevetti risposta e risolsi la cosa autonomamente , acquistandola online sul sito www.conker4sport.com .

Non si tratta di pubblicità quindi non me ne viene niente ( a differenza degli annunci di articoli sportivi e dei link ai libri presenti sul blog ) , spero solo di essere d'aiuto a chi sta cercando questo attrezzo di fatto introvabile in Italia.

Due piccole curiosità:

1) quella che oggi tutti chiamano speed ladder e sembra l'ultimo ritrovato nella metodologia dell'allenamento della rapidità in realtà era già utilizzato in Italia almeno 5 anni fa , se è vero che a pagina 135 della guida tecnica della scuola calcio edita dalla FIGC nel 2004 viene indicata con il nome di "coordinatore di frequenza". Putroppo digitando "coordinatore di frequenza" sui motori di ricerca non compaiono nomi di negozi italiani dove poter acquistare l'attrezzo.



2) le visite a questo sito inerenti la speed ladder hanno subito letteralmente un'impennata negli ultimi 2 giorni. Oggi mi sono recato in edicola e ho scoperto l'arcano : a pag 100 del Nuovo Calcio di Novembre c'è un articolo di Roberto De Bellis dedicato all'uso della speed ladder. Curiosità nella curiosità , il modello di speed ladder è proprio quello che ho acquistato su conker4sport.com !!

Tuesday, October 21, 2008

Situazione 2c1 da calcio d'angolo : un esercizio completo

Nella prefazione alla guida tecnica dell'Ascoli Soccer Academy che ho postato qualche giorno fa si portava come esempio di un approccio errato di allenamento dei più piccoli , nel merito e nel metodo , l'eccessivo spazio dedicato da alcuni istruttori alle palle inattive , anche nel settore di base e spesso a scapito della tecnica o di altri esercizi più importanti per la crescita individuale:

1) nel merito perché denota un'attenzione eccessiva al risultato, non a caso le palle inattive sono l'ago della bilancia quando si affrontano due squadre che stentano a creare occasioni da goal su azione ( e se la propria squadra non è in grado di creare occasioni ci sono aspetti più importanti delle palle inattive da correggere ). Quante volte assistendo a una partita di calcio noiosa, che ci sembra destinata allo 0-0 perché le due squadre pensano anzitutto a non prenderle, ci viene da esclamare "questa partita può sbloccarsi solo su punizione o calcio d'angolo"?

2) nel metodo perché spesso vengono costruite artatamente situazioni che difficilmente i nostri allievi incontreranno in partita : nella prefazione si faceva riferimento ai cross eseguiti dall'istruttore che mai sarebbero arrivati la domenica successiva con la stessa forza e precisione; sullo stesso piano mi permetto di aggiungere i vari "schemi" provati in maniera analitica, che abituano i ragazzi ad agire in modo meccanico senza considerare la presenza dell'avversario , quando invece dovrebbero essere istruiti ad agire esattamente al contrario : prendere atto della presenza dell'avversario e delle scelte che questi attua, per poi agire di conseguenza.

Dopo questa lunga premessa in cui ho denigrato le palle inattive parliamo di ... palle inattive! Scherzi a parte , mi piacerebbe mostrare come si possa allenare una palla inattiva molto comune ( il famigerato "scambio su calcio d'angolo" ) con approccio diametralmente opposto a quello descritto sopra:

1) diverso nel metodo perché l'avversario svolge un ruolo determinante nell'esercizio ( sia che esso possa difendere in forma libera o come vedremo più avanti in forma vincolata ) e quindi si tratta di un esercizio pienamente situazionale e non la ripetizione analitica di uno "schema".

2) diverso nel merito , perché il fine principale non è segnare quanti più goal possibile su calcio d'angolo , ma mostrare ai ragazzi come in una situazione di gioco apparentemente così semplice possano essere nascosti almeno 5 aspetti importanti di tattica individuale che poi si ritrovano nelle normali azioni di gioco:
a) il tempo dello smarcamento
b) la collaborazione vocale col compagno ( il classico "uomo" vs "solo" )
c) lo smarcamento "dai e segui"
d) lo smarcamento "dai e sovrapponi"
e) la scelta situazionale fra "dai e segui" o "dai e sovrapponi" in relazione ai movimenti del difensore.

Il setting della seduta può essere quello classico di un calcio d'angolo come mostrato in figura 1 : oltre alla coppia che eseguirà lo scambio si può prevedere la presenza di altre coppie a seconda che si voglia far concludere l'azione con un cross o con un tiro.


1) Il primo aspetto da far presente è il tempo dello smarcamento: per potersi liberare tempestivamente della marcatura l'attaccante senza palla dovrà osservare il compagno con la palla e muoversi quando riconosce le condizioni di inizio smarcamento ( possibilmente cercando anche di dissimulare le proprie intenzioni con un contromovimento o fingendo di prendere posto a centro area per colpire di testa ) ; come già accennato in altri post queste condizioni sono palla giocabile e contatto visivo. Viceversa si troverà già col marcatore a stretto contatto nel momento di ricevere palla , riducendo sensibilmente la pericolosità dell'azione : tale accorgimento vale anche per i falli laterali , le punizioni a ridosso del centrocampo , le rimesse dal fondo e pertanto l'esercizio , una volta compreso , potrà essere richiamato come esempio in tutte queste situazioni.

2) se lo smarcamento sarà effettuato secondo i giusti tempi e quindi l'attaccante riuscirà a guadagnare qualche metro di spazio dal diretto avversario , chi ha battuto si sovrappone e quindi l'esercizio si riconduce ad un "dai e sovrapponi" in cui il portatore deve puntare e fintare l'avversario e scegliere la soluzione più adeguata rispetto alla reazione del difensore:

2a) se il difensore non abbocca alla finta e mantiene una corretta protezione della porta il portatore di palla opterà per il passaggio al compagno che si è sovrapposto ( il quale deciderà se tirare o crossare a seconda di quanto è riuscito ad accentrarsi con l'esecuzione dello scambio )



2b) se il difensore scopre la porta , perché sbilanciato dalla finta oppure per impedire il passaggio al compagno che si è sovrapposto , il portatore di palla punterà la porta e tirerà o crosserà a seconda che si trovi in posizione centrale o defilata



3) se l'attaccante senza palla , per un errore nella scelta del tempo di smarcamento oppure semplicemente per la reattività e l'attenzione del marcatore , non riesce a guadagnare metri sul diretto avversario che lo marca a contatto dorso-petto , la situazione si riduce ad un "dai e segui" con passaggio a muro.


Chiaramente in allenamento l'esecuzione rischia di essere poco realistica perché il difensore conosce già il movimento di smarcamento dell'attaccante e quindi ci si trova sempre nella situazione 3). L'istruttore ò puovviare a questo inconveniente in due modi:

a) regolare i tempi di partenza di attaccante e difensore con due fischi successivi
b) sostituirsi egli stesso al difensore e decidere di volta in volta quanto spazio lasciare all'attaccante.

Monday, October 20, 2008

Stimoliamo l'autovalutazione nei nostri ragazzi

Proprio ieri nella partita con la Biagio Nazzaro è successo un episodio spiacevole che mi ha convinto a mettere in atto un'iniziativa che avevo in mente da un po' di tempo.

L'episodio è questo : a fine partita e negli spogliatoi alcuni dei miei giocatori hanno accusato il nostro portiere ( fra l'altro una ragazza , al primo anno in porta e che , episodio a parte aveva anche giocato una discreta partita ) per il goal subito a pochi secondi dal termine, che è nato da un errato rinvio servito direttamente sui piedi dell'avversario davanti alla porta.

Ovviamente ho preso i provvedimenti disciplinari necessari , parlando sia coi ragazzi in questione che con i loro genitori , ma non è questo di cui vorrei parlare in questa sede: vorrei invece stigmatizzare un atteggiamente che nello sport accomuna adulti e ragazzi , ma che nei ragazzi può essere un grave impedimento alla crescita tecnico-tattica ( ripeto , tralascio l'aspetto educativo che non è comunque secondario , tutt'altro ).

E' l'atteggiamento dello scaricabarile , ovvero quel fenomeno per il quale il giocatore si concentra sugli errori dei compagni , dell'arbitro o addirittura dell'allenatore per evitare un'autovalutazione oggettiva degli errori e di quanto di buono fatto in campo.

L'atteggiamento è tanto più ridicolo e paradossale quando le attenzioni finiscono su una singola decisione arbitrale o su un singolo errore di un compagno ininfluenti ai fini del risultato : nel caso in oggetto si trattava del goal che sanciva il risultato del terzo tempo sul 4-0 , quindi c'era di che poter ragionare sugli errori commessi ( e crescere , se compresi e corretti ) , invece l'episodio fungeva da catalizzatore e si abbatteva come un colpo di spugna sugli errori dei 60 minuti precedenti.

Per questo , avendo già promesso ai ragazzi nella scorsa settimana che avrei dato loro il DVD del match con il Senigallia , ho pensato di allegare al DVD questa scheda di autovalutazione , dove dovranno riportare quanto di buono ritengono di aver fatto e cosa invece pensano di aver sbagliato.

In questo modo l'autovalutazione sarà un passo obbligato e non c'è scaricabarile che tenga. Per rendere l'iniziativa più piacevole si può organizzare una cena in occasione della quale ritirare le schede di autovalutazione e rivedere il DVD insieme ai ragazzi analizzando gli errori o le giocate più significative.

Friday, October 17, 2008

Qual'è il vero "risultato" nel settore giovanile? Una riflessione che merita di essere letta

Non l'avevo ancora scritto sul blog ma la S.S.D. Borghetto si è affiliata all'Ascoli Soccer Academy.

L'accordo prevede diversi servizi a nostro favore : corsi di aggiornamento , supporto e supervisione alla programmazione con tanto di visite dei tecnici dell'academy ai nostri allenamenti , eventuale organizzazione di camp e provini , ecc.

Il primo step di questa attività di supporto alla programmazione è stata la consegna di una guida tecnica di ben 252 pagine , molto ben fatta , che ricorda un po' la guida tecnica per le scuole calcio della FIGC ( con la differenza che qui l'attività arriva fino alla categoria allievi ) : in una prima parte di tipo generale viene spiegata quale dovrebbe essere la metodologia di lavoro nel settore giovanile in generale , poi si passa alle singole categorie con tanto di obiettivi didattici ed esercizi.

La perla di tutta la guida è però , secondo me , la prefazione dell'autore ( Marco Stoini ) perché in fondo tratta l'aspetto che davvero contraddistingue il calcio giovanile dal calcio degli adulti : la necessità di guardare all'obiettivo finale della formazione di un calciatore completo e non a quello parziale della vittoria a tutti i costi. In fondo è lo stesso concetto espresso da Mino Favini con la metafora della siepe , di cui parlai in un post di qualche mese fa.

L'ho già pubblicata nell'home page del sito del borghetto , dopo aver fatto chiedere il permesso al nostro responsabile tecnico per non violare le regole sul copyright. La riporto anche sul blog:

Un pensiero personale , perché tanta fretta? ( prefazione alla guida tecnica 2008/09 dell'Ascoli Soccer Academy )

C’è una domanda precisa, riferita ai temi concernenti i Settori Giovanili di calcio, sulla quale mi interrogo costantemente.
Ma più ci penso e più non mi so dare una risposta: o meglio, più cerco di rispondermi più mi allontano da un’ opinione plausibile e che abbia un briciolo di logica o di senno. La domanda è : “Perché c’è sempre così tanta fretta in un Settore Giovanile di calcio”. Riformulandola e specificando meglio: “Perché quasi sempre manca la pazienza di attendere i risultati del proprio lavoro con i bambini e con i giovani in genere?” Con più crudezza: “Perché, in sostanza, vogliamo veder invecchiare i nostri bambini prima del tempo?”
La prima risposta che – di getto- ci si potrebbe dare è la seguente: “Perché si vogliono ottenere subito dei responsi in termini numerici e marcatamente visibili anche in questo campo, come tendenza comune in moltissime attività della nostra vita sociale ed economica in genere negli anni che stiamo vivendo”.
In altri termini: “In un qualsiasi contesto, qualsiasi input io fornisca, esso deve essere in grado di produrmi rapidamente un output che giustifichi quanto fatto in termini di energia spesa per fornire l’input”.
Questa è una realtà: probabilmente costruita dalla società del terzo millennio, poco umana e naturale –per così dire- ma pur sempre una realtà. Ed è talmente vera che chi non vi si adegua spesso è costretto a pagarne delle conseguenze, anche in termini di benessere personale.
Fra tante oggettività riferite a molti aspetti della nostra vita ce n’è però un’altra, la più forte di tutte, imbattibile: ci riferiamo a quella delle leggi della natura, contro le quali anche l’uomo più performante spessissimo non ha scampo e deve alzare bandiera bianca.
Quando si lavora con i giovani in qualsiasi campo - ed anche in questo caso ove si parla di calcio - non è ammessa la fretta. La performance dei bambini non esiste. E’ Madre Natura che ce lo dice, non l’opinione di questo o quel pur eccellente tecnico sportivo.
L’ umana natura ha peculiarità che non possiamo confondere con altre: il bambino appena nato non impara a parlare dopo pochi giorni solo perché tutti attorno a lui dialogano, va a gattoni perché inizia ad acquisire autonomia ma non sa alzarsi in piedi come mamma e papà, non impara poi a camminare solo perché i genitori glielo hanno mostrato per un anno intero. Poi –più tardi- non riuscirà a padroneggiare una gestualità tecnica qualsiasi fino a che non l’avrà egli stesso percepita, sperimentata, vissuta, interiorizzata ed applicata. Oppure –ancora- non sarà capace di gestire efficacemente il suo comportamento generale in campo in rapporto al gioco ed al contesto fino a che la sua personalità non sarà stata sostenuta dal passare degli anni e forgiata dalle fasi della crescita.
Solo degli esempi fra i cento possibili: ci vuole tempo. Ci vuole il tempo che l’ essere uomo (o donna) ci chiede nel passaggio dal cucciolo al bambino, al giovane ed –infine- all’ adulto. Ci vuole il tempo che siamosempre piùabituati a non avere, lapazienza che manca sempre piùalle nuove generazioni, la “strana saggezza” che fasembrare delle mosche bianche persone di solo normalissimo buon senso e competenza in termini educativi e di formazione dei giovani.
Vogliamo capire che ogni gara di forzatura contro la natura umana, a lungo andare è una gara persa?
Vogliamo capire che il soggetto assoluto ed unico siamo noi persone; o meglio, i nostri figli a cui vogliamo dare tutto, subito, senza pensare che devono prima poter avere le manine per afferrare o l’intelletto per comprendere cosa siano in effetti quelle ricchezze che vorremmo consegnare loro?
Vogliamo capire che possiamo contribuire a forgiare dei geni precoci ed incompresi, dei piccoli adulti condizionati e saturi di informazioni poco comprensibili senza la naturale gradualità e l’efficacia della crescita che solo la soggettività individuale possono fornire?
Vogliamo capire che noi adulti facciamo dei danni smisurati se vogliamo pesare con i nostri parametri il mondo dei bambini?
Vogliamo capire che la fretta non giova quasi mai al bambino, né ha effettive possibilità di successo sul lungo termine?
Vogliamo capire che impoveriamo l’ infanzia in profondità se desideriamo poter dire al collega d’ ufficio che il nostro figliolo ieri ha fatto 3-4 goals ad un portierino che mai avrebbe potuto parare quei tiri perché ora è troppo piccolo?
Vogliamo capire che quello stesso piccolo portierino forse fra 10 anni giocherà ai livelli di eccellenza ove avremmo bramato (anzi ne eravamo certi) potesse arrivare nostro figlio, il quale invece è già 5 anni che non gioca più perché adesso tutti quei goal non è più capace di segnarli e, non essendo stato abituato a capire le difficoltà, si è stufato di giocare ed ora frequenta compagnie di amici che non ci piacciono per nulla?
Insomma, chi lavora seriamente nel Settore Giovanile deve capire che esso serve a dare basi, non a raccogliere risultati: deve servire a questo e non può oggettivamente servire ad altro.
Chi cerca soddisfazioni in un Settore Giovanile deve comprendere che esse consistono nel vedere che il ragazzo percorre i gradini della crescita poggiandosi saldamente su quello precedente prima di salire sul successivo ed avendo nel mirino quello ancora più in alto, con una tempistica dettata solo in parte dall’ istruttore.
L’ auspicio è quello di non vedere ancora a lungo allenamenti di tattica di reparto a secco con bambini di 10 anni. O lunghe sedute di palle inattive con l’ istruttore a calciare, con bambini che sono dei paletti in area di rigore, hanno paura del contatto con una palla aerea che quasi mai arriverà a destinazione quando la calceranno loro e che mai impatteranno anche perché non riescono a valutarne bene la traiettoria.
L’ auspicio è quello di non sentirsi più rispondere da un istruttore o da un dirigente di Società che l’ obiettivo stagionale è quello di vincere quel tale campionato Pulcini, che su quella finalità si imposta il lavoro e per quello scopo si trattengono a forza e con ogni mezzo ragazzini che invece meriterebbero contesti più qualificati.
Un lavoro così è quasi sempre inutile per il bambino e certamente non lo fa crescere come dovrebbe: chi guiderà quei bambini qualche anno dopo di sicuro non potrà giovarsi del lavoro di diagonali e doppie linee di copertura o di blocchi, veli e contro-movimenti che quel tecnico “vincente” avrà svolto in precedenza, solo per sé tesso, la sua fretta di cercare l’ impossibile e la sua inetta preparazione di fondo nel lavoro con i bambini.
Ed anche qualora si vincesse quel campionato Pulcini? Vincere i Pulcini deve far piacere solo ai bambini. Intendiamoci: vincere è sempre bello, fa sempre piacere a tutti e va ricercato senza dubbio in ogni minuto del gioco. Ma facendo le cose giuste e solo quelle, anche per arrivare ultimi, se non può essere diversamente. Le soddisfazioni devono essere altre.
Come definire quell’ istruttore che vive sempre del ricordo di quell’ esaltante vittoria in quella memorabile stagione Pulcini, anche ora che molti di quei suoi bimbi non riescono più a proseguire nelle categorie superiori con soddisfazione o addirittura non giocano più? La definizione di costui non può che essere poco lusinghiera!
Ancora: l’ auspicio è quello di poter parlare con dei genitori sensibilizzandoli sulla necessità primaria di trovare dovunque nei primi anni un bravo istruttore per il loro figlio. Non dover invece spendere ore ed ore a convincere persone impazienti ed ansiose ad attendere che il proprio talentuosissimo piccolino finisca di succhiarsi il dito e sia capace di legarsi le scarpe prima di mirare alle giovanili del Milan o dell’ Inter, o della Juve o … dell’ Ascoli Calcio! Per questo ci sarà il tempo, semmai.
Ma di che cosa stiamo parlando? Di che cosa stanno parlando costoro? La contraddizione è evidente su tutta la linea.
I conti globali in un Settore Giovanile si fanno a 17-18 anni, mai prima. In quel momento si tira una riga e si valuta: quasi sempre il bilancio il frutto di tutto il lavoro iniziato 10 anni prima, anno per anno, momenti in cui si fanno solo delle somme parziali. Chi ci sa fare davvero riesce a capire molto bene dove ci sono stati i buchi creati da chi voleva solo vincere i campionati e basta; così come riesce a capire l’ eccellente valore del lavoro fatto sei o sette anni prima in quel preciso momento dello sviluppo.
Allora: “Perché tanta fretta?”, ci richiediamo. Non solo inutile, ma addirittura insensato.
Fino a che non capiremo bene tutto ciò la fretta degli adulti rovinerà molti dei nostri bambini che fanno calcio ed un buon Settore Giovanile rimarrà ancora un obiettivo da inseguire.